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12 Marzo 2026 - 00:10
Locuste nel Sahara: l’Algeria corre ai ripari prima che gli sciami invadano i campi
All’inizio sembrano nuvole. Un cono scuro si alza dal letto asciutto di un oued e, nel giro di pochi minuti, inghiotte la pista sterrata. I fari delle auto faticano a bucare l’aria. Il parabrezza comincia a crepitare. Non è sabbia. Sono milioni di ali. Nel Grande Sud dell’Algeria, tra Tindouf e il massiccio dell’Hoggar, i viaggiatori raccontano da settimane la stessa scena: un cielo che si muove. È il ritorno di una minaccia antica, gli sciami di locuste del deserto. Questa volta però lo Stato non vuole inseguirli. Vuole fermarli prima che prendano il volo.
Ad Algeri la linea è stata fissata direttamente dal presidente Abdelmadjid Tebboune, che ha ordinato di rafforzare i mezzi e di attivare una sorveglianza preventiva nelle regioni sahariane. L’indicazione è arrivata dopo il Consiglio dei ministri dell’8 e 9 marzo 2026, quando il governo ha deciso di alzare il livello di allerta nel Sud del Paese. Il coordinamento operativo è stato affidato al primo ministro Sifi Ghrieb, che ha riunito i ministeri dell’Agricoltura, della Difesa, dell’Interno e le strutture della protezione fitosanitaria per organizzare una risposta comune nelle wilaya, le province meridionali.
Il piano punta su un cambiamento preciso: colpire le locuste prima che diventino sciami. La strategia si concentra sui luoghi dove depongono le uova e dove nascono gli insetti giovani, ancora incapaci di volare. È in questa fase che possono essere fermati con maggiore efficacia. Quando diventano adulti e si compattano in grandi masse in movimento, il controllo diventa molto più difficile e costoso. Gli organismi internazionali, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), indicano da anni la prevenzione come l’unico modo per evitare crisi su larga scala.
Nel Sahara algerino le squadre di controllo lavorano soprattutto nelle zone che si sono temporaneamente rinverdite dopo le piogge. In queste aree la vegetazione cresce per poche settimane, creando condizioni ideali per la riproduzione della Schistocerca gregaria, la locusta del deserto. Tecnici dell’Istituto nazionale per la protezione delle piante (INPV) percorrono il territorio con ricognizioni a terra, affiancati da personale locale addestrato. I dati raccolti vengono geolocalizzati e condivisi con i sistemi di monitoraggio internazionali.
Accanto alle ispezioni sul terreno, il governo utilizza immagini satellitari, droni e voli di ricognizione per individuare le macchie di vegetazione nel deserto. L’Agenzia spaziale algerina collabora al monitoraggio dall’alto. L’obiettivo è identificare in anticipo i punti in cui gli insetti potrebbero concentrarsi e intervenire prima che si formino gli sciami.
Le prime zone sotto osservazione sono Tindouf e Béchar, due territori che guardano verso Mauritania e Marocco. Qui passano spesso le popolazioni di locuste che arrivano dal Sahel occidentale. Negli ultimi mesi gli osservatori regionali hanno segnalato piccoli gruppi e movimenti anche nel Fezzan libico e lungo l’arco sahariano tra Mauritania e Marocco. La FAO ha chiesto di rafforzare la sorveglianza in tutta la fascia che va dal sud dell’Atlante marocchino al Sahara algerino.
Il problema non riguarda un solo Paese. Gli sciami seguono i venti stagionali e attraversano facilmente i confini. Per questo la risposta è coordinata attraverso la Commissione per la lotta preventiva contro la locusta del deserto nella regione occidentale (CLCPRO), organismo della FAO che riunisce undici Stati dell’Africa nord-occidentale. Il piano regionale prevede scambio di informazioni, formazione tecnica e operazioni coordinate nelle zone di riproduzione.

La mobilitazione algerina coinvolge anche le forze armate. L’Esercito e l’Aeronautica garantiscono trasporto, ricognizione e accesso alle aree più difficili da raggiungere. Le wilaya meridionali organizzano le squadre operative e la logistica. L’INPV rimane il centro della rete di sorveglianza fitosanitaria.
L’attenzione è cresciuta anche per ragioni economiche. Negli ultimi anni il governo ha investito nello sviluppo agricolo del Grande Sud, ampliando le superfici coltivate grazie all’irrigazione e a nuovi progetti cerealicoli. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle importazioni di grano e stabilizzare il mercato interno. In questo contesto uno sciame che colpisce le coltivazioni potrebbe provocare perdite rapide e costringere lo Stato ad aumentare le importazioni.
Gli scienziati spiegano che le invasioni di locuste non sono eventi improvvisi. Si sviluppano quando una sequenza di piogge sopra la media fa crescere vegetazione in zone normalmente aride. Le locuste si riproducono più volte, la popolazione aumenta e, quando il cibo diminuisce, gli insetti si aggregano e migrano seguendo i venti. Se il processo non viene interrotto nelle prime fasi, può portare alla formazione di grandi sciami.
Per questo la finestra tra fine inverno e inizio primavera è decisiva. Le condizioni climatiche osservate negli ultimi mesi hanno creato aree favorevoli alla riproduzione in varie zone del Nord Africa. Secondo gli analisti della FAO, proprio la primavera del 2026 potrebbe determinare l’evoluzione della stagione. Interventi precoci e coordinati possono limitare la crescita della popolazione di locuste. In caso contrario, gli sciami potrebbero aumentare e spostarsi durante l’estate.
Il controllo sul terreno prevede soprattutto trattamenti mirati con insetticidi a basso volume, applicati nelle aree dove vengono individuate le giovani locuste. Esistono anche soluzioni biologiche, come i prodotti a base del fungo Metarhizium, sviluppati in programmi di ricerca internazionali. Queste tecniche richiedono però condizioni specifiche e tempi più lunghi di azione. Nei grandi spazi del Sahara la difficoltà principale rimane spesso la logistica: distanze enormi, piste difficili, zone senza accesso.
La prevenzione costa molto meno delle campagne contro sciami già in volo. È una lezione che i programmi internazionali ricordano da anni. Negli anni Novanta il progetto Emergency Desert Locust Control Project, sostenuto dalla Banca Mondiale, aveva già mostrato che mantenere una rete di sorveglianza continua è la strategia più efficace per evitare crisi.
Per ora in Algeria non si parla di emergenza agricola. Ma il governo vuole evitare di arrivarci. Il messaggio che arriva da Algeri è chiaro: individuare le locuste quando sono ancora a terra, intervenire rapidamente e impedire che diventino sciami.
Nel deserto il tempo conta più di ogni altra cosa. La differenza tra una zona salvata e un raccolto distrutto può essere questione di giorni. A volte di ore.
Se nelle prossime settimane le immagini satellitari mostreranno meno zone verdi nel Sahara, per gli agronomi potrebbe essere la notizia migliore. Meno vegetazione significa meno spazio per la riproduzione delle locuste. E meno probabilità che il cielo torni a riempirsi di nubi vive sopra il Grande Sud.
Fonti: FAO, LocustWatch, CLCPRO, FEWS NET, Governo dell’Algeria, Consiglio dei ministri dell’Algeria, Istituto nazionale per la protezione delle piante (INPV), Agenzia spaziale algerina, Banca Mondiale.
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