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11 Marzo 2026 - 18:42
Monica Canalis, Pd
Il sistema dell’assistenza domiciliare in Piemonte rischia di fermarsi. A partire dal mese di aprile molti consorzi socio-assistenziali potrebbero essere costretti a sospendere gli assegni di cura e parte dei servizi domiciliari destinati alle persone non autosufficienti. Una prospettiva che riguarda quasi 25 mila piemontesi, per lo più anziani o persone con disabilità, assistiti quotidianamente dalle proprie famiglie tra le mura domestiche.
A lanciare l’allarme è la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, che punta il dito contro i ritardi nei trasferimenti statali legati al Fondo nazionale per le non autosufficienze (FNA). Secondo l’esponente dem la situazione rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale, con conseguenze dirette per migliaia di famiglie che hanno scelto di assistere i propri cari a casa, evitando il ricorso alle strutture residenziali.

Il tema della non autosufficienza, in Piemonte, non è nuovo. Da anni il sistema della residenzialità e della semiresidenzialità – dalle Rsa ai centri diurni – convive con liste d’attesa sempre più lunghe, carenza di personale e tariffe ferme da tempo. Problemi strutturali che hanno spinto molte famiglie a puntare sull’assistenza domiciliare. È proprio questo ambito, però, a trovarsi ora in una fase di forte criticità.
Gli assegni di cura rappresentano uno degli strumenti principali del welfare territoriale: contributi economici che consentono alle famiglie di organizzare l’assistenza domestica per anziani e persone con disabilità. Rispetto all’Assistenza domiciliare integrata (ADI), che ha natura sanitaria, gli assegni di cura appartengono al comparto sociale e sono finanziati attraverso il Fondo nazionale per le non autosufficienze. Si tratta di interventi molto diffusi e capillari sul territorio piemontese, gestiti dai 46 Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali, comunemente conosciuti come consorzi socio-assistenziali, che coordinano i servizi sociali dei Comuni.
Il nodo principale riguarda il meccanismo di trasferimento delle risorse. Il Fondo nazionale per le non autosufficienze viene assegnato dal Governo alle Regioni, che successivamente lo distribuiscono agli Ambiti territoriali sociali. L’iter però si è bloccato perché i nuovi Piani nazionali triennali 2025-2027 per anziani e disabilità non sono ancora stati predisposti dal Governo. Senza questi strumenti programmatori la Regione Piemonte non può definire la propria pianificazione e quindi non può trasferire le risorse ai consorzi. Il risultato è un ritardo che rischia di ripercuotersi direttamente sulla continuità dei servizi.
La procedura è resa ancora più complessa dal sistema di rendicontazione previsto a livello nazionale. Lo Stato trasferisce le risorse di un’annualità solo se gli ambiti territoriali sociali dimostrano di aver speso integralmente i fondi di tre anni prima e almeno il 75 per cento di quelli di due anni prima. In Piemonte diverse rendicontazioni risultano ancora incomplete. Ad oggi sono state pagate soltanto le risorse relative al 2024, legate alla rendicontazione completa del 2021 e al 75 per cento delle spese del 2022. Anche nel caso in cui l’iter dei nuovi piani nazionali venisse completato a breve, l’annualità 2025 non potrebbe comunque essere erogata perché diversi territori risultano ancora in ritardo con le rendicontazioni.
Secondo i dati citati dalla consigliera regionale, solo 22 dei 32 ambiti territoriali sociali piemontesi hanno rendicontato al 100 per cento le spese del 2022, mentre restano indietro territori importanti come l’area metropolitana torinese, alcune aree del Novarese, Bra, Casale Monferrato, Novi Ligure, Tortona e Vercelli. Anche sul fronte del 2023 non tutti gli ambiti hanno raggiunto la soglia minima richiesta: 31 su 40 ATS hanno rendicontato almeno il 75 per cento delle spese, mentre altri territori risultano ancora in ritardo. Una situazione che rischia di rallentare ulteriormente l’arrivo delle risorse statali.
Nel frattempo i consorzi socio-assistenziali si trovano in una posizione estremamente delicata. Senza l’assegnazione ufficiale dei fondi da parte della Regione non possono nemmeno chiedere anticipazioni di cassa alle banche per garantire la continuità dei servizi. Il risultato è che molti enti gestori stanno valutando la sospensione temporanea degli assegni di cura e di alcune prestazioni domiciliari. Una decisione che, se dovesse concretizzarsi, avrebbe un impatto diretto su migliaia di famiglie piemontesi che contano su questi contributi per sostenere l’assistenza quotidiana ai propri cari.
A complicare il quadro contribuisce anche il progressivo cambiamento dell’impostazione delle politiche nazionali sulla non autosufficienza. Negli ultimi anni i piani nazionali hanno progressivamente spostato il baricentro dalle erogazioni economiche dirette alle famiglie alla fornitura di servizi professionali. In altre parole diminuisce il peso degli assegni di cura e aumenta quello dell’assistenza indiretta, affidata a operatori socio-sanitari e cooperative accreditate con i consorzi. Sono questi soggetti a redigere il Piano assistenziale individuale e a organizzare le ore di assistenza domiciliare. Un orientamento che cresce a ogni nuovo ciclo di programmazione e che, secondo molte famiglie, riduce la flessibilità dell’assistenza domestica.
Per evitare l’interruzione dei servizi, la consigliera del Partito Democratico chiede alla Regione di intervenire con urgenza. In particolare sollecita la Giunta guidata da Alberto Cirio ad avviare subito la programmazione regionale, così da farsi trovare pronta quando i piani nazionali saranno approvati, ad anticipare le risorse statali per evitare la sospensione degli assegni di cura e a sostenere gli ambiti territoriali in ritardo con le rendicontazioni. Canalis invita inoltre il Governo a semplificare le procedure burocratiche che regolano il trasferimento dei fondi e propone di favorire processi di fusione tra consorzi, così da ridurre il numero degli enti gestori e rendere più efficiente il sistema.
«Il Governo Meloni è responsabile di questo grave ritardo», afferma la consigliera regionale, «ma la Giunta Cirio deve utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione per evitare che i consorzi sospendano i contributi e che migliaia di famiglie piemontesi restino senza aiuti».
Nel frattempo l’incertezza resta alta e la preoccupazione cresce tra chi ogni giorno si prende cura di un familiare fragile tra le mura di casa, contando su un sistema di assistenza che rischia ora di incepparsi.
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