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Il Gramsci non resta a guardare: 400 euro a Medici Senza Frontiere per chi vive sotto le bombe

Educazione civica che diventa impegno: studenti dell'Antonio Gramsci di Ivrea raccolgono 400 euro per Medici Senza Frontiere e costruiscono una rete di solidarietà

Il Gramsci non resta a guardare: 400 euro a Medici Senza Frontiere per chi vive sotto le bombe

Bambini a Gaza

Non sono solo pagine di libri, interrogazioni e compiti in classe. A volte la scuola diventa coscienza. Diventa scelta. Diventa gesto.

È quello che è accaduto al liceo “Antonio Gramsci” di Ivrea, dove la settimana dell’Educazione civica si è trasformata in qualcosa di più di un calendario di attività: è diventata un atto concreto di responsabilità verso il mondo. Gli studenti del Laboratorio di Scienze umane hanno promosso una raccolta fondi a favore di Medici Senza Frontiere, destinando il ricavato agli interventi a Gaza e negli altri scenari di conflitto dove ogni giorno si lotta per sopravvivere, dove la normalità è fatta di sirene, macerie e ospedali al limite delle forze.

Il risultato? 400 euro! Una cifra che, letta distrattamente, potrebbe sembrare piccola. Ma che pesa molto di più se si pensa da dove nasce: dall’impegno di ragazzi e ragazze che hanno scelto di mettersi in gioco, dal sostegno delle famiglie che hanno risposto con generosità, dalla collaborazione dell’ANPI di Ivrea e del Centro di Salute Mentale cittadino, che hanno condiviso e sostenuto l’iniziativa. Una rete silenziosa ma forte, capace di trasformare la sensibilità in azione concreta.

Dietro quei 400 euro ci sono discussioni in classe, riflessioni sull’attualità, domande difficili. C’è la volontà di non limitarsi a osservare le immagini dei conflitti scorrere sugli schermi, ma di dare un segnale, per quanto simbolico, di partecipazione e responsabilità. C’è la consapevolezza che l’educazione civica non è soltanto una materia, ma un esercizio quotidiano di cittadinanza.

La scelta di Medici Senza Frontiere non è stata casuale. L’organizzazione è da sempre in prima linea nelle emergenze umanitarie, nei territori devastati dalla guerra, nei contesti dove l’assistenza sanitaria è spesso l’unico filo che tiene insieme la speranza. Medici, infermieri, psicologi che lavorano in condizioni estreme, garantendo cure, supporto psicologico, dignità. Ed è significativo che proprio queste siano le professionalità verso cui si orienta il percorso di studio di molti studenti di Scienze umane. In quel gesto solidale c’è già un’idea di futuro: curare, assistere, prendersi carico della fragilità altrui.

L’iniziativa ha rappresentato anche un momento di crescita collettiva per l’istituto. Ha rafforzato il legame tra il liceo e le realtà del territorio che condividono valori di pace, memoria e solidarietà. La collaborazione con l’ANPI e con il Centro di Salute Mentale testimonia una comunità che dialoga, che costruisce ponti tra generazioni e competenze, che riconosce nella scuola un presidio civile fondamentale.

Formare giovani consapevoli significa questo: offrire strumenti per leggere la complessità del presente, per comprendere che ciò che accade lontano non è mai davvero distante. Significa educare alla responsabilità, alla partecipazione, alla capacità di scegliere da che parte stare quando la realtà interpella.

In fondo, l’insegnamento di Antonio Gramsci — a cui l’istituto è intitolato — risuona ancora con forza: l’indifferenza non è un’opzione. Restare neutrali di fronte alla sofferenza equivale a lasciarla scorrere senza opposizione. E la scuola, oggi più che mai, ha il compito di insegnare il contrario.

Gli studenti del Laboratorio di Scienze umane e l’intero liceo desiderano ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta, affinché il messaggio arrivi anche alla cittadinanza che ha partecipato al progetto. Perché dietro quei 400 euro non c’è soltanto una somma devoluta. C’è un’idea di scuola che non si chiude nelle aule. C’è un territorio che risponde.

E c’è una generazione che prova, nel suo piccolo, a non restare a guardare.

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