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12 Marzo 2026 - 22:40
La sindaca Elena Piastra, il sindaco di Wenzhou e il presidente del consiglio Luca Rivoira
«Il mio migliore amico è cinese…». Così il consigliere comunale Moreno Maugeri, della Lega, l’altra sera in Consiglio comunale. Una premessa personale per spiegare perché il patto di amicizia tra Settimo Torinese e la città cinese di Wencheng rappresenti qualcosa di più di un semplice atto amministrativo.
«Un rapporto che negli anni ha permesso a me e a mio fratello di frequentare spesso Città Commerciale Piemonte, uno dei poli commerciali più importanti della zona e uno dei simboli della presenza imprenditoriale cinese sul territorio. Un’esperienza diretta che ci ha consentito di capire meglio come funziona e quanto sia importante questa realtà».
È in questo clima che il Consiglio comunale di Settimo Torinese ha approvato all’unanimità, con 21 voti favorevoli, la delibera che sancisce l’accordo con una città di circa 290 mila abitanti nel distretto di Wenzhou, nella provincia cinese dello Zhejiang. Un voto che ha visto convergere maggioranza e opposizione.
A presentarla è stato il presidente del Consiglio comunale Luca Rivoira.
«È da tanto tempo – ha spiegato – che Settimo non si appassiona ai gemellaggi».


La sindaca Elena Piastra con Deting Yang, sindaco di Wencheng
Questa volta però il percorso è nato dal basso, dalle realtà presenti sul territorio e in particolare dalle comunità straniere che negli anni si sono stabilite a Settimo. Nel caso specifico, dalla comunità cinese, che negli anni ha investito soprattutto nel commercio e nell’imprenditoria.
Prima di entrare nel merito del patto, Rivoira ha voluto ringraziare pubblicamente Angi – Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese, rappresentata in aula dal presidente torinese Cheng Ming, che ha seguito passo dopo passo il percorso di avvicinamento tra le due città. Lo stesso Ming ha partecipato alla commissione consiliare che ha preparato la delibera, dando ai consiglieri la possibilità di approfondire il significato dell’iniziativa e di confrontarsi direttamente con la comunità cinese locale.
Il legame tra Settimo e il territorio di Wenzhou non è casuale. Secondo i dati ricordati in aula, circa l’80 per cento dei cittadini di origine cinese residenti a Settimo Torinese proviene proprio da quell’area della Cina, e in particolare dal distretto di Wencheng. Un dato che rispecchia anche la statistica nazionale, dove la maggior parte della diaspora cinese in Italia proviene dalla stessa zona. È quindi un rapporto già esistente, che il patto approvato dal Consiglio mira semplicemente a rendere più strutturato e istituzionale.
L’idea di rafforzare questo legame è nata anche da un episodio simbolico avvenuto lo scorso anno durante le celebrazioni del Capodanno cinese. In quell’occasione il tradizionale dragone della festa partì proprio da Settimo Torinese per raggiungere Torino, dando di fatto il via alle celebrazioni nazionali organizzate in Italia.
«Era la prima volta che il dragone partiva dalla nostra città», ha ricordato Rivoira.
Il primo passo concreto è arrivato alla fine di settembre del 2025, quando una delegazione settimese guidata dalla sindaca e dal presidente del Consiglio è stata ospitata dalla Città Metropolitana di Torino per incontrare il sindaco di Wencheng, Yang Deting. In quell’occasione è stato firmato un memorandum d’intesa, un documento preliminare che impegnava entrambe le parti a lavorare per arrivare alla firma di un vero e proprio patto di amicizia. La delibera approvata dal Consiglio comunale rappresenta quindi il completamento di quel percorso.
Il patto ha diversi obiettivi. Il primo è di carattere economico e commerciale: creare le condizioni per favorire nuovi investimenti cinesi sul territorio settimese, in particolare nelle aree industriali. L’obiettivo è attirare imprenditori interessati a sviluppare attività produttive, magari anche in quegli spazi che oggi non trovano interesse da parte di imprenditori locali.
Accanto all’economia c’è la dimensione culturale e sociale. Proprio Angi, ha ricordato Rivoira, sta portando avanti a Settimo un investimento significativo che prevede l’apertura di uno spazio dedicato allo studio della lingua cinese, con attività per bambini, baby parking e iniziative ludiche pensate soprattutto per i più giovani. Un progetto nato per rispondere alle esigenze di una comunità che lavora molto e che spesso ha poco tempo da dedicare alla famiglia, ma che sarà aperto a tutta la città e non solo ai cittadini di origine cinese.
Il rapporto tra le due città ha già avuto alcuni momenti simbolici. Durante l’ultimo Capodanno cinese, ad esempio, la torre del municipio di Settimo è stata illuminata di rosso, mentre nello stesso momento a Wencheng è stata accesa la Pagoda della Prosperità, in un gesto coordinato tra le due amministrazioni.
Wencheng, ha spiegato ancora Rivoira, è una città che ha sviluppato politiche importanti in tema di ecologia e gestione delle risorse idriche. I suoi fiumi e i sistemi di raccolta dell’acqua sono utilizzati non solo per l’approvvigionamento della capitale regionale ma anche per la produzione di energia elettrica. Un tema che potrebbe diventare terreno di collaborazione con Settimo, dove negli ultimi anni sono state sviluppate diverse politiche legate alla creazione di nuovi spazi verdi e alla gestione dei corsi d’acqua locali.
Sul piano economico Wencheng possiede una zona industriale con 234 imprese di rilievo, attive in diversi settori: automotive, produzione di attrezzature, alimentare, moda e industria leggera.
«Durante gli incontri istituzionali – ha raccontato Rivoira – la delegazione cinese ha mostrato anche alcuni prodotti del distretto dell’ottica, come particolari modelli di occhiali che potrebbero trovare collegamenti con aziende già presenti sul territorio piemontese».
Tra i temi più innovativi inseriti nel patto c’è quello legato all’intelligenza artificiale. Nella città di Wenzhou – il principale centro della regione – sarebbe stato istituito uno dei primi assessorati dedicati proprio all’AI. L’idea è di portare alcune di queste realtà anche al Festival dell’Innovazione e della Scienza organizzato a Settimo dalla Fondazione ECM, con l’obiettivo di presentare nuove tecnologie in anteprima europea e rendere l’evento ancora più internazionale.
Il patto prevede anche collaborazioni nel campo sportivo e scolastico, con la possibilità di organizzare scambi tra studenti, viaggi di studio e iniziative tra associazioni sportive.
La consigliera Iliana Joseph, al suo primo mandato in Consiglio comunale, ha parlato di «un momento di grande orgoglio», sottolineando il forte legame culturale tra Italia e quella parte della Cina.
«A Wencheng – ha sottolineato – si sono diffusi locali chiamati Milano Caffè o Roma Caffè, le famiglie costruiscono ville in stile europeo e molti giovani studiano italiano sognando di trasferirsi in città come Roma o Milano. Perché non a Settimo Torinese in futuro?».
Se il leghista Moreno Maugeri, a nome dei gruppi di minoranza, ha definito l’accordo «un’opportunità importante», il consigliere Robin Piazzo ha posto l’accento sul valore politico e istituzionale dello scambio. Ha ricordato che la Cina è oggi una delle principali economie mondiali, la seconda per dimensioni e la prima se si considera il potere d’acquisto. Secondo Piazzo, il patto potrebbe diventare un’occasione per confrontarsi anche tra amministratori su modelli istituzionali diversi, scambiando esperienze e buone pratiche.
«Solo apparentemente i sistemi sono distanti», ha osservato, ricordando che l’economia mista oggi adottata in Cina si è in parte ispirata al modello italiano del dopoguerra.
Infine il capogruppo Nicola Pastore si è concentrato su un’amicizia già esistente tra le due comunità, nata spontaneamente nel quotidiano tra cittadini italiani e cinesi che vivono e lavorano a Settimo.
«I settimesi sono già avanti», ha detto rivolgendosi al presidente Ming, ricordando come molti giovani della città abbiano già costruito rapporti personali con coetanei cinesi. Secondo Pastore il patto non farà altro che rafforzare relazioni già consolidate e aprire nuove opportunità di scambio culturale.
«Da questo momento – ha concluso il presidente del Consiglio Luca Rivoira – Settimo Torinese e Wencheng possono dirsi città amiche».
Resta solo l’ultimo passaggio formale, la firma definitiva tra le due amministrazioni. Ma politicamente il segnale è già arrivato: un ponte tra Piemonte e Cina che nasce dalla vita quotidiana di una comunità e che ora diventa relazione istituzionale tra due città.
A Settimo Torinese è successa una cosa che, a pensarci bene, potrebbe piacere molto a Marco Polo. Non tanto perché il grande veneziano fosse appassionato di consigli comunali – non risulta – ma perché finalmente qualcuno ha deciso di rifare il viaggio verso Oriente. Non con le carovane, non con le spezie e nemmeno con le sete. Con una delibera.
La storia è questa: Settimo Torinese ha stretto un patto di amicizia con una città cinese. Una cosa solenne, internazionale, quasi da geopolitica. Due città si guardano da molto lontano e si dicono: siamo amici. Non succede spesso nella vita reale, figuriamoci nella diplomazia.
Del resto i cinesi hanno una tradizione millenaria di imperi, dinastie e manifatture, mentre Settimo Torinese ha una tradizione altrettanto decennale di capannoni industriali vuoti, degrado, topi, illuminazioni pubblica a intermittenza, posta che non arriva, strade e marciapiedi scassati, parchi al posto dei boschi e erba alta nei nuovi parchi. Ogni civiltà ha le sue meraviglie.
L’idea, comunque, è semplice: se la Cina è la fabbrica del mondo e a Settimo di fabbriche ne sono rimaste due, magari si può fare uno scambio. Loro portano le fabbriche, noi portiamo lo spazio. È una divisione del lavoro quasi perfetta. Da una parte milioni di operai, robot, linee di produzione, container che partono verso tutti i porti del pianeta. Dall’altra capannoni silenziosi che aspettano qualcuno come una casa in affitto su un portale immobiliare: luminoso, ampio parcheggio, ottima posizione su strada Cebrosa.
In fondo non sarebbe nemmeno una novità storica. Marco Polo partì da Venezia per raccontare ai suoi concittadini che esisteva un mondo incredibile pieno di città gigantesche, mercati sconfinati e imperatori potentissimi. Oggi invece il viaggio si fa al contrario: da quelle città gigantesche qualcuno potrebbe arrivare fino a Settimo Torinese, dove l’imperatore non c’è ma c’è un bel lotto industriale disponibile.
La diplomazia municipale funziona così. Prima ci si stringe la mano, poi si illuminano i monumenti con le luci rosse, poi si scambiano i saluti istituzionali. Ed è già un inizio. Del resto la globalizzazione non è altro che questo: un posto dove si produce poco che guarda un posto dove si produce molto e pensa che, forse, si può fare qualcosa insieme.
Naturalmente non è detto che succeda davvero. La storia economica è piena di patti, memorandum, accordi, strette di mano, missioni imprenditoriali e delegazioni sorridenti. Poi però arrivano i conti, i costi dell’energia, la burocrazia, le autorizzazioni, e l’entusiasmo globale diventa una pratica edilizia da compilare in triplice copia.
Ma l’idea resta affascinante. Immaginate un giorno di passare davanti a uno di quei capannoni che da anni guardano la strada con la malinconia delle cose abbandonate e scoprire che dentro non c’è più il vuoto. Che qualcuno sta montando macchinari, parlando una lingua lontana, caricando scatole su un camion diretto verso il porto di Genova.
Sarebbe un piccolo miracolo geopolitico: la Via della Seta che sbaglia uscita in tangenziale e finisce a Settimo Torinese.
E allora, in fondo, questo patto di amicizia non è male. Perché ogni città ha diritto ai suoi sogni. Anche quelli un po’ esotici. Anche quelli che partono da una delibera e arrivano fino alla Cina.
Magari Marco Polo, se passasse di qui, sorriderebbe. Non per il patto, che sarebbe cosa da burocrati. Ma per l’idea che, dopo sette secoli, qualcuno abbia deciso di riprovarci. Con meno cammelli e più capannoni. Con meno spezie e più speranza che dentro quei capannoni, prima o poi, succeda qualcosa.
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