La mozione è stata depositata il 22 febbraio e porta due firme: Andrea Accorsi e Andrea Dei. Chiede una cosa precisa: ristori e compensazioni per i commercianti di Viale Buridani, stretti da oltre due anni tra cantieri, transenne e accessibilità ridotta. Non un atto generico, ma un impegno formale a riconoscere il danno economico e a intervenire su TARI e canone patrimoniale. E a tre mesi dal voto, il peso politico dell’iniziativa è evidente.
Il testo parla di chiusure, fatturati in calo, vetrine spente. Richiama l’articolo 97 della Costituzione, il principio di proporzionalità, l’autonomia tributaria del Comune. Tradotto: se l’ente pubblico produce un danno prolungato con lavori pubblici, può – e secondo i firmatari deve – attivare misure compensative. Non discrezionali, non occasionali. Automatiche.
Ma la mozione non nasce nel vuoto. Arriva dopo mesi di richieste in Commissione e in Consiglio, rimaste – sostengono i proponenti – senza atti concreti. E soprattutto arriva mentre Andrea Accorsi non è solo consigliere comunale: è candidato sindaco di un cartello di liste civiche che prova a ritagliarsi uno spazio nel confronto con il centrodestra che governa la città.

Andrea Accorsi, consigliere comunale di opposizione a Venaria Reale
Il suo post è diretto: "Promesse al commercio, zero tutele: ora la maggioranza scelga". Non è solo una critica amministrativa. È un’accusa politica. Si richiama il programma 2020 dell'amministrazione del sindaco Fabio Giulivi (che si ripresenterà alle urne a giugno, ndr), le parole su sostegno al commercio, rilancio del centro, dialogo con gli operatori. La domanda è implicita ma netta: dove sono finite quelle promesse?
La maggioranza, dal canto suo, potrà replicare che i cantieri erano necessari, che le opere pubbliche comportano disagi temporanei e che intervenire sui tributi significa incidere su un bilancio già sotto pressione. Ma qui si gioca un’altra partita: non se i lavori servano, ma chi deve sopportarne il costo nel frattempo.
Il punto è tutto lì. Se il sacrificio è collettivo, la compensazione deve esserlo altrettanto. Se invece resta sulle spalle di pochi, allora diventa un tema politico. E in campagna elettorale i temi politici non restano mai tecnici.
La mozione chiede di riconoscere formalmente l’impatto economico straordinario e di attivare riduzioni su TARI e canone per il periodo da ottobre 2024 fino alla fine effettiva dei lavori. Una misura circoscritta nel tempo, ma simbolicamente forte. Perché significa ammettere che qualcosa non ha funzionato.
A fine maggio i cittadini torneranno alle urne. Mancano tre mesi. Ogni voto in Consiglio da qui in avanti peserà il doppio: per il contenuto e per il segnale che manda. Se la maggioranza boccerà l’atto, dirà che la priorità è la tenuta dei conti. Se lo approverà, ammetterà che l’opposizione aveva posto un problema reale.
In mezzo ci sono i commercianti di Viale Buridani, che non votano le mozioni ma contano gli incassi. E quando la politica parla di centro, rilancio e sviluppo, la misura non è nei programmi elettorali. È nelle serrande che restano alzate.