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20 Febbraio 2026 - 13:48
Addio al Re Pignatun: Wilma Revello salva la testa del fantoccio
La conclusione ufficiale si avrà sabato 21 febbraio con la Cena in Maschera in onore di Bela Pignatera, Primo Console e Re Pignatun ma il Carnevale di Castellamonte vero e proprio – quello delle sfilate e dei personaggi a sorpresa – è terminato la sera del Mercoledì delle Ceneri. Come da tradizione, alla fine di quello che nella liturgia cattolica è il primo giorno di Quaresima, in città si è fatto festa. E’ il momento culminante del Carnevale, l’ultima occasione per i figuranti di sfilare solennemente insieme ai gruppi ospiti, seguiti dai carri allegorici provenienti da paesi vicini e meno vicini ma sempre ricchi, elaborati, spettacolari.
Il lungo corteo si dipana lungo le vie cittadine con un percorso più ampio e più lento rispetto a quello delle settimane precedenti perché i carri in certe strettoie non potrebbero passare! Così, partendo dal piazzale della Stazione, si percorre il vicino viale, si passa davanti al Bennet e dietro la chiesa parrocchiale, si fiancheggia il vecchio ospedale raggiungendo poi la Piazza del Comune e Via Educ.
Giunti in Piazza della Repubblica, luogo destinato al falò del Re Pignatun, il corteo si divide: mentre i carri effettuano un secondo giro, i figuranti confluiscono nella piazza, disponendosi ad accogliere prima la Bela Pignatera (sul carro dorato addobbato con le mimose), poi il Primo Console a cavallo, infine il fantoccio del Pignatun destinato ad ardere. I musici della Filarmonica <Domenica Romana> suonano la Canzone del Carnevale con allegri giri in mezzo alla piazza in abiti ogni anno differenti: questa volta erano tutti vestiti da chef. Tra i Gruppi ospiti immancabili i Pifferi di Baio Dora e gli interpreti del Carnevale di Muriaglio, quelli di <Noasca da Re>, quelli di Montanaro.
E’ il momento culminante: viene acceso il falò. La persona scelta per il Re Pignatun può decidere se far bruciare tutto il fantoccio o tenersene la testa: è quello che ha fatto Wilma Revello, il Re Pignatun 2026. L’ingombrante trofeo è stato portato all’interno del padiglione e collocato in bella mostra su uno dei tavoli all’ingresso. Cosa ne farà poi? “Lo metterò nel giardino di mia figlia – ha risposto decisa – Io un giardino non ce l’ho ma lei sì!”.
Confermando la propria gioia per essere stata scelta, confessa anche la sua totale sorpresa tanto da non aver capito che si trattava di lei nemmeno quando, arrivato domenica scorsa il carro col Pignatun in Piazza Vittorio Veneto, aveva visto, come tutti, che il pupazzo teneva in mano delle bocce. Eppure è stata arbitro di tale gioco per quarant’anni, smettendo nel 2021 perché, in seguito ad un intervento per l’inserimento di una protesi al ginocchio, non avrebbe più potuto appoggiarlo a terra per calcolare i punteggi come il ruolo dell’arbitro richiede. Quando le domandiamo come mai avesse scelto di svolgere quel ruolo spiega: “Avevo cominciato a giocare a bocce senza troppo impegno, tanto perché lo faceva mio marito. Ad un certo punto ero stufa che fosse sempre via la domenica e nei giorni festivi e decisi di iscrivermi ad un corso per arbitri. A quel punto dichiarò che, con me come giudice, non avrebbe più giocato!”.


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