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23 Febbraio 2026 - 17:55
Infermieri “prescrittori”: ecco cosa sono (foto di repertorio)
Più formazione specialistica, nuove opportunità di carriera e la possibilità di diventare “prescrittori” di presidi e ausili per i pazienti. Il nuovo percorso per la formazione degli infermieri è realtà dopo la firma dei decreti che istituiscono tre nuove lauree magistrali, ma la riforma accende immediatamente la polemica tra professioni sanitarie.
L’annuncio è arrivato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, con un video trasmesso all’ultimo Consiglio nazionale della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). «C'è il via libera definitivo al nuovo percorso formativo per gli infermieri per ridare attrattività alla professione e superare il clima di disaffezione verso la sanità pubblica. In tal modo - ha affermato il ministro - andiamo incontro alle legittime richieste dei giovani che vogliono prospettive di carriera, competenze specifiche e puntiamo ad invertire un trend che per anni ha visto l'Italia affermare i migliori infermieri per poi vederli emigrare spesso all'estero».

ORAZIO SCHILLACI, MINISTRO
L’obiettivo dichiarato è anche migliorare la qualità dell’assistenza: «Contare su un personale infermieristico adeguatamente formato significa, infatti, garantire cure più rispondenti ai bisogni dei pazienti».
Le nuove lauree magistrali saranno in Cure primarie e sanità pubblica, in Cure pediatriche e neonatali e in Cure intensive e nell’emergenza. Un passo che, secondo la ministra dell’Università Annamaria Bernini, rappresenta un riconoscimento formale dell’evoluzione della professione: «questo significa riconoscere che l'assistenza infermieristica è una competenza avanzata. Significa valorizzare professionalità che operano in contesti sempre più complessi e rafforzare la qualità delle cure. Infatti, nascono così percorsi specialistici in settori cruciali, figure nuove, competenze mirate e responsabilità più definite».

ANNA MARIA BERNINI, MINISTRO DELL'UNIVERSITA'
Plaude la Fnopi. La presidente Barbara Mangiacavalli commenta: «Non è un punto di arrivo, è un punto di partenza».
Ma la riforma divide. A opporsi è la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), che con una mozione del Consiglio nazionale chiede di modificare il decreto nel punto in cui si prevede per gli infermieri «la possibilità di prescrivere trattamenti assistenziali come presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche in ambiti quali l'infermieristica di famiglia e comunità, le cure neonatali e pediatriche nonché le cure intensive».

BARBARA MANGIACAVALLI, FNOPI
Si tratta, nello specifico, della prescrizione di garze, pannoloni, disinfettanti, cateteri, dispositivi per stomie, medicazioni avanzate per ulcere e ferite. I medici chiedono che l’infermiere possa soltanto «richiedere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche, in esito alla diagnosi del medico e dopo la sua prima prescrizione», così da «assicurerà il rispetto di ruoli e competenze definiti per legge e realizzare le migliori condizioni per l'erogazione dei servizi di assistenza sanitaria evitando così il rischio di contenziosi».
Immediata la replica dei sindacati infermieristici. Il segretario del Nursind, Andrea Bottega, definisce il “no” dei medici una posizione «antistorica e corporativa, oltre che fuori focus». E chiarisce: «diagnosi e terapia medica - precisa - spettano al medico; diagnosi infermieristica e conseguenti interventi assistenziali spettano all'infermiere. Confondere i due piani significa essere in malafede».

ANDREA BOTTEGA, SEGRETARIO NAZIONALE NURSIND
Per il presidente di Nursing Up, Antonio De Palma, «non si può frenare l'evoluzione della professione infermieristica». Il nuovo percorso, aggiunge, «è un'evoluzione persino prudente: in molti Paesi europei, infatti, gli infermieri con formazione avanzata esercitano funzioni ben più ampie, come la prescrizione dei farmaci».

ANTONIO DE PALMA, PRESIDENTE NAZIONALE NURSING UP
Il confronto è aperto e il 2026, anno previsto per la revisione legislativa, si annuncia decisivo. Sul tavolo non c’è solo una questione di ruoli, ma il futuro dell’assistenza sanitaria italiana.
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