Cerca

Attualità

Carnevale e Fondazione nel mirino. E adesso la pubblicità!

Campagna pubblicitaria incentrata sulla Battaglia delle Arance accende il dibattito: l'opposizione chiede rendicontazione su costi, gestione dei flussi e toni del CdA

Carnevale e Fondazione nel mirino

Carnevale e Fondazione nel mirino

La campagna promozionale dello Storico Carnevale di Ivrea finisce al centro del dibattito politico. Dopo le polemiche delle scorse settimane sui maxi ledwall comparsi a Milano e Torino, che pubblicizzavano la Battaglia delle Arance indicando soltanto la data della domenica, l’opposizione porta la questione in Consiglio comunale.

I consiglieri Andrea Cantoni e Marzia Alessandra Vinciguerra, della lista “Giorgia Meloni per Cantoni Sindaco – Fratelli d’Italia”, insieme a Elisabetta Piccoli di “Lista Civica Progetto Ivrea”, hanno infatti presentato un’interpellanza rivolta al sindaco Matteo Chiantore, chiedendo chiarimenti sulla strategia di comunicazione adottata per l’edizione 2026 del Carnevale.

Il nodo è duplice: da un lato la gestione dei flussi turistici, dall’altro il clima del dibattito pubblico attorno alla manifestazione.

Secondo i firmatari dell’interpellanza, la campagna pubblicitaria – che ha puntato con forza sull’immagine della Battaglia delle Arance – avrebbe contribuito a concentrare l’attenzione quasi esclusivamente sulla giornata di domenica. Una scelta che, a loro avviso, rischia di accentuare ulteriormente il problema dell’affluenza.

La domenica, infatti, è già da anni il momento più critico per la città. Migliaia di visitatori affollano le strade per assistere alla battaglia, con inevitabili problemi di sicurezza e gestione degli spazi, in particolare lungo il Lungo Dora, dove nelle scorse edizioni si sono registrati anche pericolosi ammassamenti di persone.

Per questo motivo i consiglieri chiedono all’amministrazione comunale di fornire una rendicontazione dettagliata della campagna di comunicazione del Carnevale 2026. In particolare domandano dati economici e report sull’efficacia della promozione, dall’affluenza turistica alla diffusione pubblicitaria, con un confronto diretto con l’edizione precedente.

Ma l’interpellanza non si limita alla questione dei numeri.

Nel documento si fa riferimento anche al recente comunicato del Consiglio di amministrazione della Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea, diffuso dopo le critiche alla campagna promozionale.

Un testo che, secondo i firmatari, avrebbe utilizzato toni “assolutamente inadeguati e lesivi del dibattito pubblico”, arrivando ad attaccare personalmente un capogruppo di opposizione (cioè Cantoni)  che – sostengono – si era limitato a raccogliere le perplessità espresse da numerosi cittadini.

Per questo motivo si chiede al sindaco se ritenga opportuno prendere posizione rispetto all’atteggiamento del CdA della Fondazione. Insomma una sorta di "ma come si permettono?"

Sul tavolo, ancora una volta, c’è la stessa domanda che accompagna da anni l’evoluzione del Carnevale eporediese: come conciliare la crescente visibilità nazionale della manifestazione con la sostenibilità per la città e con un dibattito pubblico che resti civile e costruttivo.

led

Carnevale, promozione e polemiche...

A Ivrea c’è stato un tempo in cui le Fondazioni erano il luogo preferito della politica per esercitare la sua specialità: il sospetto.

Non si fidava di nulla. E quindi controllava tutto.

Nomine, bilanci, programmi culturali, comunicazione, relazioni istituzionali. Persino i rinfreschi. Soprattutto quelli, perché in politica il buffet è sempre più sospetto del bilancio.

Le opposizioni facevano le pulci a ogni cosa. Ma non erano sole. Anche dentro le maggioranze ci si divertiva parecchio: distinguo, frecciate, prese di distanza. La politica eporediese, su questo terreno, era una specie di sport di squadra.

Basta tornare indietro di qualche anno. Quando tra i banchi dell’opposizione sedevano Francesco Comotto e Massimo Fresc — oggi assessori — o quando Elisabetta Ballurio presiedeva il Consiglio comunale, le Fondazioni erano un argomento quotidiano. Si discuteva di tutto. A volte anche del nulla, ma con grande impegno.

Succedeva con la Fondazione dello Storico Carnevale. Succedeva con la Fondazione Guelpa.

In generale succedeva ogni volta che una Fondazione incrociava soldi pubblici, immagine della città o cultura. Cioè praticamente sempre. I presidenti erano bersagli inevitabili. Roberto Battegazzore. Daniele Jallà. Luca Beatrice.

Quest'ultimo finì perfino nel tritacarne mediatico insieme all’allora sindaco Stefano Sertoli per quella che, a distanza di anni, sembra una questione quasi poetica: un rinfresco. Non una delibera, non un bilancio. Un rinfresco. Ma a Ivrea bastò.

Vogliamo parlare di Piero Gillardi, predecessore di Alberto Alma alla guida della Fondazione dello Storico Carnevale. Anche lui protagonista involontario di pagine di cronaca: il Generale che non sale a cavallo, la famosa “manina”, il bando di arruolamento. Piccole storie diventate grandi discussioni.

Era l’epoca in cui a Ivrea si “tagliava il capello in quattro”. Forse anche in cinque. Poi, improvvisamente, il silenzio.

Negli ultimi anni — con l’arrivo del sindaco Matteo Chiantore e il silenziatore ai due più abili "agitatori" che Ivrea abbia mai avuto (Fresc e Comotto per l'appunto)  — attorno alle Fondazioni il volume si è abbassato. Molto. Poche polemiche, poche interrogazioni, poche battaglie.

Come se quella vecchia passione eporediese per il controllo si fosse stancata.

Eppure le Fondazioni non sono cambiate natura. Continuano a gestire risorse, relazioni, pezzi dell’immagine della città. Continuano a stare in quel punto delicato dove la cultura incontra la politica.

La domanda allora è semplice. L’interpellanza presentata da Andrea Cantoni, Marzia Alessandra Vinciguerra ed Elisabetta Piccoli — sulla campagna di comunicazione del Carnevale — ha un senso oppure no?

Diciamo che uno ce l'ha: riaccendere in consiglio il dibattito sulle Fondazioni.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori