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12 Marzo 2026 - 00:27
Pedro Sánchez
Sul Boletín Oficial del Estado (BOE, Bollettino Ufficiale dello Stato) è comparso un atto breve, quasi burocratico. Ma quella riga ha segnato una svolta nelle relazioni tra Spagna e Israele. Nel numero pubblicato mercoledì 11 marzo 2026, il governo guidato da Pedro Sánchez ha disposto la cessazione dell’incarico di Ana María Sálomon Pérez, ambasciatrice spagnola nello Stato di Israele. La decisione è contenuta nel Real Decreto 195/2026, firmato il 10 marzo 2026 dopo la deliberazione del Consiglio dei Ministri e su proposta del Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e della Cooperazione (MAEC).
Il decreto è scarno. Stabilisce soltanto la fine dell’incarico dell’ambasciatrice. Non annuncia una nuova nomina. Questo significa che l’ambasciata spagnola a Tel Aviv resta senza ambasciatore e viene guidata da un incaricato d’affari, il grado più alto possibile quando il posto di ambasciatore è vacante. Non si tratta di una formalità: è una scelta politica che abbassa il livello della rappresentanza diplomatica e fotografa il punto più critico dei rapporti tra Madrid e Gerusalemme negli ultimi anni.
Le relazioni tra i due governi erano già deteriorate. La crisi ha preso forma nel maggio 2024, quando la Spagna ha riconosciuto lo Stato di Palestina. In risposta il governo di Benjamin Netanyahu ha richiamato da Madrid la propria ambasciatrice, Rodica Radian-Gordon. Da allora la rappresentanza israeliana in Spagna è rimasta affidata a una responsabile di missione ad interim.
La tensione è proseguita nei mesi successivi, sullo sfondo della guerra nella Striscia di Gaza. Nell’autunno 2025anche il governo spagnolo ha richiamato a Madrid la propria ambasciatrice a Tel Aviv per consultazioni. Da quel momento la sede diplomatica ha continuato a lavorare senza un rappresentante politico di primo livello.
Il decreto pubblicato l’11 marzo ha trasformato quella situazione temporanea in un assetto ufficiale. La Spagna ha scelto di mantenere la propria ambasciata operativa ma guidata da un incaricato d’affari, lo stesso livello della missione israeliana a Madrid. È una forma di reciprocità diplomatica che non interrompe le relazioni tra i due Paesi ma riduce il peso politico dei contatti bilaterali.
Le ambasciate continuano a svolgere le funzioni essenziali. Restano attivi i servizi consolari, l’assistenza ai cittadini, la gestione dei visti e i rapporti amministrativi con le autorità locali. Cambia invece il livello del dialogo politico. Le decisioni di maggiore rilievo vengono trattate direttamente dai governi o attraverso i canali dell’Unione Europea.
La scelta di Madrid arriva in un momento di forte tensione internazionale. Il governo di Pedro Sánchez ha criticato più volte l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza e ha chiesto il rispetto del diritto internazionale umanitario. Nelle stesse settimane l’esecutivo spagnolo ha espresso preoccupazione anche per il rischio di allargamento del conflitto in Medio Oriente, dopo le operazioni militari condotte contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele.
Le dichiarazioni del governo spagnolo hanno provocato reazioni dure da parte delle autorità israeliane. L’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu ha definito in più occasioni inaccettabili le accuse mosse da Madrid sulla gestione della guerra a Gaza. Negli ultimi mesi si sono susseguite convocazioni diplomatiche, note di protesta e misure restrittive, tra cui il divieto di ingresso per due ministre spagnole.

Benjamin Netanyahu
Il deterioramento dei rapporti non riguarda soltanto le dichiarazioni politiche. Negli ultimi due anni Madrid ha adottato diverse misure legate al conflitto. Il governo ha annunciato il blocco delle esportazioni di armi verso Israele, ha rafforzato i controlli sui transiti di materiali sensibili nei porti e negli aeroporti spagnoli e ha aumentato gli aiuti umanitari destinati alla popolazione civile di Gaza. Secondo gli impegni annunciati nel 2025, gli aiuti spagnoli dovrebbero raggiungere i 150 milioni di euro nel 2026.
All’interno dell’Unione Europea la posizione spagnola si distingue per il tono più critico nei confronti dell’operazione militare israeliana. I governi europei hanno adottato linee diverse: alcuni hanno privilegiato il sostegno politico a Israele, altri hanno cercato di mantenere un equilibrio tra sicurezza israeliana e tutela dei civili palestinesi. La scelta di abbassare la rappresentanza diplomatica a Tel Aviv segnala che Madrid intende utilizzare anche gli strumenti diplomatici per esercitare pressione politica.
Il decreto non chiude definitivamente la porta a un ritorno alla normalità. Il governo spagnolo può nominare un nuovo ambasciatore in qualsiasi momento. Nella prassi diplomatica, però, il ripristino di una rappresentanza piena avviene solo quando i rapporti tra i due Paesi tornano a un livello di cooperazione stabile.
Per ora Madrid ha scelto una via intermedia. Non ha interrotto le relazioni con Israele, ma ha ridotto il livello della propria presenza diplomatica. La sede di Tel Aviv continua a funzionare, ma senza un ambasciatore. È un segnale politico che riflette la distanza crescente tra i due governi e la crisi aperta dalla guerra nella Striscia di Gaza.
Fonti: Boletín Oficial del Estado, Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e della Cooperazione (MAEC), El País, Euronews, The Jerusalem Post, Al Jazeera.
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