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Elezioni a Chivasso, Vitale e Pasteris lanciano un messaggio alla maggioranza: “Siamo la seconda forza della coalizione” (VIDEO)

Dal nuovo teatro al vecchio Politeama, dal Carnevale da rilanciare al calcio in città, fino alle elezioni 2027

Elezioni a Chivasso, Vitale e Pasteris lanciano un messaggio alla maggioranza: “Siamo la seconda forza della coalizione” (VIDEO)

Elezioni a Chivasso, Vitale e Pasteris lanciano un messaggio alla maggioranza: “Siamo la seconda forza della coalizione” (VIDEO)

A poco più di un anno dalle elezioni comunali del 2027, Gianluca Vitale, assessore alla Cultura, Legalità, Sport e Manifestazioni del Comune di Chivasso, e Adriano Pasteris, capogruppo di Noi per Chivasso in Consiglio comunale, tracciano un primo bilancio dell’esperienza amministrativa e guardano già alla prossima partita politica.

Dalla cultura al nuovo teatro in arrivo, dal futuro del Carnevale di Chivasso alle criticità degli impianti sportivi, fino al peso politico della lista civica nella coalizione di centrosinistra. Sullo sfondo resta anche la domanda che circola da mesi in città: Vitale sarà il candidato sindaco del 2027?

Ne parliamo in questa intervista.

A un anno e poco più dalle elezioni, che bilancio date del lavoro fatto come gruppo e come parte della maggioranza? Siete soddisfatti?

Vitale: Sì, siamo soddisfatti, anche se si può sempre fare di più. Quando sono arrivato in assessorato ho trovato un settore che, dal mio punto di vista, aveva bisogno di essere rimesso in moto. Ho lavorato soprattutto per rilanciare la cultura, a partire dal Festival della Letteratura, riportando a Chivasso nomi importanti come Nicola Gratteri, Alessandro Barbero, Luigi De Magistris, Gioele Dix, Alice Basso e altri ancora. La risposta della città è stata forte: eventi pieni, pubblico presente, attenzione ritrovata.

Anche sul fronte teatrale abbiamo costruito una stagione di livello, con una convenzione con Piemonte dal Vivo e una direzione artistica gestita internamente, che ci ha permesso anche di contenere i costi. Chivasso è tornata a essere un polo culturale riconoscibile.

Se devo indicare invece un punto su cui non mi sento ancora soddisfatto, è il lavoro sugli adolescenti e sul disagio giovanile. Ho trovato molte progettualità sulla fascia 0-3 anni, ma quasi nulla per gli adolescenti. È un vuoto su cui bisogna intervenire. Abbiamo avviato un tavolo giovani e ora voglio trasformarlo in un osservatorio permanente che coinvolga scuole, cooperative, associazioni, terzo settore, sport e realtà educative del territorio.

Nonostante le difficoltà economiche, siamo riusciti a mantenere il piano dell’offerta formativa e a difendere cultura, scuola e sport, che di solito sono i primi capitoli a essere sacrificati quando le risorse diminuiscono. Questo per me è un risultato importante.

Pasteris: Per me è stata un’esperienza importante e formativa, perché governare una città è molto più complesso che fare opposizione. Sono soddisfatto del lavoro svolto dal gruppo, che ha agito con lealtà dentro la maggioranza mantenendo però una propria identità civica.

Abbiamo portato avanti alcuni punti qualificanti del nostro programma, a partire dal tema della legalità, affrontato con strumenti diversi: musica, teatro, incontri nelle scuole, iniziative con figure di forte impatto come don Luigi Ciotti. L’idea è stata quella di avvicinare soprattutto i ragazzi.

Accanto a questo, abbiamo sempre considerato la cultura come uno strumento di crescita e di coesione sociale. Naturalmente si poteva fare di più, ma il bilancio complessivo resta positivo.

Quale futuro immaginate per il Carnevale di Chivasso? Può continuare a organizzarlo un’associazione come l'Agricola o serve un altro modello?

Pasteris: Io sono legato al Carnevale e mi auguro che possa tornare al livello di un tempo, superando le difficoltà di oggi. Al di là delle vicende giudiziarie, credo che una manifestazione così importante per la tradizione della città meriti anche una riflessione su come aggiornarsi.

Il pubblico è cambiato e un evento così radicato dovrebbe trovare il modo di parlare anche a un pubblico diverso, più dinamico, più contemporaneo. La sfida è proprio questa: salvaguardare la tradizione, ma adattarla ai tempi. Per riuscirci serve uno sforzo comune da parte degli organizzatori e degli altri soggetti coinvolti.

Vitale: La questione non si può leggere solo in termini di “il Comune poteva fare di più oppure no”. Il contesto ha pesato molto. Sulla vicenda giudiziaria ci sono sedi competenti e non spetta alla politica intervenire su quel terreno.

Detto questo, penso che il nodo vero sia un altro: il format del Carnevale, nel 2026, mostra segni di stanchezza. Le tradizioni vanno rispettate, ma non basta riproporle sempre allo stesso modo. Serve una riflessione seria su un format più fresco, più capace di attrarre pubblico.

Il Comune, comunque, ha garantito il supporto logistico possibile. Non abbiamo ritenuto opportuno stanziare fondi diretti in una situazione così fragile, sia per ragioni economiche sia per ragioni di opportunità. L’auspicio è che l’Agricola trovi una dimensione nuova, capace di tenere insieme tradizione e innovazione.

Il nuovo teatro di piazza del Popolo verrà inaugurato prima delle elezioni. Per la cerimonia inaugurale a bilancio sono stati inseriti circa 50 mila euro. Come sarà inaugurato e che ruolo avrà?

Vitale: Il teatro è una delle opere più importanti di questa amministrazione. Parliamo di un investimento da circa 3,5 milioni di euro attraverso il PNRR, in una fase storica in cui spesso i teatri chiudono invece di aprire. Per questo lo considero una scommessa vinta sul piano strutturale.

Chivasso, del resto, ha una forte tradizione teatrale e molte realtà che lavorano in questo ambito. Il nuovo teatro potrà diventare un luogo di incontro, di spettacolo e di coesione sociale, non soltanto uno spazio per la prosa.

Sull’inaugurazione stiamo lavorando con Piemonte dal Vivo a una stagione inaugurale importante. In bilancio ci sono 49 mila euro destinati a questo obiettivo. L’idea è quella di una doppia inaugurazione: a settembre per la parte esterna, con un grande evento nell’area all’aperto, e a metà ottobre per la parte interna, con uno o più nomi di rilievo nazionale.

Dopo l’intervento di una chivassese vip come Simona Ventura sul Politeama, che ne ha auspicato l'apertura,  esiste una prospettiva per riattivarlo? E per il cinema a Chivasso?

Vitale: Il punto di partenza è semplice: il Politeama è una struttura privata. Questo limita molto il margine d’azione del Comune, che non poteva investire direttamente risorse pubbliche per ristrutturarlo. Quando io sono arrivato, peraltro, il progetto sul nuovo teatro finanziato dal PNRR era già stato approvato.

Questo non significa che non possano esserci in futuro accordi o ragionamenti, ma devono esserci le condizioni economiche e gestionali. Lo stesso discorso vale per il cinema: in astratto si può fare, ma un cinema oggi deve reggersi economicamente, e non è affatto semplice in presenza di multisala a pochi minuti di distanza.

Io resto favorevole all’idea che Chivasso possa tornare ad avere un cinema, ma solo dentro un equilibrio sostenibile.

Sul fronte sportivo, soprattutto nel calcio, Chivasso appare sotto-dimensionata rispetto alla città che è. Cosa non ha funzionato?

Vitale: Il problema principale sono le strutture sportive. Ed è un punto su cui anche noi abbiamo un rammarico. Chivasso ha impianti che hanno bisogno di interventi importanti: il Rava, il Pastore, la piscina. Senza un aggiornamento serio di queste strutture, è difficile fare un salto di qualità, soprattutto nel calcio.

Sul campo Pastore, in particolare, il rifacimento del manto sintetico sarebbe decisivo per riportare qui categorie importanti come l’Eccellenza e rimettere in moto una filiera capace di attrarre giovani e far crescere il movimento.

Abbiamo cercato finanziamenti con CONI, Regione e bandi vari, ma finora non è stato semplice. Io però considero ancora concreta la possibilità di intervenire nell’ultimo scorcio di amministrazione, anche trovando risorse straordinarie.

Va detto che, nonostante questi limiti strutturali, molte discipline a Chivasso stanno bene: nuoto, pallavolo, scherma e altre realtà continuano a lavorare con risultati importanti. Sul calcio, però, se non si interviene sugli impianti, il problema resta.

Che peso avrà “Noi per Chivasso” nei dialoghi verso le elezioni 2027?

Pasteris: “Noi per Chivasso” ha il peso della seconda forza politica della coalizione e quindi intende far valere questo ruolo nei prossimi dialoghi. L’obiettivo è costruire un accordo attorno a un programma chiaro e a una figura di sindaco adeguata, capace di proseguire e sviluppare il lavoro fatto in questi anni.

Noi rivendichiamo di avere lavorato sempre con lealtà, in modo trasparente e con una forte identità civica. Questo ci consente di sederci al tavolo con una credibilità politica e numerica reale.

Che caratteristiche deve avere il prossimo candidato sindaco? Radio portici è sicura: Gianluca Vitale sarà candidato sindaco...

Pasteris: Per noi conta innanzitutto il programma. Il candidato sindaco deve interpretare i nostri punti fondamentali e i principi che hanno guidato l’azione della lista. Da questo punto di vista, Gianluca Vitale è certamente un riferimento politico importante e, se ci fosse la sua disponibilità, sarebbe per noi una candidatura di primo piano.

Vitale: In questo momento non sono dentro una dimensione di candidatura a sindaco. Non la escludo, ma oggi la mia priorità è chiudere bene quest’ultimo tratto di amministrazione.

Quello che posso dire è che la prossima Chivasso avrà bisogno di un sindaco capace di decidere, di leggere i bisogni rapidamente, di fare sintesi politica ma anche di assumersi la responsabilità delle scelte quando serve. Cinque anni passano in fretta e la città non può permettersi lentezze, piccole beghe e polemiche infinite.

Serve una guida che abbia coraggio, visione e rapidità.

Essendo la vostra una lista civica, un dialogo con la destra, se non ci fosse accordo con l’attuale maggioranza, è fantapolitica?

Pasteris: Alle scorse elezioni abbiamo parlato con tutti e non abbiamo mai avuto preclusioni ideologiche nel confronto. Poi, a un certo punto, una scelta andava fatta ed è stata fatta.

Anche oggi l’approccio resta quello di una lista civica aperta al dialogo. Però una cosa per me conta molto: il rispetto dei rapporti personali e politici. Con chi ha impostato un’opposizione troppo personale e aggressiva, diventa difficile immaginare un confronto vero. Per il resto, parlare con tutti è giusto.

Vitale:In politica locale non si può mai escludere nulla a priori. Le relazioni contano molto, spesso più dei blocchi ideologici. Noi veniamo da storie differenti eppure siamo riusciti a costruire un percorso comune: questo dimostra che, sul territorio, le sintesi sono possibili.

Detto questo, il nostro campo di riferimento resta quello di un progressismo liberale. Io mi riconosco in quell’area, ma dentro una lista civica convivono sensibilità diverse. Per questo non credo nelle chiusure assolute. Credo però che il rapporto personale e il rispetto reciproco restino decisivi.

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