Cerca

Attualità

Don Luigi Ciotti a Chivasso: studenti in silenzio davanti alle storie delle vittime di mafia

Centinaia di studenti dell’Europa Unita, Ubertini e Casa di Carità ascoltano il fondatore di Libera

Don Luigi Ciotti a Chivasso: studenti in silenzio davanti alle storie delle vittime di mafia

Don Luigi Ciotti a Chivasso: studenti in silenzio davanti alle storie delle vittime di mafia

Don Luigi Ciotti entra nell’aula magna dell’Istituto Europa Unita e davanti a centinaia di studenti cala un silenzio raro. Succede mercoledì mattina, 4 marzo, in via Marconi a Chivasso, dove i ragazzi dell’Europa Unita, dell’Ubertini e della Casa di Carità di Castelrosso hanno incontrato il fondatore di Libera e del Gruppo Abele. Un appuntamento scolastico che si è trasformato presto in qualcosa di diverso: un confronto diretto con chi da decenni combatte mafie, indifferenza e rassegnazione.

Don Luigi Ciotti non fa lezioni cattedratiche. Racconta storie. Storie di vittime innocenti delle mafie, di famiglie spezzate, di persone che hanno deciso di non piegarsi. Racconti concreti, spesso duri, che arrivano dritti ai ragazzi. «La mafia cresce dove trova indifferenza», ricorda più volte, insistendo su un punto preciso: il muro del “non mi riguarda” è il terreno su cui la criminalità organizzata continua a prosperare.

Il discorso si sposta poi sul piano personale. Ciotti parla della sua infanzia nel dopoguerra, delle difficoltà economiche vissute dalla sua famiglia, e collega quelle esperienze alla realtà di oggi, dove la povertà continua a esistere accanto alla dignità di chi non si arrende. È qui che invita i ragazzi a fermarsi, a ritagliarsi momenti di solitudine per riflettere su sé stessi. «Non abbiate paura del silenzio», dice. «Serve per capire chi siamo davvero». Un invito che suona quasi come una sfida in un’epoca dominata da connessioni digitali e relazioni spesso superficiali.

Nel finale arriva una riflessione che spiazza molti. Il tema è il perdono. Don Luigi Ciotti racconta episodi di vita vissuta per spiegare quanto sia importante recuperare chi sbaglia, soprattutto quando si tratta di ragazzi. «Dobbiamo spezzare la catena colpa-punizione», sostiene, spiegando che senza fiducia e possibilità di riscatto non esiste vera giustizia.

Prima di lasciare l’aula magna, l’invito diventa concreto. Il prossimo 21 marzo a Torino si terrà la trentunesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera. Una marcia nazionale che ogni anno riunisce migliaia di persone.

«È un momento per stare accanto a chi ha perso un figlio, un fratello, un padre per mano della mafia», dice Ciotti salutando gli studenti. «La presenza dei giovani può alleggerire, anche solo per un attimo, il peso di quel dolore».

E nell’aula magna resta quella stessa sensazione con cui l’incontro era iniziato: un silenzio pieno di attenzione, raro da vedere in una scuola.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori