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Sanità
04 Marzo 2026 - 16:40
L'assessore regionale Federico Riboldi
Le Case di comunità piemontesi devono aprire entro il 30 aprile, come previsto dal PNRR. Ma mentre il conto alla rovescia procede, cresce il timore che la nuova rete della medicina territoriale parta già in affanno. Sul tavolo c’è il possibile ricorso ai medici “gettonisti” per garantire l’avvio delle strutture. E la polemica è già esplosa.
A lanciare l’attacco più duro è Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per Piemonte e Valle d’Aosta.
“Quanto leggiamo sulla stampa riguardo l’avvio delle Case di Comunità in Piemonte non è solo la cronaca di un annuncio disatteso, ma la conferma di un’operazione politica fondata sull’insostenibile leggerezza delle promesse mancate. L’assessore Riboldi, che oggi ammette candidamente il ricorso ai medici ‘gettonisti’ come soluzione transitoria, è lo stesso che fino a ieri ha spergiurato il rispetto rigoroso dei cronoprogrammi e l’esclusione totale di personale esterno”.
Il riferimento è all’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, accusato di aver costruito una narrazione rassicurante che oggi, secondo l’opposizione, si scontra con la realtà dei fatti.
“Siamo di fronte a un’ipocrisia inaccettabile — incalza Deambrogio —. Riboldi ha costruito una narrazione da ‘risolutore razionale’, fingendo un potere d'intervento che i fatti smentiscono sistematicamente. Mentre a parole garantiva assunzioni pubbliche e servizi efficienti, il suo ‘governo amico’ a Roma prorogava l’uso dei gettonisti, svelando il vero volto di questa gestione: la privatizzazione evidente e il depauperamento della sanità pubblica”.
Per Rifondazione il rischio è evidente: Case di comunità inaugurate ma già prive di personale strutturato.
“Non si possono spacciare come ‘soluzioni transitorie’ quelle che sono, nei fatti, voragini strutturali. Riboldi si comporta come un pessimo piazzista seriale di pezze che, puntualmente, si rivelano essere peggiori dei buchi che dovrebbero tappare. Si continua a pescare nel privato per coprire l’incapacità – o la volontà politica – di non investire seriamente nel servizio pubblico”.
Il tema non è però soltanto politico. Anche dal fronte sindacale arrivano segnali di forte preoccupazione.
Il Nursing Up Piemonte Valle d’Aosta, sindacato delle professioni infermieristiche, avverte che un avvio basato su personale temporaneo rischia di tradire lo spirito stesso della riforma territoriale prevista dal PNRR.

Claudio Delli Carri
“Le Case di comunità non possono aprire reggendosi sui gettonisti. Se questa è la soluzione, allora stiamo sbagliando modello prima ancora di partire”, afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale del sindacato.
La scadenza del 30 aprile impone alle aziende sanitarie di attivare i servizi minimi nelle nuove strutture, ma secondo Nursing Up il problema non è tanto aprire le porte quanto farlo con organici stabili.
“Non è vero che gli infermieri, professionisti sanitari e oss non ci sono. Al concorso bandito a dicembre hanno partecipato circa 1900 candidati. Le prove concorsuali si concluderanno entro fine di aprile 2026. Il problema non è la mancanza di professionisti, ma la tempistica amministrativa”.
In altre parole, le graduatorie arriveranno quando le Case di comunità dovrebbero essere già operative. Da qui la richiesta di accelerare immediatamente le procedure.
“Le Case di comunità devono garantire continuità assistenziale sul territorio. Affidarle a gettonisti o a contratti a tempo determinato significherebbe costruire una sanità di prossimità già precaria alla nascita. È una contraddizione evidente”.
Secondo il sindacato il rischio è anche culturale: il PNRR nasce per rafforzare la sanità pubblica e la medicina territoriale. Se la risposta è il ricorso sistematico al privato o a personale temporaneo, l’impianto della riforma rischia di essere snaturato.
“Una rete territoriale stabile richiede infermieri, professionisti sanitari e oss assunti stabilmente. Non si può parlare di presa in carico e continuità se chi lavora nelle strutture cambia ogni mese”.
Da qui la richiesta di un cronoprogramma chiaro sulle assunzioni e dello sblocco rapido delle graduatorie.
“Le Case di comunità sono un’opportunità straordinaria per la sanità piemontese — conclude Delli Carri — ma solo se vengono costruite su basi solide. Le strutture si inaugurano in un giorno. Gli organici si programmano per anni”.
Nel frattempo il conto alla rovescia continua. E la domanda resta sospesa: le Case di comunità saranno davvero il pilastro della nuova sanità territoriale piemontese o rischiano di nascere già con il fiato corto.
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