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Area cani con sorpresa e quelle 3 strisce verniciate su 23. Benvenuti nella città delle manutenzioni "ad cazzum"

Sotto la rete si passa, sopra le crepe si attraversa. Tra post entusiasti e collaudi creativi, le “opere” comunali debuttano sempre un giorno prima di essere finite

Area cani con sorpresa: separati sulla carta, uniti sotto la rete

Area cani con sorpresa: separati sulla carta, uniti sotto la rete

La sindaca Elena Piastra non aveva ancora fatto in tempo a chiudere il post autocelebrativo che la nuova area cani, fresca di inaugurazione, aveva già deciso di distinguersi per spirito d’iniziativa. “Dinamica”, potremmo definirla. Dinamica nel senso che i cani, anziché restare diligentemente separati tra grandi e piccoli come da progetto, possono comodamente infilarsi sotto la recinzione e risolvere la questione alla vecchia maniera: annusata di confine, scatto felino e, se l’umore non è dei migliori, zuffa libera. Altro che agility dog: qui siamo al parkour urbano versione quattro zampe, disciplina olimpica non ancora riconosciuta ma già praticatissima.

La narrazione ufficiale, va detto, è impeccabile. “Piccolo tassello”, “riqualificazione”, “spazio pubblico che prende forma”, marciapiedi nuovi dove prima c’erano solo auto e oscurità. E nessuno mette in dubbio che via Schiapparelli meritasse un intervento serio. Il problema è che tra il rendering mentale e il terreno vero ballano quei cinque, sei, sette centimetri sotto la rete. Una misura modesta, sufficiente però a trasformare un’area cani in un laboratorio di convivenza forzata.

Un cittadino, con un’educazione che rasenta l’eroismo, sui social chiede se si possa mettere un po’ di cemento o due blocchi per chiudere il varco. Non una commissione speciale, non un bando europeo, non un tavolo tecnico con slide e buffet. Cemento. Roba grigia, concreta, che si posa per terra e resta lì. A volte la rivoluzione urbanistica sta tutta in una carriola.

Ma la saga delle “opere creative” non si esaurisce sotto la rete. Capitolo due: segnaletica orizzontale. Tre giorni di divieto di sosta con rimozione forzata, cartelli comparsi e poi spariti come per magia. Lavori conclusi. Sipario. Dovevano riverniciare le strisce pedonali e ne risultano sistemate tre su ventitré. Tre. Un numero simbolico, forse scelto per ragioni artistiche. Le altre venti? Affidate alla fantasia degli automobilisti e alla fede dei pedoni. Guai a chi ride.

area cani

cac

A questo punto la domanda non è polemica, è tecnica: ma c’è qualcuno che controlla chi dovrebbe controllare? O basta che l’ordinanza scada per certificare che l’intervento è riuscito? Perché qui non si parla di gusti, ma di metodo. E il metodo sembra sempre lo stesso: si annuncia, si posta, si ringrazia lo sponsor, si elenca il futuro radioso — casa di quartiere, casa dello studente, circolare intorno alla fabbrica, parco in zona Corea (dita incrociate e foto d’ordinanza). Poi però arriva il presente, quello fatto di cemento che manca e vernice che finisce prima del previsto, insomma di opere pubbliche e manutenzione "ad cazzum", detta in latino.

Benvenuti a Settimo Torinese, capitale del “piccolo tassello” lasciato a metà. La città della visione lunghissima e della rete cortissima. E al segnale della sindaca, partano pure le difese d’ufficio. Magari, nel frattempo, qualcuno passi con una livella.

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