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18 Febbraio 2026 - 00:59
In Giappone si affittano le nonne: 20 euro l’ora per cucinare, ascoltare e sostituire la famiglia
Una pentola di miso ha sobbollito piano sul fornello, il vapore ha profumato di alga kombu. In salotto, un uomo di quarant’anni ha sfogliato un album di fotografie mentre una signora anziana gli ha mostrato come piegare un foglio per un biglietto di ringraziamento. Così, con rispetto, gli ha detto. Non era una parente. Era una delle OK Obaachan, espressione che in giapponese significa “ok, nonna”: donne tra i 60 e i 94 anni che in Giappone si possono ingaggiare a ore per cucinare, riordinare, accompagnare bambini a scuola, partecipare a eventi familiari o offrire una presenza discreta in momenti delicati.
Il servizio è stato organizzato dalla società Client Partners, con sede a Tokyo, che ha indicato una tariffa base di 3.300 yen l’ora più 3.300 yen per la trasferta, l’equivalente di circa venti euro complessivi per la prima ora. Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno collocato l’avvio dell’iniziativa nel 2011, mentre il sito ufficiale dell’azienda ha fatto risalire la nascita del reparto OK Obaachan al 2012. La distinzione non è secondaria: il 2011 è stato l’anno delle prime sperimentazioni, il 2012 quello della formalizzazione interna come segmento strutturato dell’impresa.

Il contesto in cui il servizio è cresciuto è chiaro nei numeri. In Giappone, le persone con più di 65 anni rappresentano il 29,4 per cento della popolazione, pari a circa 36,2 milioni di individui. È la quota più alta al mondo. Allo stesso tempo sono diminuiti matrimoni e nascite, sono aumentate le famiglie composte da una sola persona e si sono ridotte le reti familiari tradizionali. In questo scenario, la richiesta non riguarda solo faccende domestiche ma anche supporto relazionale.
Client Partners si è definita una “women-only handyman company”, cioè una società di servizi composta esclusivamente da donne. Il reparto OK Obaachan ha contato circa cento collaboratrici tra i 60 e i 94 anni. Le competenze dichiarate spaziano dalla cucina tradizionale alla cura dei bambini, dalla cucitura alla mediazione in conflitti familiari. L’azienda ha precisato che, in alcune situazioni considerate più delicate, come visite a clienti uomini, le operatrici si sono presentate in coppia per ragioni di sicurezza. Ha anche sottolineato un principio: la tariffa oraria non è stata ridotta in base all’età.
Le richieste ricevute sono state eterogenee. Alcuni clienti hanno chiesto di imparare a preparare il dashi, il brodo base della cucina giapponese, o un’omelette come quella di casa. Altri hanno domandato una presenza durante una separazione, un supporto nel comunicare una decisione difficile a un genitore, o la partecipazione a una cerimonia scolastica quando i familiari non potevano esserci. In questi casi la prestazione ha combinato attività pratiche e sostegno emotivo.
Il prezzo, rispetto al costo della vita nelle grandi città giapponesi, è rimasto contenuto. Molti incarichi si sono svolti nell’arco di due o quattro ore. Il servizio è stato concepito come flessibile: una visita singola per un bisogno specifico oppure incontri ripetuti. L’azienda ha chiarito che non si tratta di terapia psicologica ma di assistenza quotidiana retribuita.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio definito da alcuni osservatori “economia della compagnia”. In Giappone sono nati servizi come Ossan Rental, ideato nel 2012 da Takanobu Nishimoto, che permette di ingaggiare uomini di mezza età per conversazione o consigli. Sono emerse anche agenzie che offrono “familiari a richiesta”, tema affrontato nel film-documentario Family Romance, LLC di Werner Herzog. Il cinema ha contribuito a rendere noto il fenomeno anche fuori dal Paese, come nel film Rental Family con Brendan Fraser.
La crescita di questi servizi è stata favorita da più fattori. Il primo è demografico. Gli anziani occupati in Giapponehanno superato i nove milioni negli ultimi anni, con un tasso di occupazione nella fascia over 65 intorno al 25-26 per cento. L’invecchiamento non ha coinciso automaticamente con l’uscita dal mercato del lavoro. Il secondo è sociale: l’aumento delle persone sole nelle aree urbane ha generato domanda di supporto domestico e relazionale. Il terzo è culturale: la copertura mediatica ha contribuito a normalizzare l’idea di chiedere aiuto a pagamento per esigenze personali.
Restano interrogativi. Il confine emotivo può diventare fragile quando il rapporto si ripete nel tempo. Per questo le aziende hanno fissato regole su durata degli incarichi e modalità di contatto. La sicurezza è un tema costante, così come la necessità di trasparenza quando una collaboratrice partecipa a un evento come “parente simbolica”. Il rischio di fraintendimenti esiste e richiede limiti chiari.
Per molte lavoratrici il servizio ha rappresentato un’opportunità concreta. Alcune hanno dichiarato sul sito di Client Partners di essersi sentite nuovamente utili e valorizzate. L’azienda ha selezionato profili definiti pazienti ed empatici, capaci di ascoltare senza giudicare. In un Paese dove la carenza di manodopera è diventata strutturale, l’attivazione professionale delle donne anziane è stata letta anche come risposta economica oltre che sociale.
Il modello non risolve i nodi della crisi demografica giapponese, ma ha offerto un esempio di adattamento. Ha trasformato competenze domestiche e relazionali in lavoro riconosciuto e regolato. Per alcuni clienti il beneficio è stato pratico, per altri simbolico. Al termine di una visita restano una cucina in ordine e un pasto preparato, ma soprattutto un tempo condiviso che ha colmato un vuoto temporaneo. In un contesto segnato da invecchiamento e solitudine urbana, la presenza organizzata a ore è diventata una risposta concreta, con costi, regole e responsabilità definite.
Fonti: Client Partners (sito ufficiale), South China Morning Post, Reuters, BBC News, The Japan Times, dati demografici del Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni del Giappone, dati occupazionali del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone.
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