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Volpiano, piantato un salice dedicato a Ebru Timtik: la prima Festa dell’Albero sotto la pioggia

Nel parco di viale Partigiani l’iniziativa del circolo Legambiente “Il Girasole”. Presenti i ragazzi del Consiglio comunale dei giovani e l’assessore Cisotto per ricordare l’avvocata turca morta dopo 238 giorni di sciopero della fame per chiedere un processo equo.

Volpiano, piantato un salice dedicato a Ebru Timtik: la prima Festa dell’Albero sotto la pioggia

Sotto una pioggia battente e con il freddo che non ha dato tregua per tutta la mattinata, volontari e cittadini hanno scavato la terra muniti di cappucci e impermeabili.

Così, domenica 15 marzo, nel parco di viale Partigiani a Volpiano, è stato messo a dimora un nuovo albero: un salice piangente.

È stata la prima Festa dell’Albero organizzata dal circolo locale di Legambiente “Il Girasole”. Un’iniziativa semplice ma partecipata, che ha trasformato uno spazio verde frequentato da famiglie e residenti in un luogo di memoria e riflessione.

Il salice è stato donato proprio dall’associazione ambientalista ed ora cresce nel parco, tra le case che circondano l’area verde. Un albero che arricchisce il paesaggio urbano ma che ha anche un valore ambientale preciso.

"Gli alberi svolgono un ruolo silenzioso ma fondamentale per l’ecosistema", ha ricordato durante l’iniziativa la vicepresidente del circolo, Liliana Bagnis

All’iniziativa ha partecipato anche l’assessore Cisotto, mentre diverse associazioni del territorio hanno voluto essere presenti accanto ai volontari di Legambiente e ai cittadini.

Ma il nuovo albero porta anche un nome. Il salice è infatti dedicato a Ebru Timtik, avvocata e attivista turca morta nel 2020 dopo un lungo sciopero della fame per chiedere un processo equo.

La messa a dimora del salice in memoria di Timtik

Alla messa a dimora hanno partecipato anche i ragazzi del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi dell’Istituto comprensivo di Volpiano, accompagnati dai genitori e dalla professoressa Leone

Gli studenti hanno letto un breve intervento dedicato alla figura di Timtik, spiegando ai presenti il motivo della dedica.

"Siamo qui oggi per compiere un gesto semplice ma carico di un significato immenso: piantare un albero.  - hanno detto i ragazzi - .Questo non è solo un atto di cura verso la terra, ma un atto di memoria viva per Ebru Timtik".

La storia di Ebru Timtik è diventata negli ultimi anni un simbolo internazionale nella difesa dei diritti umani. Nata a Istanbul nel 1978, era un’avvocata impegnata nella tutela di casi politicamente sensibili e nella difesa delle libertà civili.

Nel 2017 fu arrestata insieme ad altri avvocati con l’accusa di avere legami con il DHKP-C, organizzazione di estrema sinistra considerata terroristica dal governo turco, dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. Nel 2019 venne condannata a 13 anni e mezzo di carcere.

Timtik aveva seguito negli anni numerosi casi delicati, tra cui quello della famiglia di Berkin Elvan, il ragazzo morto dopo essere stato colpito durante le proteste di Gezi Park, e alcune inchieste su torture e violazioni dei diritti umani.

La Festa dell'Albero A Volpiano 

Nel gennaio 2020, insieme al collega Aytaç Ünsal, iniziò uno sciopero della fame per chiedere un processo equo. Continuò la protesta fino alle estreme conseguenze: morì il 27 agosto 2020 dopo 238 giorni di digiuno. Aveva 42 anni. La sua morte suscitò reazioni e prese di posizione da parte di organismi internazionali, istituzioni europee e associazioni forensi.

"Il suo sciopero della fame - hanno commentato i ragazzi - non è stato un gesto di resa, ma l’ultimo, estremo grido di una donna che chiedeva un "giusto processo". È morta dopo 238 giorni di digiuno, non per mancanza di cibo, ma per una devastante carenza di giustizia. Oggi piantiamo questo albero in suo onore. Lo piantiamo perché le sue radici ricordino a tutti noi che la giustizia deve essere solida, profonda e coraggiosa. Lo piantiamo perché i suoi rami cerchino il cielo, proprio come Ebru cercava la libertà. E lo piantiamo perché, stagione dopo stagione, le sue foglie continuino a sussurrare il suo nome, affinché il suo sacrificio non svanisca nel silenzio".

E così tra vanghe, terra bagnata e mani infangate, il salice ha trovato posto nel terreno del parco. Ora crescerà lì, in uno spazio quotidiano della città.

"Che questo albero diventi un punto di ritrovo per chiunque creda ancora che i diritti umani non siano negoziabili - hanno concluso i ragazzi - . Che la sua crescita ci ricordi che, anche se una vita può essere spezzata, i valori per cui ha lottato sono semi che continuano a germogliare in ognuno di noi. Ebru, oggi torni alla terra, ma lo fai per continuare a fiorire"

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