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10 Marzo 2026 - 22:50
Paolo Noascone
I lavori risultano conclusi dal 24 dicembre scorso, ma il collaudo della nuova rampa pedonale ancora non c’è. E intanto, alla base dei bastioni, crescono erbacce e arbusti che rischiano di danneggiare le mura storiche. È su questi punti che i consiglieri Paolo Noascone e Antonio Cuomo della lista civica Sertoli Sindaco hanno presentato un’interpellanza al sindaco Matteo Chiantore e all’assessore Francesco Comotto.
Al centro della questione c’è l’intervento di recupero dei Bastioni del Castello di Ivrea, opera da 1,3 milioni di euro finanziata con fondi del PNRR, che ha permesso tra le altre cose la realizzazione di una rampa pedonale per collegare la parte bassa della città con piazza del Castello.
Secondo quanto riportato nel documento, i lavori sarebbero stati ultimati alla vigilia di Natale, mentre il collaudo avrebbe dovuto essere effettuato entro la fine di gennaio.



"Nel frattempo - dicono dai banchi dell'Opposizione - si apprende che sono ancora in corso alcune rifiniture, necessarie per arrivare alla conclusione completa dell’opera..."
Ma ciò che preoccupa maggiormente i firmatari dell’interpellanza è lo stato delle murature dei bastioni. Alla base delle strutture, infatti, sta crescendo vegetazione spontanea composta da essenze arboree e arbustive. Una presenza che, oltre a dare l’impressione di un cantiere non del tutto concluso, potrebbe avere conseguenze più serie.
"Le radici, infatti, possono esercitare una lenta ma costante pressione sulle murature, provocando nel tempo danni anche significativi e talvolta irreversibili alla struttura...".
Nel documento si ricorda inoltre come l’area rientri in un contesto di particolare valore storico e culturale, dove anche i beni della Curia contribuiscono a rendere la città più attrattiva dal punto di vista turistico e fanno parte del complesso sottoposto a tutela.
Da qui le domande rivolte all’amministrazione comunale: il sindaco è a conoscenza della situazione segnalata? Sono previsti interventi per eliminare la vegetazione e completare definitivamente l’opera? Oppure esistono impedimenti legati a enti sovraordinati o alla proprietà delle aree?
L’allarme sulle mura del Castello non nasce oggi. Già tra il 2017 e il 2018 crepe, distacchi di pietre e vegetazione cresciuta tra i mattoni avevano fatto temere il peggio, soprattutto lungo il tratto che sovrasta via Circonvallazione e il parcheggio ex Foscale.
Lungo le mura erano comparsi buchi evidenti tra i mattoni, vuoti preoccupanti che lasciavano intravedere il distacco di parti della struttura. Bastava poi abbassare lo sguardo verso il terrapieno per trovare la conferma: pietre rotolate poco più in basso, fermatesi quasi sul limite del parcheggio.
Un colpo d’occhio che non aveva bisogno di esperti per essere interpretato. Le mura medievali – in quel tratto di proprietà della Curia – tornavano a fare paura. Alcuni elementi della struttura si erano staccati e poco più in là una grossa crepa si apriva lungo la muraglia, correndo per diversi metri.
Il rischio era evidente: se uno dei massi staccatisi dalle mura avesse proseguito la sua corsa, avrebbe potuto finire proprio nel piazzale o sulla strada.
Del resto un episodio simile si era già verificato. Nell’agosto del 2017, alcuni massi si erano staccati dal tratto di mura di proprietà del convento delle suore dell’Immacolata Concezione, verso piazza Balla, precipitando sulla strada. Solo il caso volle che in quel momento non passasse nessuno.
Dopo quell’episodio il Comune intervenne con un’operazione di messa in sicurezza tampone, limitata al punto in cui si era verificato il distacco. Un intervento circoscritto che però non affrontò le cause del degrado.
Nulla venne fatto per eliminare le piante e gli arbusti cresciuti tra i mattoni, una vegetazione parassita che con il tempo infilava le radici tra le pietre, allargando le fessure e indebolendo la muratura. E nulla venne fatto nemmeno per mettere in sicurezza la porzione di mura della Curia che incombe proprio sopra il parcheggio ex Foscale e via Circonvallazione.
A riportare la questione all’attenzione pubblica fu ancora una volta Toni Ziliotto, presidente dell’associazione Ivrea Nostra, che da anni si batteva per la tutela delle mura cittadine.
Da tempo impegnato a denunciare il cattivo stato delle mura – una battaglia portata avanti dall’associazione fin dal 2012 – Ziliotto lanciò un avvertimento molto chiaro.
«Se si va avanti di questo passo – spiegava – ovvero lasciando che il degrado prosegua, entro una ventina di anni potrebbe verificarsi il crollo di una parte importante delle mura».
Secondo l’analisi di Ziliotto, i fattori di rischio erano noti da tempo e più volte segnalati. Il primo era proprio la vegetazione che cresce tra le pietre, con le radici che lentamente separano i mattoni.
Il secondo riguardava la pressione esercitata dal terreno e dall’acqua piovana sul terrapieno che sovrasta il parcheggio.
Per questo motivo l’associazione chiedeva un intervento immediato dell’amministrazione comunale, parlando apertamente di un problema di sicurezza.
Ma proprio su questo punto iniziò anche un rimpallo di responsabilità.
Il Comune infatti risultava proprietario solo del castello, chiuso dal 2016 per problemi di agibilità e acquisito dal Demanio proprio in quegli anni. Le mura, invece, risultavano divise tra Curia e convento delle suore dell’Immacolata Concezione.
Se i controlli programmati dagli uffici tecnici avessero confermato i rischi, il sindaco avrebbe potuto firmare un’ordinanza nei confronti dei proprietari, imponendo tempi certi per gli interventi di messa in sicurezza. Cosa che non avvenne mai!
Ma nel frattempo la polemica cresceva.
«Apprendo con rammarico che il sindaco non intende fare alcunché per la messa in sicurezza delle mura cittadine», scriveva Ziliotto sul suo profilo Facebook.
Figura molto conosciuta in città, Ziliotto nato ad Albenga ma cresciuto a Ivrea, ex direttore della Scuola Meccanica Agraria dell’Istituto Ubertini di Caluso, ha lavorato a lungo all’estero occupandosi di programmi rurali.
Una volta in pensione si è dedicato alle sue passioni per la storia e la scrittura, pubblicando numerosi libri. Tra questi "Piccola Ivrea segreta" del 1987, "Qui sauvera le paysan africain?", "Per una reale partecipazione dei rurali poveri", "Piccole storie del mio paese, Giuanin, l’America e l’amore", "Nuove storie, Uccidete il sognatore" e "Una cavolata al giorno… Piccolo prontuario per difendersi dai Radical Chic".
Ma la sua battaglia più vera, in quegli anni ha riguardato proprio le mura storiche di Ivrea.
«E se accadesse di giorno? E se si staccasse un masso talmente pesante da finire in strada mentre passano le auto?».
Per Ziliotto il problema era aggravato anche da alcune scelte urbanistiche che riteneva discutibili. In particolare criticava l’idea di realizzare ascensori esterni lungo le mura (si è poi fatta una rampa...), progetto per il quale era stato bandito un concorso costato migliaia di euro.
«Spendendo poco di più – sosteneva – si sarebbero potute installare reti di contenimento, soprattutto nel tratto più scosceso, scendendo da via Circonvallazione tra il giardinetto Avis e il parcheggio».
Non solo. Ziliotto rilanciava anche una proposta storica: il ripristino dell’antica Porta Bosone, che avrebbe collegato la piazza del mercato con la città alta.
Secondo lui questa soluzione avrebbe rispettato meglio la storia e l’ambiente urbano, ma la giunta non l’aveva presa in considerazione, preferendo concentrarsi sul progetto degli ascensori.
Intanto il Castello di Ivrea, costruito nel 1358 e conosciuto come il Castello “dalle rosse torri” o del Conte Verde, era appena diventato definitivamente proprietà del Comune e in Consiglio comunale il tema tornava ciclicamente.
Durante una seduta l'allora consigliere comunale Alberto Tognoli chiede di aprire un dialogo con il vescovo per rivalutare un’area troppo a lungo trascurata.
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