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Lucchetti, vernice rossa e striscioni: blitz antimilitaristi contro Leonardo e Città dell’Aerospazio

L’Assemblea Antimilitarista chiude il cantiere di corso Marche, inscena un “lago di sangue” davanti a Leonardo e contesta il Politecnico di Torino: “Noi disertiamo l’economia di guerra”

Lucchetti, vernice rossa e striscioni: blitz antimilitaristi contro Leonardo e Città dell’Aerospazio

Una giornata di azioni dimostrative contro l’industria bellica e contro quello che viene definito “il nuovo polo della guerra” in città. A quattro anni dall’inizio del conflitto in Ucraina, l’Assemblea Antimilitarista è tornata in piazza a Torino con una serie di iniziative che hanno preso di mira il cantiere della futura Città dell’Aerospazio, la sede torinese di Leonardo, il Politecnico di Torino e il Balon.

In mattinata gli attivisti hanno chiuso con un lucchetto il cancello di ingresso del cantiere di corso Marche, dove sta sorgendo la Città dell’Aerospazio, progetto che coinvolge Leonardo e il Politecnico di Torino. Sul posto è stato affisso uno striscione con la scritta “No città delle armi”. Secondo quanto dichiarato in una nota diffusa dal collettivo, nel nuovo centro “progetteranno cacciabombardieri, droni spia e armati, satelliti in grado di fornire informazioni utili a colpire obiettivi in qualsiasi angolo della terra”. Gli antimilitaristi parlano apertamente di “futuro centro di ricerca bellica” e collegano l’iniziativa all’attuale scenario internazionale: “A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina l’impegno bellico dell’Italia è in costante crescita. Noi ci mettiamo di mezzo”.

L’azione si è poi spostata davanti alla sede di Leonardo in corso Francia. Qui è stato inscenato un “lago di sangue” all’ingresso dell’azienda, con vernice rossa e banconote gettate davanti ai cancelli. Un altro striscione, “Spezziamo le ali al militarismo”, è stato esposto davanti alla struttura. Nei messaggi diffusi sui social gli attivisti definiscono Leonardo “colosso armiero italiano” e “fabbrica di morte”, sostenendo che le armi prodotte “vengono vendute in ogni dove” e che “hanno ucciso milioni di persone, distrutto città e villaggi, avvelenato irrimediabilmente interi territori”.

Nel mirino anche il rapporto tra industria bellica e tessuto urbano.

“I laboratori di ricerca e gli stabilimenti di produzione bellica sono a due passi dalle nostre case, a due passi dai giardinetti dove giocano i nostri bambini”, scrivono. Da qui l’appello a “capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore che renderà più prospera la nostra città”, perché, sostengono, “un’economia di guerra produce solo altra guerra”.

Gli antimilitaristi pongono anche una questione di priorità nella spesa pubblica: “Provate ad immaginare quante scuole, ospedali, trasporti pubblici di prossimità si potrebbero finanziare se la ricerca e la produzione venissero usate per la vita di noi tutti, per la cura invece che per la guerra. Ogni soldo speso per l’industria delle armi è un soldo rubato alla tutela della nostra salute”.

La contestazione ha toccato anche il Politecnico di Torino. All’ingresso di corso Castelfidardo è comparsa la scritta “Il Politecnico fa ricerca per la guerra”, accompagnata dallo striscione “Politecnico complice delle guerre”. Gli attivisti criticano la collaborazione dell’Ateneo con Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, accusata di utilizzare mappe e strumenti tecnologici anche per il controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo.

Secondo l’Assemblea Antimilitarista, il progetto della Città dell’Aerospazio rappresenterebbe “per la prima volta” la nascita di un polo universitario all’interno di un’industria bellica. Nel comunicato si denuncia inoltre una crescente militarizzazione della società: “Le scuole e le università sono divenute terreno di conquista per l’arruolamento dei corpi e delle coscienze”, con un riferimento ai progetti di legge che punterebbero al ritorno della leva obbligatoria, sospesa nel 2005.

Al Balon, dove si è tenuto un presidio con interventi, azioni performative e musica “in solidarietà con i disertori russi e ucraini, in solidarietà con i disertori di tutte le guerre”. Gli organizzatori parlano di “duecentomila disertori in Ucraina” e di “decine di migliaia di persone” che in Russia avrebbero attraversato i confini per sottrarsi alla chiamata alle armi. “Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo”, è uno dei passaggi centrali diffusi sui social. Il collettivo ribadisce di non schierarsi “né con la NATO, né con la Russia” e di rigettare “la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese espansionistiche”.

“Per fermare le guerre non basta la testimonianza. Occorre incepparne i meccanismi”, scrivono ancora, invitando a “bloccare il nuovo polo bellico di Leonardo e Politecnico di Torino in corso Marche” e a “gettare sabbia nel motore del militarismo”.

Una mobilitazione che punta a riportare al centro del dibattito cittadino il ruolo dell’industria aerospaziale e della ricerca universitaria in un contesto internazionale segnato da conflitti aperti e crescenti tensioni geopolitiche.

Non si segnalano, al momento, scontri o interventi delle forze dell’ordine legati alle azioni dimostrative. Resta la presa di posizione netta dell’Assemblea Antimilitarista, che a quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina rilancia la propria opposizione a quella che definisce “economia di guerra” radicata anche sotto la Mole.

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