Cerca

Giudiziaria

Cuore malato, padre da assistere e il lavoro perso: la storia di Carmine Martino davanti al Tribunale di Biella

Operatore socio sanitario con problemi cardiaci chiede un reparto compatibile con la salute e ricorre al giudice contro il trasferimento. Il Tribunale respinge il ricorso e conferma il licenziamento disciplinare, condannandolo anche alle spese legali

Tra malattia e famiglia da assistere perde il lavoro: la storia di Carmine che arriva dal Tribunale di Biella

Tra malattia e famiglia da assistere perde il lavoro: la storia di Carmine che arriva dal Tribunale di Biella

C’è una storia che arriva dal Tribunale di Biella e che parla di lavoro, salute e di quanto possa essere difficile restare in equilibrio quando entrambe vacillano. È una storia fatta di carte giudiziarie, di provvedimenti e di norme, ma anche – e forse soprattutto – di una persona che ha cercato di tenere insieme il bisogno di lavorare e quello di non peggiorare la propria salute.

Carmine Martino, classe 1973, originario di Ivrea dove vivono ancora i suoi genitori, per anni ha lavorato in corsia. Prima con contratti interinali, poi con un posto stabile come operatore socio sanitario presso l’ASL di Biella. Un lavoro che per molti rappresenta sicurezza e stabilità, ma che per lui negli ultimi tempi si è trasformato in un percorso sempre più difficile, segnato da problemi di salute, cambi di reparto e ricorsi legali.

Chi conosce il lavoro degli operatori sociosanitari sa quanto sia fisicamente e mentalmente gravoso: assistere pazienti fragili, sollevare persone, muoversi continuamente tra ambulatori e reparti, spesso sotto pressione. È uno di quei lavori silenziosi ma fondamentali che tengono in piedi la sanità pubblica.

Con il tempo, però, il fisico di Carmine Martino ha iniziato a chiedere il conto. Problemi cardiaci, disturbi alla schiena, episodi di ansia. Non semplici malesseri passeggeri, ma condizioni che rendevano sempre più difficile sostenere gli sforzi fisici richiesti dal lavoro quotidiano.

Già dal 2022 erano emersi segnali preoccupanti dal punto di vista cardiologico. Poi, secondo quanto emerge dagli atti, la situazione si aggrava nell’autunno del 2024. Il 24 ottobre, durante un turno pomeridiano, Martino accusa un malore: tachicardia, cardiopalmo, extrasistoli ventricolari. Viene visitato in cardiologia e sottoposto a una serie di accertamenti – Holter, ecocardiogramma, test da sforzo – che evidenziano una situazione cardiaca da monitorare attentamente.

Il medico competente dell’azienda sanitaria riconosce alcune limitazioni: Carmine Martino può continuare a lavorare, ma evitando attività con sovraccarichi fisici o movimenti ripetitivi del rachide.

Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, il lavoratore avrebbe chiesto più volte di essere assegnato a un reparto compatibile con queste limitazioni. Non per sottrarsi al lavoro, ma per poter continuare a svolgerlo senza peggiorare la propria salute.

Il percorso si complica nel gennaio 2024, quando Martino viene trasferito dalla polispecialistica alla Pediatria. Un reparto che nelle intenzioni organizzative avrebbe dovuto essere più leggero, ma che nella pratica – secondo il racconto contenuto negli atti – comportava comunque ritmi e carichi di lavoro significativi.

Nei mesi successivi il lavoratore chiede un nuovo trasferimento verso reparti ritenuti più compatibili con la sua condizione fisica, come il Centro Trasfusionale o la Medicina Nucleare. La vicenda coinvolge anche il sindacato Cisl, con il delegato Vittorio Dal Santo e il segretario provinciale Antonio Dellera, e porta a diversi incontri con la dirigenza sanitaria.

Nel frattempo la questione sanitaria continua a pesare. L’episodio cardiaco dell’ottobre 2024 viene segnalato come possibile infortunio sul lavoro. L’Inail apre un fascicolo ma successivamente non riconosce il nesso con l’attività lavorativa, classificando l’evento come malattia comune. Dal 24 ottobre 2024 al 9 marzo 2025 Carmine Martinorimane in malattia. Il 25 marzo la Medicina del Lavoro lo giudica temporaneamente inidoneo. Poco dopo arriva un nuovo giudizio: idoneo al lavoro, ma con limitazioni e con l’indicazione di mansioni a ridotto carico fisico e psicologico.

fff

È in questo contesto che l’azienda individua una nuova destinazione: il laboratorio analisi e anatomia patologica. Il trasferimento viene comunicato il 29 aprile 2025.

Per Carmine Martino quella scelta non appare compatibile con la sua condizione fisica. Il lavoratore contesta formalmente la decisione e chiede una rivalutazione. Secondo quanto emerge dagli atti, si dichiara comunque disponibile a lavorare in un reparto diverso purché compatibile con le indicazioni sanitarie.

Quando la situazione non si risolve, Martino decide di rivolgersi al tribunale. Attraverso il suo legale, l’avvocato Andrea Sella, presenta un ricorso cautelare ex articolo 700 del codice di procedura civile chiedendo la sospensione del trasferimento e una collocazione lavorativa compatibile con la sua salute.

Nel frattempo la vicenda si complica ulteriormente. Carmine Martino usufruisce di un congedo previsto dalla legge 104 per assistere il padre disabile.

Ed è proprio in quel periodo che arriva un altro passaggio decisivo: l’apertura di un procedimento disciplinare per la mancata presa di servizio nel reparto assegnato.

Nel luglio 2025 il Tribunale di Biella si pronuncia sull’istanza cautelare. Nell’ordinanza la giudice non entra nel merito della legittimità del trasferimento, limitandosi a valutare i presupposti dell’urgenza richiesti per il ricorso cautelare. Rileva invece che nel frattempo è intervenuto il licenziamento disciplinare e che quindi non sussiste più l’urgenza necessaria per sospendere il provvedimento aziendale.

Nello stesso provvedimento la giudice osserva inoltre che, una volta terminato il periodo di congedo del lavoratore, il licenziamento sarebbe divenuto immediatamente efficace. Un passaggio che viene richiamato anche dalla difesa di Carmine Martino nel ricostruire la vicenda.

Il ricorso cautelare viene respinto. Nello stesso provvedimento si precisa però che la questione relativa alla legittimità del trasferimento potrà essere eventualmente valutata nel giudizio sul licenziamento.

La vicenda prosegue quindi proprio su questo terreno.

Davanti al Tribunale di Biella Carmine Martino impugna il licenziamento disciplinare chiedendo che venga dichiarato illegittimo, con la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento dei danni. Tra le richieste presentate figurano anche una domanda di risarcimento per presunto mobbing – quantificata in circa 100 mila euro – il pagamento di differenze retributive per circa 18.827 euro e l’annullamento del trasferimento ritenuto incompatibile con le sue condizioni di salute.

Il Tribunale del lavoro di Biella, tuttavia, ha respinto integralmente il ricorso del lavoratore.

Nella sentenza, emessa in questi giorni, la giudice ritiene legittimo il licenziamento disciplinare disposto dall’azienda sanitaria. Secondo quanto ricostruito nel provvedimento, il procedimento disciplinare era stato avviato l’8 maggio 2025 e faceva riferimento alla mancata presa di servizio nel reparto assegnato e all’assenza dal lavoro a partire dal 16 aprile.

A nulla è valso sostenere che il licenziamento non poteva essere efficace perché nel frattempo era stato richiesto un congedo straordinario per assistere un familiare disabile. Il tribunale ha ritenuto che il rapporto di lavoro fosse già cessato prima dell’inizio del congedo e che quindi quel periodo non potesse incidere sulla validità del provvedimento.

Sono state respinte anche le altre domande avanzate dal lavoratore. Le richieste di risarcimento per mobbing, danni e differenze retributive non sono state accolte perché ritenute non sufficientemente provate.

Nel dispositivo finale il tribunale ha inoltre condannato Carmine Martino al pagamento delle spese legali sostenute dall’ASL di Biella, liquidate in 4.800 euro oltre agli accessori di legge.

L’ordinanza cautelare del luglio 2025 osservava che il licenziamento sarebbe divenuto efficace solo al termine del congedo del lavoratore. La successiva sentenza sul licenziamento ha invece ritenuto legittimo il provvedimento disciplinare per la mancata presa di servizio nel reparto assegnato. Due passaggi che, letti insieme, mostrano la complessità della vicenda giudiziaria.

Le carte giudiziarie raccontano i fatti con il linguaggio preciso e spesso freddo del diritto. Ma dietro quelle pagine restano le persone, con le loro fragilità, le responsabilità familiari e le difficoltà quotidiane.

La vicenda lascia aperte domande che riguardano molti lavoratori, soprattutto in settori complessi come quello sanitario. Cosa accade quando la salute non permette più di svolgere le mansioni di sempre? Quanto è semplice trovare una collocazione alternativa all’interno di organizzazioni complesse? E quanto pesa, per chi vive queste situazioni, la sensazione di trovarsi sospesi tra il bisogno di lavorare e la necessità di tutelare la propria salute?

Dietro le pagine di una sentenza restano sempre storie di vita. Storie di chi vorrebbe continuare a fare il proprio lavoro, mantenere la propria dignità e contribuire con il proprio impegno quotidiano. La vicenda di Carmine Martino si chiude, almeno per ora, con una sentenza sfavorevole. Ma le domande che lascia aperte – sul rapporto tra lavoro, salute e tutela dei lavoratori fragili – continuano a riguardare molti altri.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori