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L'Istituto Olivetti, il referendum e la polpetta avvelenata

Lettera anonima degli studenti dell’Olivetti denuncia un incontro in orario scolastico come propaganda pro-no: chiedono il contraddittorio e riaprono il dibattito sul ruolo pluralista della scuola.

Ivrea, studenti dell’Olivetti denunciano “propaganda politica” durante un incontro sul referendum

Ivrea, studenti dell’Olivetti denunciano “propaganda politica” durante un incontro sul referendum

La storia, a rileggerla oggi, ha tutti gli ingredienti della classica polpetta avvelenata. Funziona così: arriva una lettera anonima, qualcuno la raccoglie, qualcun altro la rilancia e nel giro di poche ore la polemica è servita.

La lettera in questione, attribuita a un gruppo di studenti dell’Istituto Olivetti di Ivrea, finisce nella casella di posta elettronica di Fratelli d’Italia Ivrea. Il contenuto è piuttosto esplosivo: denuncia un incontro avvenuto il 18 febbraio con Edoardo Fiore, dal titolo “Costituzione, tipologie di referendum e processo penale”, che secondo gli autori si sarebbe trasformato in due ore di propaganda politica a favore del “No” al referendum.

Nel documento si parla di una narrazione a senso unico, dell’assenza di contraddittorio, di studenti che non avrebbero potuto esprimere opinioni diverse. E si arriva alla conclusione: la scuola non dovrebbe essere il luogo in cui si impongono idee politiche.

La lettera è anonima – gli studenti spiegano di voler evitare possibili ripercussioni – ma questo non impedisce che la vicenda prenda rapidamente una piega pubblica. Il coordinamento locale di Fratelli d’Italia la rilancia con un comunicato diffuso domenica 8 marzo. Le parole sono pesanti: si parla di un episodio «gravissimo», di propaganda politica dentro la scuola, di un fenomeno che starebbe diventando sempre più frequente.

A quel punto la miccia è accesa.

Le polemiche che riguardano scuola e politica hanno una caratteristica: viaggiano veloci. Molto veloci. E così la segnalazione, partita da una lettera senza firma, entra rapidamente nel circuito delle notizie.

Nel fine settimana La Voce la pubblica.

lettera

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Poi, come spesso accade, arrivano le spiegazioni. E il quadro comincia a cambiare.

L’incontro del 18 febbraio c’è stato davvero. Questo è un dato. Era rivolto alle classi quarte e quinte e riguardava proprio il funzionamento del referendum e alcuni aspetti del processo penale. Un appuntamento inserito nelle attività di educazione civica, cioè proprio quelle lezioni che servono – almeno nelle intenzioni – a spiegare agli studenti come funzionano le istituzioni democratiche.

Fin qui i fatti.

Poi ci sono le verifiche successive. E qui la storia diventa meno clamorosa di quanto sembrasse all’inizio.

Al momento non risultano segnalazioni formali da parte della Componente studentesca dei rappresentanti di Istituto. E soprattutto la dirigente scolastica Maria Rosaria Roberti, non è mai stata informata di presunti problemi legati allo svolgimento dell’incontro.

"Sia i docenti, sia i ragazzi non mi hanno segnalato alcun problema rispetto ad una presunta propaganda. L'incontro si è svolto in totale coerenza con gli obiettivi dell'insegnamento dell'educazione civica derivanti dal curricolo di Istituto, armonizzato con le linee guida dell'educazione civica 2024 e non è stata fatta alcuna propaganda politica ..." puntualizza la dirigente.

Non risultano cioè proteste ufficiali, segnalazioni interne o contestazioni formali.

Resta invece la lettera anonima. Che è il punto da cui tutto è partito.

Chi l’abbia scritta non è dato sapere. Gli autori sostengono di essere studenti e spiegano la scelta dell’anonimato con il timore di possibili conseguenze sul piano scolastico. Una motivazione comprensibile, ma che ovviamente rende impossibile verificare l’effettiva rappresentatività della segnalazione.

Quanti studenti la condividono? Due? Dieci? Una classe intera? A quanto pare neanche mezzo.

In redazione, a dire il vero, qualche dubbio era venuto fin dall’inizio. Le lettere anonime sono un genere antico quanto il giornalismo: a volte raccontano problemi reali, altre volte sono semplicemente il modo più comodo per lanciare un sasso nello stagno senza metterci la firma.

Ma quando una lettera anonima viene presa, trasformata in comunicato politico e rilanciata pubblicamente, il meccanismo dell’informazione parte quasi automaticamente.

E così la polemica nasce, cresce e finisce nel dibattito cittadino.

Alla fine, almeno per ora, la vicenda dell’Olivetti sembra raccontare soprattutto questo: il percorso di una segnalazione anonima che diventa un caso politico nel giro di poche ore.

Una lettera senza firma. Un comunicato. Un titolo del fine settimana.

In altre parole: la classica polpetta avvelenata. Che qualcuno ha lanciato sul tavolo ai Fratelli d’Italia.

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