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21 Febbraio 2026 - 00:15
Trump sfida la Corte Suprema e rilancia i dazi: 10% su quasi tutto, scontro totale sui poteri presidenziali
La risposta è arrivata poche ore dopo la sentenza. Donald Trump, dalla Casa Bianca, ha annunciato nuovi dazi globali al 10% e ha definito i giudici della Corte Suprema «folli», sostenendo che sarebbero stati influenzati da «interessi stranieri», con un riferimento esplicito alla Cina. L’intervento ha segnato l’apertura di un nuovo scontro istituzionale dopo che la Corte, con una maggioranza 6 a 3, ha dichiarato illegittima l’architettura tariffaria costruita sull’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA, Legge sui poteri economici in caso di emergenza internazionale).
La decisione ha ridimensionato in modo netto l’uso dell’IEEPA, una norma del 1977 pensata per consentire al presidente di intervenire con sanzioni mirate in situazioni di emergenza legate alla sicurezza nazionale. Secondo la maggioranza dei giudici, quella legge non poteva essere utilizzata per imporre tariffe generalizzate su larga scala. I dazi, ha sostenuto la Corte, hanno natura assimilabile a una misura fiscale e la Costituzione attribuisce al Congresso il potere di imporre tasse e regolare il commercio estero. L’argomento della Casa Bianca, che aveva giustificato le tariffe come risposta a un’emergenza economica e al traffico di droga, non è stato ritenuto sufficiente per estendere in modo così ampio i poteri dell’Esecutivo.
Il verdetto ha avuto un effetto immediato sul quadro tariffario. Analisi indipendenti hanno stimato che il dazio medio ponderato negli Stati Uniti sia sceso dal 15,4% all’8,3% circa, con l’eliminazione delle misure fondate esclusivamente sull’IEEPA. Sono rimaste invece in vigore le tariffe adottate con altri strumenti, come la sezione 232 del Trade Expansion Act (Legge sull’espansione del commercio), utilizzata per motivi di sicurezza nazionale su acciaio e alluminio, e la sezione 301 del Trade Act (Legge sul commercio), impiegata contro pratiche ritenute scorrette, in particolare da parte della Cina. Non sono state toccate neppure le aliquote della clausola della nazione più favorita previste dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).
L’annuncio del nuovo 10% “universale” ha rappresentato una controffensiva politica. Trump ha dichiarato che la Casa Bianca avrebbe fatto ricorso a “statuti più forti” rispetto all’IEEPA per mantenere in piedi la linea protezionista. L’ipotesi più citata dagli osservatori è un utilizzo esteso delle sezioni 232 o 301, strumenti che hanno già superato contenziosi giudiziari in passato. Tuttavia, queste norme sono nate per interventi mirati e giustificati da dossier specifici. Applicare un’aliquota orizzontale del 10% su un ampio ventaglio di prodotti potrebbe aprire nuovi ricorsi e nuove contestazioni.
Usa, la Corte Suprema boccia i dazi. Trump annuncia: «Tariffe extra del 10% per tutti» https://t.co/jg1gr3VX9Z pic.twitter.com/3kKwIQy763
— IlSole24ORE (@sole24ore) February 20, 2026
La posta in gioco è anche economica. Durante il contenzioso, diverse stime hanno indicato che l’aumento dei dazi abbia comportato per le famiglie statunitensi un costo medio annuo compreso tra 1.200 e 1.600 dollari, attraverso il trasferimento parziale dei rincari sui prezzi al consumo. L’effetto finale dipende dalla struttura delle filiere e dalla capacità delle imprese di assorbire i costi, ma un incremento generalizzato amplia il rischio di aumenti su beni di largo consumo e componenti industriali importate.
Un nodo centrale riguarda i rimborsi. Le tariffe dichiarate illegittime hanno generato incassi stimati in oltre 133 miliardi di dollari fino a dicembre 2025 e almeno 160 miliardi al 20 febbraio 2026. La questione è stata rinviata alla Corte del Commercio Internazionale, che dovrà stabilire modalità e tempi di eventuali restituzioni agli importatori. Se i rimborsi venissero riconosciuti integralmente, l’impatto sui conti pubblici e sulla liquidità delle imprese sarebbe rilevante. Per molte aziende, soprattutto piccole e medie, il recupero delle somme pagate potrebbe incidere sui piani di investimento.
Alcuni gruppi imprenditoriali hanno sostenuto che le tariffe abbiano colpito in modo particolare imprese legate a filiere asiatiche. La Congressional Asian Pacific American Caucus, gruppo parlamentare che rappresenta gli interessi delle comunità asiatico-americane, ha affermato che i dazi basati sull’IEEPA hanno provocato danni diffusi a imprese AANHPI, spesso costrette ad aumentare i prezzi o a ridurre l’attività. Settori come automotive, elettronica e farmaceutica, caratterizzati da catene di fornitura transfrontaliere, restano esposti a eventuali nuovi incrementi.
Sul piano internazionale, la sentenza ha generato una reazione prudente. Alcuni partner commerciali hanno visto nella decisione un ridimensionamento della pressione tariffaria, ma l’annuncio del 10% ha riacceso l’incertezza. Canada e Messico, già coinvolti in tensioni commerciali nel 2025, hanno seguito con attenzione l’evoluzione del dossier, così come l’Unione Europea. Un’estensione generalizzata dei dazi potrebbe spingere a contromisure su prodotti agricoli o manifatturieri statunitensi, con possibili effetti a catena sulle catene del valore.
Nel discorso politico di Trump, i dazi sono stati presentati come strumento di sicurezza nazionale e di contrasto al traffico di fentanyl, oltre che come risposta al deficit commerciale. La Corte ha però distinto tra sanzioni mirate e imposizioni di carattere generale, ritenendo che il ricorso all’emergenza non potesse giustificare un’imposta commerciale su vasta scala. Il confronto tra Esecutivo e Giudiziario si è così trasformato in un test sui limiti dei poteri presidenziali in materia economica.
Nei prossimi mesi si giocheranno tre partite parallele. La prima è giudiziaria, con la definizione dei rimborsi davanti alla Corte del Commercio Internazionale. La seconda è normativa, perché la Casa Bianca dovrà formalizzare eventuali nuove misure indicando basi giuridiche diverse dall’IEEPA. La terza è diplomatica, con negoziati e possibili ritorsioni da parte dei partner commerciali.
La sentenza del 20 febbraio 2026 ha ridisegnato il perimetro dei poteri presidenziali sui dazi e ha riportato il Congresso al centro del dibattito. L’annuncio del 10% universale ha mostrato che lo scontro non si è chiuso. Il confronto ora riguarda la tenuta legale delle nuove misure, l’impatto sui prezzi e la stabilità del sistema commerciale internazionale.
Fonti: Corte Suprema degli Stati Uniti, International Emergency Economic Powers Act, Trade Expansion Act, Trade Act, Organizzazione Mondiale del Commercio, Corte del Commercio Internazionale, Congressional Asian Pacific American Caucus.
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