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23 Febbraio 2026 - 15:54
La zona delle presunte discariche abusive
Dunque, a Montanaro ci sono o non ci sono le discariche abusive, o meglio non autorizzate, nell’area, o nei pressi dell’area, dove dovrebbe venire realizzato – se approvato dalla Regione – il bacino di laminazione del rio Fossasso progettato dalla precedente amministrazione, quella del sindaco ingegner Giovanni Ponchia? Se ne discute da mesi, la questione delle presunte discariche è già finita negli atti del Comune, per ora come ipotesi da verificare, e si continua a discuterne, anche animatamente nei social.
Ma l’ultima tappa della vicenda appare la più clamorosa: pochi giorni fa il Comitato di Difesa Ambientale, che aveva già mesi fa sollevato la questione, ha mandato al sindaco dottor Antonino Careri una dichiarazione scritta e firmata del montanarese geometra Luigino Alesina. Datata 19 febbraio 2026. Il geometra vi racconta i fatti, risalenti a 50 anni fa, che gli fecero e tuttora gli fanno sospettare la presenza delle discariche. Precisiamo che non è il solo documento che il Comitato ha inviato al Comune. Oltre alla dichiarazione di Alesina, il fascicolo contiene infatti una breve relazione del geologo Guido Bruno, in risposta alla richiesta di precisazioni del sindaco.
Il geologo ribadisce quanto già esposto in un precedente comunicazione: il bacino di laminazione sorgerebbe vicino alla zona di rispetto del pozzo idropotabile, e in un luogo zona nel quale la falda è non lontana dalla profondità a cui scenderebbe lo scavo del bacino.
Il fascicolo comprende inoltre fotografie del sito delle presunte discariche; uno stralcio tratto dal “Geoportale Regione Piemonte – Difesa del suolo”, che individua il sito come discarica ed è accompagnato dalle parole: “Segnalazione di impianti potenzialmente pericolosi dal punto di vista ambientale e di aree potenzialmente interessate – anno 2010”; infine uno stralcio di foto dell’Istituto Geografico Militare, confronto 1989-96, che il geologo così commenta: “Nonostante la bassa risoluzione delle foto, è evidente l’estendersi degli interventi, quali che essi siano, verso Sud” (in proposito il geologo annuncia che manderà al Comune fotografie a risoluzione più alta). Per il geologo tutta questa documentazione avvalora la sua ipotesi circa la presenza delle discariche abusive o non autorizzate.

Il geometra Alesina
Ma torniamo alla dichiarazione scritta e firmata del geometra Alesina, classe 1948. Il geometra premette di essere cresciuto in una famiglia contadina e di conoscere bene il territorio di cui parla.
Nel 1969, vinto il concorso, Alesina prese servizio come tecnico comunale presso il Comune di Montanaro.
A quel tempo operavano in paese due privati professionisti, cioè due studi di progettazione, che periodicamente presentavano all’Ufficio Tecnico delle pratiche edilizie. Nel 1970 si svolsero le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, e vinse la lista capeggiata da uno dei suddetti professionisti. Entrò in vigore il nuovo Regolamento edilizio. Qui cominciarono le difficoltà incontrate dal geometra Alesina nei suoi rapporti col professionista diventato sindaco: al momento delle visite ai fabbricati per il rilascio dell’Agibilità, egli talvolta riscontrava delle difformità rispetto al progetto presentato in Comune, e le segnalava al sindaco, ma senza risultati. Ma lo scontro più importate avvenne proprio riguardo alle presunte discariche. A seguito della segnalazione di un coltivatore, Alesina eseguì un sopralluogo in zona acquedotto (“piantati”) e qui scoprì che si stavano facendo degli scavi. Chiese all’escavatorista se gli fosse stato rilasciato un permesso - una autorizzazione - dal Comune: l’escavatorista rispose di avere ricevuto una autorizzazione “verbale” dal sindaco. Solo “verbale”, niente carte.
Così Alesina sollecitò più volte il sindaco a regolarizzare le discariche almeno con una delibera di giunta, ma ottenne sempre risposte evasive. Il sindaco comunque gli disse che le buche in corso di scavo sarebbero servite per discariche di rifiuti urbani e di inerti. Intanto gli scavi proseguivano e furono realizzate due buche per un volume complessivo di 50.000 metri cubi di materiale. Ma il guaio era che le buche restavano prive di autorizzazione: si configurava così un “reato di malversazione che avrebbe comportato a carico dell’Ufficio tecnico” – e quindi dello stesso Alesina – “un reato di omissione di atti d’ufficio in difetto di segnalazione all’autorità superiore”.
Nel timore di incorrere in guai giudiziari, Alesina si dimise dall’incarico in Comune: da allora ha lavorato nel settore privato fino alla pensione.
Nella sua dichiarazione Alesina espone alcuni dati e fatti. Come risultato degli scavi, si ebbe una buca di circa 7.500 metri quadri per un volume di circa 30.000 metri cubi, a nord della strada interpoderale, buca che venne usata come discarica di inerti. Adesso sopra la discarica si trova il sito del campo fotovoltaico. E una seconda buca di circa 5.000 metri quadri per un volume di circa 20.000 metri cubi, a sud della suddetta strada interpoderale, che fu adibita a discarica di rifiuti urbani. Certo a rifiuti urbani: ma l’escavatorista rivelò ad Alesina che egli riscontrava spesso, al momento di coprire i rifiuti, la presenza di materiali liquidi ed inqualificabili scaricati nottetempo da ignoti. Che cosa avvenne dopo le dimissioni di Alesina?
Il geometra racconta di esserci candidato in una lista che si presentò alle elezioni comunali del 1975. La lista vinse. I nuovi amministratori, fra i quali si trovava appunto Alesina, erano consapevoli della problematica delle discariche non autorizzate. Dopo avere verificato che non avrebbero fatto danni, spostarono la discarica di rifiuti urbani in un cavo realizzato dall’allora fornace in zona terreni argillosi e colmando la parte non utilizzata della buca con materiali inerti prelevati dalla discarica inerti. Fin qui Alesina parla delle discariche abusive. Ma ad un certo punto nel suo scritto fa la comparsa la questione del rischio alluvione e dei progetti di bacino di laminazione. Dopo l’alluvione del 1994 il paese dovette porsi il problema di prevenire un nuovo disastro di quella portata. Alesina non tratta della soluzione dapprima prospettata e in parte realizzata: lo scolmatore, costruito fino al terzo lotto e poi lasciato incompiuto quando il Comune abbandonò il progetto del quarto lotto e abbracciò la causa del bacino di laminazione, entusiasticamente sostenuto da parte della popolazione. Alesina illustra le varie ipotesi di creazione del bacino.
Il problema era soprattutto: dove lo facciamo?. Compresa l’ipotesi di farlo in una cava che purtroppo era di proprietà privata... Per giungere infine all’ultima soluzione, quella che egli definisce la “genialata” di una delle amministrazioni: “scaviamo una buca attorno al sito della vecchia discarica” di rifiuti urbani…. E qui le due questioni – le presunte discariche e il progetto di laminazione – si incontrano. E, se le discariche ci sono e sono ancora pericolose, le due faccende confliggono.
Ora che cosa farà il sindaco dottor Antonino Careri? Da un lato è incalzato dalla minoranza dell’ingegner Ponchia, che vuole al più presto il bacino di laminazione, il progetto del quale è all’esame della Regione. Dall’altro si trova sulla scrivania la documentazione del Comitato di Difesa Ambientale che ipotizza la presenza di discariche non autorizzate proprio nei pressi del sito del progettato bacino di laminazione. Quando, il mese scorso, prese visione della prima segnalazione del Comitato di Difesa Ambientale e del suo geologo, la giunta Careri approvò una delibera sull’argomento: il Comune vi prendeva atto dell’ipotesi delle presunte discariche e chiedeva ad ARPA, ASL e SMAT di compiere le opportune verifiche.
Poi, non avendo avuto riscontri da quegli enti – così scrisse il sindaco in un comunicato - chiese al geologo del Comitato di integrare e precisare meglio le sue ipotesi.
Cosa che il geologo ha fatto la settimana scorsa, mandando al Comune la documentazione della quale parliamo in questo articolo, compresa la dichiarazione del geometra Alesina. Il sindaco Careri si comporterà come si è comportato dopo la precedente segnalazione? Cioè approverà una delibera di giunta che chiede nuovamente ad ARPA, ASL e SMAT di verificare la presenza delle discariche? E in tal caso come reagirà la minoranza dell’ingegner Ponchia? Nel frattempo, noi abbiamo chiesto ai tre enti che cosa hanno fatto e che cosa intendono fare, e siamo in attesa delle risposte.
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