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Il tesoro dimenticato delle Vaude torna a casa: reperti di 10 mila anni fa esposti a San Carlo

Ceramiche, utensili e strumenti ritrovati negli anni Sessanta riemergono dopo decenni dai depositi: diventeranno il cuore della nuova biblioteca civica

Il tesoro dimenticato

Il tesoro dimenticato delle Vaude torna a casa: reperti di 10 mila anni fa esposti a San Carlo (foto archivio)

Per oltre sessant’anni sono rimasti chiusi in alcune cassette di legno nei sotterranei del municipio di Ciriè, quasi dimenticati. Eppure raccontano diecimila anni di storia dell’uomo nelle Vaude, l’altopiano selvaggio tra boschi e brughiere che da sempre custodisce tracce di antiche presenze. Ora quei reperti torneranno finalmente vicino al luogo dove furono scoperti. A San Carlo, dove saranno esposti nella futura biblioteca comunale, destinata a diventare anche uno spazio di memoria archeologica del territorio.

Il ritrovamento di questi oggetti risale a una stagione particolare della ricerca locale. Tra il 1964 e il 1967, il professor Mario Catalano, giovane studioso appassionato di archeologia, condusse una serie di scavi sull’altopiano delle Vaude. Non si trattava di una missione ufficiale organizzata da università o istituzioni scientifiche: il lavoro nacque dalla curiosità e dalla determinazione di un ricercatore che, con il supporto di alcuni studenti del liceo scientifico di Ciriè, decise di indagare una zona che già allora lasciava intuire la presenza di antichi insediamenti umani.

Le ricerche portarono alla luce frammenti di ceramica, utensili e oggetti di uso quotidiano appartenenti a epoche molto diverse tra loro. I reperti documentano infatti un arco temporale amplissimo: dal Paleolitico fino all’età del bronzo e all’epoca romana. Si tratta di oggetti semplici — ciotole, strumenti da caccia, utensili domestici — ma proprio per questo estremamente preziosi, perché permettono di ricostruire la vita delle comunità che abitarono queste terre migliaia di anni fa.

All’epoca la scoperta destò grande interesse. Nel maggio del 1969 una parte dei reperti venne presentata al pubblico in una mostra organizzata a Palazzo D’Oria, a Ciriè. L’esposizione attirò numerosi visitatori, incuriositi dall’idea che sotto i terreni delle Vaude si celasse una storia antichissima.

Le cronache locali dell’epoca descrivevano con entusiasmo il lavoro di Catalano, sottolineando l’impegno con cui il giovane studioso aveva esplorato il territorio. Nato a Locri, in Calabria, in una delle zone archeologiche più ricche del Mediterraneo, Catalano si era trasferito giovanissimo a Vauda di Nole e aveva deciso di dedicare le proprie ricerche proprio a queste terre piemontesi.

Riserva Naturale Orientata della Vauda

I suoi scavi, condotti con pazienza e con strumenti spesso rudimentali, portarono alla luce un vero e proprio mosaico di reperti che coprivano diverse fasi della preistoria e della storia antica. Gli oggetti rinvenuti raccontavano la presenza umana sull’altopiano delle Vaude in epoche lontanissime: dai primi gruppi di cacciatori-raccoglitori fino alle comunità dell’età del ferro e ai periodi successivi in cui il territorio fu attraversato dalle rotte del mondo romano.

Dopo la mostra del 1969 si pensò di organizzare una esposizione permanente proprio a Ciriè. Nell’attesa, i reperti più significativi vennero conservati in una stanza di Palazzo D’Oria, sede del municipio. Lì rimasero per decenni, custoditi ma di fatto poco visibili al pubblico.

Con il passare degli anni il ricordo degli scavi si è progressivamente affievolito, fino a quando i lavori di ristrutturazione dell’edificio comunale non hanno riportato alla luce quelle cassette archiviate nei sotterranei. Dentro c’erano una ventina di contenitori con i materiali catalogati da Catalano, ancora conservati con le annotazioni originali.

Il ritrovamento ha riacceso l’attenzione su quel patrimonio dimenticato. L’amministrazione di San Carlo ha chiesto alla città di Ciriè e alla Soprintendenza archeologica di poter accogliere i reperti nel proprio territorio, proprio perché provengono dall’area delle Vaude. Il progetto ha ottenuto il via libera e ora si prepara a diventare realtà.

L’idea è di esporre i pezzi più significativi in una sala della futura biblioteca comunale, che sorgerà negli spazi dell’ex scuola media accanto al municipio. Il nuovo edificio non sarà soltanto un luogo dedicato ai libri, ma anche uno spazio capace di raccontare la storia del territorio.

Il ritorno dei reperti rappresenta infatti un’occasione per ricostruire il legame tra comunità e paesaggio. Le Vaude non sono soltanto un ambiente naturale di grande valore ecologico, ma anche un luogo che conserva tracce profonde della presenza umana nel corso dei millenni.

Il patrimonio esposto potrebbe inoltre ampliarsi ulteriormente. Alcuni reperti rinvenuti negli stessi anni furono infatti sequestrati nel 1981 a Ciriè e successivamente trasferiti al Museo di Antichità di Torino e a Cuorgnè, dove allora aveva sede la Riserva Naturale Orientata della Vauda. Anche questi oggetti, appartenenti a periodi che vanno dal Paleolitico medio fino al tardo Impero romano, potrebbero un giorno tornare a far parte di un percorso espositivo dedicato all’altopiano.

Se ciò accadesse, San Carlo potrebbe trasformarsi in un punto di riferimento per la storia archeologica delle Vaude, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere un capitolo poco noto del passato piemontese.

La scoperta di Catalano dimostra infatti che l’altopiano, oggi conosciuto soprattutto per i suoi paesaggi naturali e per la presenza dell’ex poligono militare, fu in realtà frequentato dall’uomo fin dalla preistoria. I reperti raccontano un territorio attraversato da cacciatori, comunità agricole e popolazioni che nel corso dei secoli hanno lasciato tracce del proprio passaggio.

Il progetto della biblioteca con sezione archeologica potrebbe diventare anche un punto di partenza per nuove ricerche, coinvolgendo studiosi, appassionati e istituzioni culturali.

Dopo oltre mezzo secolo di silenzio, il tesoro delle Vaude è pronto a uscire dall’ombra. E a raccontare di nuovo la sua storia, questa volta a pochi chilometri dal luogo dove tutto ebbe inizio.

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