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Paghi la squadra e resti fuori: la rabbia di una sostenitrice del Carnevale di Ivrea

Tamara Rosciglione, residente a Pavone Canavese, chiede un confronto tra le squadre sul tema dell’accesso a pagamento alla domenica: “Il Carnevale deve restare popolano”

Paghi la squadra, paghi il Comune e resti fuori: la rabbia di una sostenitrice del Carnevale di Ivrea

Scacchi

IVREA. Un invito alla mobilitazione rivolto alle squadre degli aranceri e una riflessione sul futuro del Carnevale di Ivrea. A firmarlo è Tamara Rosciglione, residente a Pavone Canavese, iscritta come sostenitrice alla squadra degli Scacchi fin dalla nascita, nel 1978, come lei stessa sottolinea in una lettera diffusa in queste ore.

Nel testo, Rosciglione ricorda il proprio legame con la squadra, essendo figlia di un membro storico del direttivo, e descrive un attaccamento profondo alla tradizione arancera e alla manifestazione cittadina. Da qui l’appello: “Invito tutte le squadre a ribellarsi e a far tornare il carnevale popolano al popolo”.

Secondo la sostenitrice, nel tempo si sarebbe progressivamente affievolita quella che definisce l’“anima” del Carnevale. “Non si vede più l’anima né la passione nei volti degli aranceri”, scrive, ricordando un passato in cui – a suo dire – le sfilate coinvolgevano l’intera squadra e non soltanto una parte ristretta dei partecipanti.

Nel suo intervento viene richiamato anche il tema delle norme e delle regole che negli anni avrebbero inciso sull’organizzazione della manifestazione. Rosciglione parla di “leggi assurde” che, a suo avviso, starebbero contribuendo a snaturare lo spirito originario dell’evento, ribadendo che “il nostro Carnevale è un carnevale popolano e tale deve rimanere”.

Uno dei punti centrali della lettera riguarda l’accesso alla domenica di Carnevale. La manifestazione, come noto, prevede, per i non residenti, il pagamento di un ticket comunale per l’ingresso nelle aree interessate dalla battaglia delle arance.

Rosciglione evidenzia che anche chi è iscritto come sostenitore alla propria squadra – con una quota annuale di 35 euro comprensiva di stemma e numerino – deve comunque acquistare il biglietto per accedere alle piazze, affrontando le code previste per l’ingresso.

“Non lo trovo corretto e, per principio, non pago né la tariffa intera di circa 15 euro né quella ridotta di 10 euro”, afferma, spiegando che per 48 anni avrebbe vissuto il Carnevale come arancere e che, da quando è stato introdotto il ticket, non lo avrebbe mai pagato come sostenitrice. Una scelta che, racconta, negli ultimi due anni l’avrebbe portata a rinunciare alla partecipazione della domenica, definendola “un dolore emotivo”.

Nella lettera si parla di “discriminazione” nei confronti dei sostenitori e si chiede che la questione venga affrontata collettivamente in vista delle prossime edizioni. “Penso sia inutile pagare un’iscrizione se poi non ho neanche l’entrata della domenica”, scrive, sostenendo che altri potrebbero condividere la stessa posizione e decidere di non partecipare alla giornata principale della manifestazione.

Il testo si chiude con un saluto in dialetto, “Arvedze nel 2027”, e con l’auspicio che si possa tornare “al nostro Carnevale, o almeno a qualcosa che gli assomigli molto”.

La verità è che il tema dei costi e delle modalità di accesso resta uno degli aspetti più delicati dell’organizzazione del Carnevale, che comporta spese rilevanti legate alla sicurezza, alle reti di protezione, alla pulizia straordinaria e alla gestione logistica di un evento che negli ultimi anni, anche a fronte dell’aumento dei tiratori e delle misure richieste, ha superato i 700 mila euro complessivi. Una cifra importante che richiede necessariamente un sistema di compartecipazione alle spese, difficilmente sostenibile interamente dal Comune e quindi dalla sola collettività dei cittadini eporediesi.

La lettera

Cari Aranceri,

Io sottoscritta Tamara Rosciglione, iscritta nella squadra degli SCACCHI come sostenitrice da quando sono nata, dal 1978, essendo figlia di un membro storico del direttivo, quindi legata non solo con il CUORE ma anche con l’ANIMAsia alla squadra che al Carnevale di Ivrea, con questa invito tutte le squadre a ribellarsi e a far tornare il carnevale popolano al popolo.

Non si vede più l’anima né la passione nei volti degli aranceri. Invito inoltre a combattere per far tornare il carnevale com’era una volta, quando le sfilate erano della squadra, TUTTA, e non solo per 100 persone; quando vedevi, sentivi e vivevi l’anima, l’amore e l’appartenenza alla propria squadra.

Probabilmente anche per colpa di leggi assurde che stanno aiutando a distruggere il carnevale. Il NOSTRO CARNEVALE è un carnevale popolano e tale deve rimanere.

Ci sono molte cose che non vanno. Per esempio: chi è iscritto come sostenitore, pagando 35 euro con tanto di stemma e numerino della propria squadra, la domenica deve entrare da turista (con tanto di code per entrare nella propria piazza), pagando ulteriormente un ticket al Comune.

Non lo trovo corretto e, per principio, non pago né la tariffa intera di circa 15 euro né quella ridotta di 10 euro. In 48 anni ho vissuto il carnevale come arancere e, da quando esiste il ticket per entrare, noi sostenitori non l’abbiamo mai pagato.

Purtroppo quest’anno, come l’anno scorso, la domenica sono stata costretta a non venire, e per me è un dolore emotivo.

Non mi sta bene pagare 35 euro alla squadra e non avere la possibilità di vivere il carnevale liberamente, e ripeto liberamente, come arancere. Sono amareggiata, delusa, profondamente arrabbiata.

La mia richiesta è di farlo presente tutti insieme per i prossimi anni, in quanto si tratta di una discriminazione. Penso sia inutile pagare un’iscrizione se poi non ho neanche l’entrata della domenica.

Credo che molti la pensino come me e che molti, la domenica, non vengano per questo motivo, rinunciando a malincuore a un giorno di carnevale.

Vi ringrazio per l’attenzione, sperando che la pensiate e la vediate come me e che si ritorni al nostro CARNEVALE, o almeno a qualcosa che gli assomigli molto.

Arvedze nel 2027.

Con affetto, porgo i miei saluti.

Tamara Rosciglione

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