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19 Febbraio 2026 - 23:56
Mosca sotto assedio: in 24 ore cade il 70% della neve di febbraio, traffico in tilt e voli cancellati
Mosca si è svegliata giovedì 19 febbraio 2026 con la viabilità paralizzata e i mezzi spartineve già al lavoro. Sulle principali arterie, dal Garden Ring al Third Ring fino alla tangenziale MKAD, le auto sono rimaste in coda per ore mentre la neve continuava a cadere fitta. Secondo i dati diffusi dal Comune di Mosca e dai servizi meteorologici locali, in meno di ventiquattr’ore è precipitato oltre il 70% della quantità media di neve attesa per l’intero mese di febbraio. Un valore che, da solo, ha dato la misura dell’eccezionalità dell’evento.
L’amministrazione guidata dal sindaco Sergej Sobyanin ha definito la situazione “estremamente difficile” e ha invitato i cittadini a lasciare l’auto privata per utilizzare la metropolitana, così da facilitare le operazioni di sgombero. I mezzi comunali hanno lavorato senza interruzioni, ma le condizioni hanno inciso anche sul traffico extraurbano. Sull’autostrada M-4 Don, a sud della capitale, la polizia stradale ha segnalato tamponamenti a catena con più di dieci veicoli coinvolti.
Negli aeroporti di Sheremetyevo, Domodedovo, Vnukovo e Zhukovsky le operazioni di de-icing e pulizia delle piste hanno provocato ritardi e cancellazioni. Nella prima parte della giornata si contavano almeno 33 voli tra soppressi e posticipati, con un numero destinato ad aumentare nel corso delle ore successive. I gestori aeroportuali hanno aggiornato continuamente le tabelle partenze, mentre le compagnie hanno invitato i passeggeri a verificare lo stato dei voli prima di raggiungere gli scali.
La tempesta, soprannominata dai media russi “Walle” o “Wally”, è stata associata a un ciclone proveniente dall’area balcanica e mediterranea che ha risalito l’Europa orientale agganciando masse d’aria umida. I modelli meteorologici hanno individuato il picco delle precipitazioni tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio del 19 febbraio, con episodi di visibilità quasi nulla in diversi quartieri orientali e sud-occidentali. Il manto nevoso ha raggiunto in media il 175% della norma climatologica per quella data, avvicinandosi ad alcuni record recenti senza superarli.
Per comprendere l’impatto di questa nevicata occorre guardare a quanto è accaduto poche settimane prima. Il gennaio 2026 è risultato il più nevoso dall’inizio delle misurazioni sistematiche nella capitale russa. I ricercatori dell’Osservatorio meteorologico dell’Università Statale di Mosca (MSU, Moscow State University) hanno registrato quasi 92 millimetri di precipitazioni solide entro il 29 gennaio, un valore che ha superato tutti quelli raccolti nei 203 anni precedenti. Le temperature medie sono state circa 1,5 gradi Celsius sotto la norma mensile e una serie di cicloni profondi ha favorito accumuli continui. Il 9 gennaio un singolo episodio ha concentrato in ventiquattr’ore circa il 42% dell’intero accumulo medio del mese, entrando tra le giornate più intense dell’epoca strumentale.
Gli esperti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO, World Meteorological Organization) hanno spiegato che l’inizio del 2026 nell’emisfero nord è stato segnato da un vortice polare più debole e ondulato. Questo assetto ha facilitato discese di aria artica verso le medie latitudini. Quando le temperature al suolo sono rimaste poco sotto lo zero, le masse d’aria più umide hanno prodotto nevicate abbondanti. A questo si è aggiunto un meccanismo fisico noto come relazione di Clausius-Clapeyron, secondo cui un’atmosfera più calda può trattenere circa il 7% in più di vapore acqueo per ogni grado Celsius aggiuntivo. Se le condizioni termiche restano favorevoli alla neve, quell’umidità supplementare può tradursi in precipitazioni più intense. Le analisi di programmi europei come Copernicus e di centri di ricerca come Climate Central hanno evidenziato negli ultimi anni un aumento degli episodi di precipitazioni estreme in diverse regioni del mondo. Gli scienziati precisano che un singolo evento non dimostra da solo il cambiamento climatico, ma si inserisce in una tendenza più ampia verso una maggiore variabilità e intensità.

Mosca, con oltre 12 milioni di abitanti nell’area amministrativa e circa 13 milioni nell’area metropolitana, ha affrontato l’inverno 2026 come una prova di resistenza infrastrutturale. Dopo le nevicate di gennaio, i servizi municipali hanno già movimentato milioni di metri cubi di neve. Anche le reti ferroviarie urbane hanno richiesto interventi continui per garantire la circolazione dei convogli. Le operazioni hanno comportato l’uso massiccio di sale, mezzi meccanici e turni prolungati del personale. La nuova bufera di febbraio ha trovato una macchina organizzativa già sotto pressione.
Le previsioni hanno indicato un graduale calo dell’intensità tra la tarda serata del 19 febbraio e la mattina del 20, con possibili residue precipitazioni e raffiche di vento in grado di ridurre la visibilità. Le autorità hanno rinnovato l’invito a privilegiare metropolitana e linee ferroviarie suburbane per alleggerire la circolazione stradale e consentire ai mezzi operativi di completare la pulizia. Negli aeroporti, gli effetti dei ritardi potrebbero proseguire anche nei giorni successivi per la necessità di riallineare le rotazioni degli aeromobili.
Il confronto tra il gennaio più nevoso in oltre due secoli e un febbraio capace di concentrare in un giorno gran parte dell’accumulo mensile ha messo in evidenza quanto la pianificazione urbana debba confrontarsi con eventi estremi e ravvicinati. Gli esperti sottolineano che l’aumento delle temperature medie globali non elimina le ondate di freddo, ma può modificarne frequenza e intensità. Per una metropoli delle dimensioni di Mosca, questo significa investire in sistemi di previsione più accurati, comunicazione tempestiva e infrastrutture capaci di reggere picchi improvvisi.
L’inverno 2026 è già entrato negli archivi statistici della capitale russa. I numeri forniti dall’Università Statale di Mosca, insieme ai dispacci delle agenzie TASS, Xinhua e ai servizi di Rai News, hanno documentato una stagione caratterizzata da accumuli eccezionali e disagi diffusi. La bufera di metà febbraio ha rappresentato un nuovo banco di prova. Se la città è riuscita a mantenere attivi i servizi essenziali, resta il dato di fondo: la gestione delle emergenze meteorologiche è diventata una componente strutturale dell’amministrazione urbana, non più un’eccezione.
Fonti: Comune di Mosca, Università Statale di Mosca (MSU), Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), Copernicus Climate Change Service, Climate Central, TASS, Xinhua, Rai News.
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