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Nasce la Giornata della libertà religiosa nel segno del 1848

Via libera unanime alla legge proposta da Monica Canalis (Pd): «Un faro contro ogni discriminazione e un segnale anche per il Paese»

Il sociale lasciato a secco: la Regione tira dritto, i Comuni affondano, Canalis denuncia

Monica Canalis

Con un voto unanime – 36 sì su 36 – il Consiglio regionale del Piemonte ha acceso una luce su una pagina decisiva della sua storia: dal 2026, ogni 17 febbraio sarà la Giornata regionale della memoria delle Regie Patenti del 1848, l’atto con cui Carlo Alberto pose fine a secoli di discriminazioni contro i valdesi, estendendo poche settimane dopo – il 29 marzo – la piena cittadinanza anche agli ebrei piemontesi.

Non una semplice ricorrenza, ma una scelta dal forte valore politico e civile. A firmare la proposta è stata Monica Canalis (Pd), che rivendica il senso profondo dell’iniziativa: «Il nostro territorio nel 1848 fu apripista del riconoscimento dei diritti civili alle minoranze religiose. Il 17 febbraio Carlo Alberto firmò le Regie Lettere Patenti, che ponevano fine a secoli di discriminazione e persecuzione e riconoscevano ai cittadini sabaudi di religione valdese i diritti civili, politici e il diritto di frequentare gli istituti scolastici. Il 29 marzo dello stesso anno il Regno di Sardegna emancipò anche gli ebrei piemontesi, che divennero finalmente cittadini».

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Il testo, il cui iter è iniziato nel settembre 2024, è stato modificato e affinato nel corso di un anno e mezzo di confronto.

«È il frutto di una lunga e faticosa mediazione e di una paziente attività emendativa», sottolinea la consigliera dem. Un dettaglio tutt’altro che secondario: «Si tratta della prima legge della legislatura approvata su proposta dell’opposizione e non della maggioranza».

La legge prevede che ogni anno la Regione promuova iniziative di informazione e approfondimento sui valori della libertà di coscienza, di religione e di pensiero. Il programma sarà approvato dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, sentito il Centro Gianni Oberto. L’obiettivo non è solo commemorare, ma attualizzare.

«Grazie alla legge regionale approvata oggi, di cui sono prima firmataria, il Piemonte continua ad essere un faro del dialogo e dello stato di diritto», afferma Canalis. E aggiunge: «La libertà religiosa e l’uguaglianza dei cittadini a prescindere dal credo professato è una conquista pionieristica piemontese che dalle Lettere Patenti del 1848 è giunta, dopo la parentesi delle leggi razziali, sino alla Costituzione italiana del dopoguerra e permane come impegno attuale».

Il riferimento al presente è esplicito. «In un’Italia in cui le identità religiose e culturali si evolvono, ritengo fondamentale che il nostro territorio continui a promuovere l’eguale libertà delle confessioni religiose, termometro di ogni altra libertà e tassello essenziale della convivenza democratica».

E ancora: «Ricordare le conquiste giuridiche della storia del nostro Piemonte può contribuire a far crescere la sensibilità verso quei Paesi del mondo in cui la libertà religiosa è ancora negata e verso quelle fedi religiose che in Italia attendono tuttora un riconoscimento».

Non manca un passaggio netto sull’attualità: la nuova giornata può essere «un antidoto ai recenti rigurgiti antisemiti» e «un monito a difendere la non confessionalità delle istituzioni civili, la moderna distinzione tra politica e religione, tra sfera temporale e sfera spirituale».

C’è anche un messaggio rivolto a Roma: «La nuova legge piemontese può essere un segnale extra regionale, vista l’assenza di una legge nazionale sulla libertà religiosa». E un auspicio politico più ampio: «Sottolineando i diritti civili delle minoranze religiose abbiamo condiviso tratti di un patrimonio di tutti, in una regione che ha fatto da apripista nel riconoscimento dei diritti civili e auspichiamo possa avvenire qualcosa di simile a livello nazionale».

Per Canalis, inserire il 17 febbraio nel calendario civile piemontese «significa ricordare la fine dell’emarginazione e della separazione». Ma la partita non si chiude con il voto in Aula: «Speriamo che questa apertura si traduca in iniziative concrete, per sensibilizzare la popolazione piemontese ai valori della convivenza e della tolleranza. Da oggi il Piemonte ha uno strumento in più per promuovere il rispetto delle minoranze e i diritti di cittadinanza, temi attualissimi e strategici. Monitoreremo che la legge venga attuata».

Dai banchi della maggioranza, la relatrice Marina Bordese (Fdi) ha parlato di «lavoro svolto in Commissione» e della necessità di ribadire «il principio dell’eguale libertà delle confessioni religiose e il carattere di laicità delle istituzioni pubbliche», riconoscendo l’importanza di valorizzare quanto già promosso dalle comunità valdese ed ebraica.

Il 17 febbraio, dunque, non sarà solo una data storica. Sarà un banco di prova. Per misurare quanto il Piemonte voglia ancora essere, come nel 1848, un laboratorio di diritti.

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