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14 Marzo 2026 - 18:36
Metro 1, il prolungamento verso Cascine Vica rischia di slittare al 2030
Il rischio ora è concreto: il prolungamento della metropolitana 1 da Collegno a Cascine Vica potrebbe slittare di almeno tre anni, passando dall’obiettivo del 2027 a una possibile apertura nel 2030. Uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava remoto ma che oggi, alla luce delle difficoltà finanziarie dell’azienda appaltatrice, appare sempre più plausibile.
Al centro della vicenda c’è la situazione della Ici, l’impresa incaricata di portare a termine una parte significativa dei lavori. L’azienda si trova in una condizione economica molto delicata, con debiti che superano i 24 milioni di euro e circa un migliaio di creditori. La società avrebbe dovuto presentare nei tempi previsti la richiesta di concordato preventivo, passaggio necessario per tentare di evitare il fallimento e ristrutturare il debito. La procedura però non è stata depositata entro la scadenza prevista e questo apre ora a uno scenario complesso: i creditori potrebbero chiedere il pagamento immediato delle somme dovute, accelerando il rischio di un crack societario.

L’eventuale fallimento dell’impresa avrebbe conseguenze dirette sul cantiere della metropolitana di Torino. Finora Infra.To, la società pubblica che gestisce le infrastrutture della mobilità torinese, ha cercato in tutti i modi di evitare lo stop dei lavori. Per mantenere attivi i cantieri e non perdere mesi preziosi, la stazione appaltante ha sostenuto direttamente parte delle spese, anticipando pagamenti per materiali, forniture e in alcuni casi anche per gli stipendi. Una scelta non scontata ma dettata dalla necessità di salvaguardare un’opera considerata strategica per il sistema dei trasporti dell’area metropolitana.
Grazie a questi interventi il progetto è comunque andato avanti. Il nuovo deposito e l’officina destinati ai convogli della linea sono ormai pronti e sono stati consegnati anche i nuovi treni della linea 1, che entreranno in servizio quando la tratta sarà completata. Anche lungo la linea i lavori sono avanzati in modo significativo: secondo le stime tecniche il cantiere ha superato l’80 per cento di realizzazione.
Restano però da ultimare alcune delle opere più delicate all’interno delle stazioni e dei locali tecnici. Si tratta degli interventi legati alle finiture e agli impianti: pavimentazioni, illuminazione, ascensori, scale mobili e sistemi tecnologici. Proprio queste attività sono quelle che fanno capo alla Ici e che rischiano di fermarsi nel caso in cui la situazione finanziaria non trovasse una soluzione nelle prossime settimane.
Se l’impresa non riuscisse a evitare il fallimento, Infra.To si troverebbe davanti a una scelta complicata: rescindere il contratto e avviare una nuova gara d’appalto per completare i lavori. Una procedura che richiederebbe tempo e soprattutto nuove risorse economiche. La gara attuale risale infatti al 2019, quando i costi di materie prime ed energiaerano molto più bassi rispetto a quelli registrati negli ultimi anni. Rifare oggi l’appalto significherebbe quasi certamente rivedere al rialzo il quadro economico dell’intervento.
Il Comune di Torino segue con attenzione l’evolversi della situazione, consapevole dell’importanza del prolungamento della linea verso l’area ovest della città. La nuova tratta, lunga circa 3,4 chilometri, collegherà l’attuale capolinea Fermi con Cascine Vica, attraversando il territorio di Collegno e servendo nuove fermate che dovrebbero migliorare i collegamenti con Rivoli e con l’intero quadrante occidentale dell’area metropolitana.
Intanto cresce la preoccupazione anche tra i lavoratori e le imprese coinvolte nei subappalti. I sindacati hanno già chiesto chiarimenti sulla situazione e nei prossimi giorni è previsto un incontro con l’azienda per capire quali siano le prospettive e se esistano margini per mettere in sicurezza il cantiere.
Per ora i lavori proseguono, ma l’equilibrio resta fragile. E il timore, sempre più diffuso tra addetti ai lavori e amministratori, è che uno dei cantieri più importanti della mobilità torinese possa trasformarsi nell’ennesimo progetto destinato a vedere allungarsi ancora i tempi di realizzazione.
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