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20 Febbraio 2026 - 00:01
Il presidente argentino
Allo scoccare della mezzanotte del 19 febbraio 2026, l’Argentina si è fermata. Lo sciopero generale proclamato dalla CGT – Confederación General del Trabajo contro la riforma del lavoro del presidente Javier Milei ha paralizzato trasporti, porti, banche e buona parte della pubblica amministrazione. Per 24 ore il Paese ha ridotto al minimo le proprie attività mentre alla Camera dei deputati si è aperta la discussione sul progetto di legge denominato “Modernización Laboral”, già approvato in prima lettura dal Senato.
La fotografia più immediata è arrivata dagli aeroporti. All’Aeroparque Jorge Newbery di Buenos Aires, il tabellone delle partenze ha mostrato quasi esclusivamente la scritta “Cancelled”. La compagnia di bandiera Aerolíneas Argentinas ha cancellato 255 voli, di cui oltre 200 nazionali, coinvolgendo circa 31.000 passeggeri e stimando perdite per circa 3 milioni di dollari. Anche altri vettori hanno ridotto l’operatività, mentre i sindacati del settore – APLA(Asociación de Pilotos de Líneas Aéreas), AAA (Asociación Argentina de Aeronavegantes), APA (Asociación del Personal Aeronáutico) e UPSA (Unión del Personal Superior y Profesional de Empresas Aerocomerciales) – hanno aderito compatti alla protesta.
#RelataRefero#Argentina: la riforma del lavoro di #Milei al voto alla Camera in un clima di tensione. Forti misure di sicurezza di fronte al Congresso. Confermato lo sciopero generale.https://t.co/9yTRAFNq0W pic.twitter.com/5J9RyiT1JY
— CogitoErgoSum (@IPAZIA2025) February 19, 2026
Lo sciopero è iniziato senza una manifestazione centrale, ma con l’adesione totale dei sindacati dei trasporti. Treni e metropolitana sono rimasti fermi per 24 ore. Gli autobus hanno circolato in modo limitato e irregolare. Le organizzazioni UGATT (Unión General de Asociaciones de Trabajadores del Transporte), CATT (Confederación Argentina de Trabajadores del Transporte), UTA (Unión Tranviarios Automotor), La Fraternidad e AGTSyP(Asociación Gremial de Trabajadores del Subte y Premetro) hanno confermato l’astensione. Nei porti, la federazione FeMPINRA (Federación Marítima, Portuaria y de la Industria Naval de la República Argentina) ha sospeso le attività in scali strategici come Buenos Aires, Dock Sud e Zárate-Campana, bloccando dragaggi e servizi di banchina.
Le banche hanno chiuso gli sportelli su tutto il territorio per l’adesione dell’Asociación Bancaria, guidata da Sergio Palazzo, lasciando operativi solo i servizi digitali. La sospensione del trasporto valori ha creato timori di carenze di contante nei bancomat. Anche uffici fiscali e previdenziali hanno limitato le attività al minimo indispensabile.
La scelta della data non è stata casuale. Alle 14 del 19 febbraio la Camera dei deputati ha avviato il dibattito sul testo, con l’obiettivo di arrivare al voto in serata. In Commissione il blocco vicino al presidente ha ottenuto il dictamen de mayoría, il parere favorevole della maggioranza. L’opposizione ha respinto l’ipotesi di un iter abbreviato e ha preannunciato una discussione lunga. Se il testo verrà modificato, dovrà tornare al Senato per un nuovo passaggio. Il governo ha esteso di un giorno il periodo delle sessioni straordinarie con il Decreto 24/2026 per garantire l’esame del provvedimento.
La riforma, elaborata anche con il contributo dell’area di deregolamentazione guidata da Federico Sturzenegger, interviene su diversi punti del diritto del lavoro. Prevede meccanismi alternativi al sistema tradizionale di indennità in caso di licenziamento, attraverso fondi di cessazione e strumenti aziendali che, secondo l’esecutivo, dovrebbero ridurre il contenzioso. Introduce la possibilità di utilizzare un “banco ore” che consente, in determinati regimi, di estendere la giornata lavorativa fino a 12 ore con recuperi successivi e rispetto dei riposi minimi. Consente inoltre di frazionare le ferie in più periodi, con un minimo di sette giorni consecutivi, lasciando maggiore discrezionalità all’impresa nella pianificazione, con preavviso di 45 giorni.
Uno dei punti più controversi riguarda l’ampliamento della definizione di “servizi essenziali”. Già nel 2025 alcuni decreti avevano esteso l’obbligo di garantire livelli minimi fino al 75 per cento in settori come trasporti, sanità, educazione, energia e telecomunicazioni, e al 50 per cento in ambiti come bancario, media e costruzioni. Il nuovo testo consolida questo orientamento e rafforza il ruolo di una Commissione di Garanzia con poteri di ampliamento. Per i sindacati si tratta di una restrizione indiretta del diritto di sciopero. Il governo sostiene che si tratta di tutelare l’interesse generale.
La riforma punta anche a favorire la contrattazione aziendale rispetto a quella nazionale e a subordinare i contributi sindacali al consenso espresso del lavoratore. La Casa Rosada ha presentato il progetto come una misura per “ridurre l’industria del giudizio”, espressione con cui indica l’alto livello di contenzioso del lavoro. Nel Comunicado Oficial n. 132 del 12 febbraio 2026, la presidenza ha definito la prima approvazione in Senato un passo decisivo verso una modernizzazione attesa da anni.
La CGT ha risposto accusando l’esecutivo di indebolire le tutele e di precarizzare i rapporti di lavoro. Diversi esperti di diritto del lavoro, ascoltati in audizione parlamentare, hanno segnalato possibili conflitti con le Convenzioni dell’Organización Internacional del Trabajo (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sul diritto di sciopero e sulla contrattazione collettiva.
La giornata di sciopero ha avuto effetti visibili nella vita quotidiana. A Buenos Aires molte attività commerciali hanno abbassato le serrande. La raccolta dei rifiuti è stata ridotta in alcune zone. Le scuole hanno registrato adesioni variabili. Chi doveva viaggiare ha dovuto riprogrammare spostamenti e prenotazioni. Le compagnie aeree hanno attivato procedure di rimborso o riprotezione.
Per il governo di Javier Milei, la riforma del lavoro rappresenta un passaggio centrale di un programma più ampio che include deregolamentazione, contenimento della spesa pubblica e privatizzazioni. L’esecutivo ritiene che maggiore flessibilità e minori costi possano favorire investimenti e occupazione formale. I sindacati temono invece una riduzione delle garanzie in un contesto economico ancora fragile, con salari reali sotto pressione.
L’esito parlamentare resta incerto. Se la maggioranza riuscirà a mantenere i numeri, il testo potrebbe ottenere l’approvazione in prima lettura alla Camera e tornare al Senato per eventuali modifiche. In caso contrario, il governo dovrà negoziare o rinviare. Lo sciopero del 19 febbraio ha mostrato che il conflitto sociale rimane un fattore centrale nel dibattito argentino. La discussione ora si sposta nelle aule parlamentari, ma le conseguenze della riforma, se approvata, incideranno direttamente sulla quotidianità di milioni di lavoratori e imprese.
Fonti: CGT – Confederación General del Trabajo; Camera dei deputati della Repubblica Argentina; Senato della Repubblica Argentina; Casa Rosada – Presidenza della Nazione Argentina; Comunicado Oficial n. 132 del 12 febbraio 2026; Decreto 24/2026; Aerolíneas Argentinas; APLA; AAA; APA; UPSA; UGATT; CATT; UTA; La Fraternidad; AGTSyP; FeMPINRA; Asociación Bancaria; Organización Internacional del Trabajo.
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