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Al Mauriziano arriva il simulatore per l’isteroscopia: diagnosi e cura in un’unica seduta, Torino punta sulla formazione e sull’eccellenza

Donato da “Vo2 Nuoto”, il nuovo strumento rafforza il metodo “See and Treat”, unico in Piemonte: oltre 1.000 interventi l’anno senza anestesia né ricovero

Al Mauriziano arriva il simulatore

Al Mauriziano arriva il simulatore per l’isteroscopia: diagnosi e cura in un’unica seduta, Torino punta sulla formazione e sull’eccellenza

Un gesto che unisce sport e sanità, ma soprattutto formazione e sicurezza. All’Ospedale Mauriziano di Torino è stato presentato un nuovo simulatore ginecologico destinato all’ambulatorio di isteroscopia, donato dalla società sportiva torinese “Vo2 Nuoto”. Uno strumento che consentirà ai medici più giovani di perfezionare le proprie competenze in un ambiente controllato e altamente realistico, senza dover eseguire le prime manovre direttamente sulle pazienti.

Il Mauriziano è oggi l’unico ospedale in Piemonte ad applicare sistematicamente il metodo “See and Treat” in ambito isteroscopico. Una tecnica ambulatoriale avanzata, riconosciuta dalle linee guida della SEGI (Società Italiana di Endoscopia Ginecologica), che permette di diagnosticare e trattare patologie endouterine benigne in un’unica seduta, senza anestesia generale e senza ricovero. Una rivoluzione organizzativa e clinica che riduce tempi d’attesa, costi e stress per le pazienti.

La direttrice della Struttura Complessa Universitaria di Ginecologia e Ostetricia, professoressa Annamaria Ferrero, ha sottolineato come il nuovo simulatore rappresenti un tassello fondamentale per consolidare questa eccellenza. La formazione degli specializzandi, in un ambito così delicato, richiede precisione, manualità e capacità di gestire la paziente che resta sveglia durante l’intervento. Il dispositivo consentirà di replicare scenari clinici complessi in totale sicurezza, prima di affrontarli nella pratica reale.

L’isteroscopia è una procedura endoscopica mini-invasiva che consente di visualizzare direttamente l’interno dell’utero tramite uno strumento ottico sottile, l’isteroscopio. È considerata il gold standard per la valutazione dei sanguinamenti uterini anomali e dell’infertilità, oltre che per il trattamento di patologie come polipi, fibromi, aderenze e malformazioni. Nel percorso oncologico ginecologico, svolge un ruolo centrale nella diagnosi e nella valutazione del carcinoma dell’endometrio.

Ogni anno al Mauriziano vengono eseguiti oltre 1.000 interventi di isteroscopia, con una durata che varia da pochi minuti fino ai 30-40 minuti nei casi più complessi. Il metodo “See and Treat” viene applicato nel 95–97% dei casi senza anestesia generale. La diagnosi e il trattamento coincidono nella stessa seduta, evitando alla paziente un doppio accesso ospedaliero, con tempi di recupero più brevi e un ritorno rapido alle normali attività.

Il dottor Gaetano Perrini, specialista dell’ambulatorio di isteroscopia, ha evidenziato come questa organizzazione comporti benefici tangibili. Per la paziente significa evitare la narcosi, ridurre l’ansia e abbreviare i tempi di guarigione. Per il sistema sanitario comporta un utilizzo più razionale delle sale operatorie, che possono così essere dedicate a interventi di maggiore complessità.

L’ambulatorio in cui si svolgono le procedure è strutturato come una Chirurgia complessa con standard equivalenti a quelli di una sala operatoria tradizionale. È attrezzato anche per quel 3% di casi che richiedono anestesia generale, grazie alla collaborazione con l’équipe di Anestesia e Rianimazione cardiovascolare diretta dalla dottoressa Gabriella Buono. La struttura rispetta i criteri di sicurezza NORA (Non Operating Room Anesthesia), con valutazione pre-anestesiologica, monitoraggio continuo, anestesista dedicato e attrezzature complete per la gestione delle vie aeree e delle emergenze.

Un ruolo cruciale è svolto anche dal personale infermieristico specializzato. L’infermiera Daniela Esposito si occupa della strumentazione e possiede una preparazione specifica per questo tipo di attività. In un contesto in cui la paziente è cosciente, l’atmosfera in sala e il coordinamento del team diventano elementi decisivi per la riuscita dell’intervento.

L’isteroscopia del Mauriziano ha ottenuto anche un riconoscimento internazionale. La ESGO (European Society of Gynaecological Oncology) ha considerato questa competenza un requisito rilevante nell’ambito del recente accreditamento europeo attribuito all’ospedale. Un attestato che certifica non solo la qualità tecnica, ma anche l’organizzazione del percorso diagnostico-terapeutico.

Il contributo della società “Vo2 Nuoto” si inserisce in una visione più ampia di responsabilità sociale. L’amministratore unico Jacopo Tempo ha spiegato come le realtà sportive abbiano una naturale vocazione al sostegno della comunità. La donazione del simulatore rappresenta un investimento concreto sulla salute, in particolare quella femminile, con un impatto diretto sulla qualità delle cure.

Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano, Franca Dall’Occo, ha espresso riconoscenza per il gesto, sottolineando come il metodo “See and Treat” sia uno dei fiori all’occhiello dell’ospedale. Il nuovo strumento consentirà di consolidare ulteriormente questa competenza, formando una nuova generazione di specialisti capaci di operare con sicurezza e precisione.

In un sistema sanitario chiamato a coniugare efficienza e qualità, il modello del Mauriziano rappresenta un esempio di innovazione organizzativa. Ridurre l’anestesia, evitare ricoveri inutili e concentrare diagnosi e trattamento in un’unica seduta significa ottimizzare risorse e migliorare l’esperienza della paziente.

Il simulatore non è solo un dispositivo tecnologico. È un investimento sul futuro della formazione medica, sulla sicurezza delle cure e su un approccio che mette al centro la persona. In un ambito delicato come quello ginecologico, dove competenza tecnica e relazione umana devono procedere insieme, la preparazione diventa il primo strumento di tutela.

Torino rafforza così un’eccellenza sanitaria che unisce tecnologia, esperienza clinica e collaborazione con il territorio. E dimostra come, anche da un gesto nato nel mondo dello sport, possa nascere un contributo concreto alla qualità della medicina.

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