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Ponte sulla Dora, l’allarme non si ferma: giunti deteriorati e competenze sospese

Nuova perizia disposta dalla Corte d’Appello sul viadotto di Quincinetto mentre resta in bilico il passaggio alla Città metropolitana. Limiti di tonnellaggio e interventi tampone in attesa di una soluzione definitiva

Ponte sulla Dora, l’allarme non si ferma: giunti deteriorati e competenze sospese

Ponte sulla Dora, l’allarme non si ferma: giunti deteriorati e competenze sospese

C’è un ponte che da oltre sessant’anni sostiene il traffico tra Piemonte e Valle d’Aosta. Un’infrastruttura che collega la statale 26 al casello dell’autostrada A5 Torino-Aosta, attraversando la Dora Baltea e garantendo un collegamento strategico per l’intero Canavese. Quel ponte, a Quincinetto, da almeno 12 anni attende interventi strutturali risolutivi. E oggi torna al centro dell’attenzione, stretto tra perizie tecniche, sentenze annullate e competenze ancora sospese.

Il viadotto è di proprietà del Comune di Quincinetto, guidato dal sindaco Angelo Canale Clapetto. Ma la manutenzione è al centro di un lungo contenzioso con Ativa, la concessionaria autostradale in liquidazione dal 2024. Alla base della disputa c’è una convenzione del 1959 che attribuirebbe ad Ativa l’onere della manutenzione ordinaria e straordinaria del ponte. Proprio su quell’atto si è giocata una parte decisiva della battaglia legale.

La vicenda affonda le radici nel tempo. Nel 2014 viene presentato un progetto di recupero strutturale, poi bocciato, con costi stimati fino a circa 7 milioni di euro. Nel 2019 il Comune di Quincinetto cita in giudizio Ativa, attribuendole la responsabilità della mancata manutenzione dell’infrastruttura nel corso degli anni.

In primo grado, però, il procedimento prende una piega sfavorevole per l’ente locale: il documento chiave, la convenzione del 1959, viene prodotto in copia e non in originale e viene ritenuto non valido. Una decisione che lascia il Comune di Quincinetto esposto alla responsabilità diretta.

La svolta arriva a fine 2024. Con un’ordinanza del 17 dicembre, la Corte d’Appello di Torino dispone una nuova consulenza tecnica sul viadotto, riaprendo l’istruttoria e accantonando di fatto la precedente valutazione. Il nuovo accertamento dovrà chiarire lo stato dell’infrastruttura e contribuire a definire in modo definitivo le responsabilità manutentive.

Parallelamente si muove il fronte istituzionale. Nel 2024, durante un sopralluogo con il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo e la consigliera delegata allo sviluppo economico Sonia Cambursano, viene annunciato l’avvio dell’iter per la presa in carico della manutenzione ordinaria e straordinaria del ponte da parte della Città metropolitana di Torino, insieme al raccordo con la SP 69.

Sempre nel dicembre 2024 il consiglio comunale di Quincinetto vota il trasferimento dell’opera alla Città metropolitana di Torino, completando formalmente un iter burocratico avviato mesi prima.

Tutto bene, tutto chiaro, peccato che il subentro effettivo resti sospeso proprio in attesa dell’esito giudiziario.

Intanto il ponte continua a invecchiare. Sul piano tecnico, la situazione è delicata. Le perizie effettuate negli anni hanno evidenziato un progressivo deterioramento, in particolare dei giunti di dilatazione. Già nel settembre 2018, alla vigilia del crollo del ponte Morandi di Genova, erano scattate segnalazioni e limitazioni con il divieto di transito ai mezzi pesanti.

Dopo quell’allarme, Ativa esegue un adeguamento alla normativa antisismica, in linea con le prescrizioni successive alla tragedia di Genova. Ma non si tratta di un intervento strutturale complessivo capace di risolvere definitivamente le criticità.

Oggi sul viadotto è in vigore un limite di 44 tonnellate per i mezzi in transito. In passato la soglia era stata abbassata a 26 tonnellate. Un eventuale ulteriore riduzione potrebbe avere conseguenze dirette sulla viabilità locale, con ripercussioni sui mezzi di servizio e sul trasporto scolastico.

Già nel 2018, il sindaco Clapetto aveva lanciato l’allarme sulla pericolosità del ponte, denunciando la mancanza di adeguati interventi di manutenzione. Le perizie accumulate nel tempo hanno evidenziato il progressivo deterioramento dei giunti di dilatazione, al punto che è stata imposta una limitazione di velocità a 10 chilometri all’ora per i veicoli in transito.

Nonostante le richieste del Comune, la disputa legale con la società autostradale ATIVA, allora responsabile della gestione del tratto autostradale, non ha portato a soluzioni immediate. La situazione si è ulteriormente complicata quando, nel corso della controversia, è emersa la misteriosa scomparsa della copia originale della convenzione del 1959, che assegnava ad ATIVA la responsabilità della manutenzione del ponte.

Il sindaco Angelo Canale Clapetto con il vicesindaco Metropolitano Jacopo Suppo

Per evitare un immediato abbassamento del tonnellaggio massimo consentito, il Comune di Quincinetto è intervenuto direttamente su uno dei giunti deteriorati installando una piastra metallica. Un intervento realizzato con fondi comunali, in una fase in cui la titolarità formale della manutenzione è ancora oggetto di disputa.

Il viadotto non è un’infrastruttura marginale. In caso di chiusura o di nuove limitazioni al traffico pesante, i mezzi diretti verso sud dovrebbero uscire a Pont-Saint-Martin, riversandosi sulla statale e attraversando i centri abitati. Quelli diretti verso nord sarebbero costretti a uscire a Ivrea, con ripercussioni immediate sulla viabilità urbana. Il ponte assume inoltre un ruolo cruciale nel contesto delle criticità legate alla frana dei Chiappetti e nei possibili piani alternativi in caso di problemi sull’A5.

Lo scenario attuale è chiaro: un’infrastruttura costruita alla fine degli anni Cinquanta, con oltre sessant’anni di servizio, sottopposta a traffico costante e interessata da interventi parziali; un contenzioso che ha rallentato le decisioni; un passaggio di proprietà deliberato ma non ancora operativo; una nuova perizia tecnica disposta dalla Corte d’Appello di Torino che dovrà fare chiarezza.

Il ponte sulla Dora Baltea resta sospeso tra verifiche tecniche e decisioni giudiziarie. Ma ogni giorno continua a sostenere il traffico di lavoratori, studenti, mezzi commerciali e servizi essenziali tra Canavese e Valle d’Aosta.

L’allarme non nasce oggi. È una questione aperta da anni. E finché non arriveranno risposte definitive su competenze, responsabilità e interventi strutturali, il viadotto di Quincinetto resterà un’infrastruttura strategica in attesa di certezze.

Un giunto

A Quincinetto c’è un ponte che attraversa la Dora Baltea. Non è un ponte filosofico, non è un’idea, non è un simbolo. È cemento armato, bulloni, giunti di dilatazione. Serve a far passare le macchine e i camion. Punto.

Eppure, da anni, il problema non è il cemento. È il giunto. Non quello meccanico, quello amministrativo.

Perché mentre il ponte regge – con i suoi acciacchi, le sue piastre metalliche, i suoi limiti di tonnellaggio – dall’altra parte c’è un sistema che per decidere chi deve cambiare un giunto ha bisogno di anni, di consulenze, di gradi di giudizio, di ordinanze, di appelli e controappelli. Un giunto. Non la Tav. Non il Mose. Un giunto.

La questione è meravigliosamente italiana. C’è una convenzione del 1959 che direbbe chi deve occuparsi della manutenzione. Però l’originale non si trova. C’è la copia. Ma la copia non basta. E così il destino di un’infrastruttura strategica si gioca sul principio archivistico del “ce l’hai l’originale?”. Sembra una scena da ufficio anagrafe, non una vicenda che riguarda un ponte su cui passano mezzi da 44 tonnellate.

Nel frattempo, il Comune di Quincinetto mette una piastra su un giunto deteriorato. Non perché ami il fai-da-te istituzionale, ma perché il giunto non aspetta la sentenza. Il giunto non conosce i tempi della Corte d’Appello di Torino. Il giunto si consuma. E quando si consuma, qualcuno deve intervenire. Anche se non è ancora chiaro chi, giuridicamente, dovrebbe farlo.

È qui che la faccenda diventa quasi comica. Da una parte c’è un pezzo di metallo che cede sotto il peso del traffico. Dall’altra c’è un sistema amministrativo che cede sotto il peso delle carte. Il primo si risolve con bulloni e acciaio. Il secondo con perizie e udienze. Il primo ha una data di scadenza. Il secondo no.

Intanto la politica annuncia passaggi di consegne. La Città metropolitana di Torino è pronta a subentrare. Il consiglio comunale vota il trasferimento. Tutto sembra definito. Poi però si aspetta la sentenza. Perché prima bisogna stabilire chi aveva torto ieri, prima di decidere chi deve agire domani. È un principio nobile. E paralizzante.

Il ponte, nel frattempo, continua a fare il ponte. I camion passano, magari più lenti. I pendolari attraversano, magari con un pensiero in più. Nessuno si ferma a metà per chiedere se il giunto sia di competenza comunale o concessionaria. La fisica è indifferente alla burocrazia.

E allora il punto non è se il ponte reggerà. Il punto è se reggerà il sistema che deve occuparsene. Perché quando per sostituire un giunto servono anni e gradi di giudizio, il problema non è il viadotto sulla Dora Baltea. Il problema è un Paese che riesce a rendere epica perfino la manutenzione ordinaria.

A Quincinetto non si sta discutendo di un’opera faraonica. Si sta discutendo di chi deve stringere dei bulloni. E nel frattempo, come sempre, il traffico passa. Anche sopra l’ironia.

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