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Esteri
18 Febbraio 2026 - 00:12
Iran, deputato strappa la foto di Sergio Mattarella in Parlamento: Roma convoca l’ambasciatore di Teheran
Una mano ha sollevato un foglio in formato A4 con i volti di diversi leader europei. L’altra lo ha strappato con gesti lenti, studiati. I pezzi sono finiti in un cestino, sotto gli applausi di parte dell’aula. Qualcuno ha gridato: “Khamenei è una benedizione, i suoi nemici sono maledetti”. È accaduto martedì 17 febbraio 2026, durante la seduta inaugurale del nuovo Parlamento iraniano a Teheran. A compiere il gesto è stato il deputato Mojtaba Zarei, che ha preso di mira un’immagine con, tra gli altri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, il re di Spagna Filippo VI e l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri. Poche ore dopo, a Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore dell’Iran.
Il video è circolato inizialmente sui canali social di Iran International, emittente in lingua persiana con sede a Londra, ed è stato poi rilanciato con sottotitoli dagli account di MEMRI (Middle East Media Research Institute, Istituto di ricerca sui media del Medio Oriente). Nelle immagini si sente Zarei pronunciare frasi molto dure: “L’Europa è la patria del fascismo e del nazismo […] il Parlamento europeo è corrotto”. La sequenza, di pochi secondi, è stata ripresa rapidamente da testate italiane e internazionali.
17 febbraio 2026, Iran - Italia - UE
— LadyAfro17 (@LadyAfro17) February 17, 2026
PERSINO IN IRAN LO CAPISCONO#Mojtaba_Zarei, durante la seduta inaugurale del parlamento iraniano, ha strappato l'immigine di fiversi leader occidentali, tra i quali troviamo il nostro Sergio #Mattarella.
Oltre a Mattarella, anche… pic.twitter.com/TGDqzGE7P7
Il gesto di Teheran è arrivato dopo un episodio avvenuto il 14 febbraio 2026 a Strasburgo. Durante una seduta plenaria del Parlamento europeo, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri ha strappato una foto della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, definendo l’Iran “la peggiore dittatura teocratica del mondo” e denunciando la repressione interna. Anche quel video è diventato virale, rilanciato da Iran International e dai media italiani. La risposta di Zarei è stata presentata come una replica diretta a quell’atto.
Nel tardo pomeriggio del 17 febbraio, Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier, ha parlato di “fatto increscioso” e ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore iraniano alla Farnesina. La decisione è stata comunicata pubblicamente e confermata dalle agenzie di stampa. Colpire l’immagine del Capo dello Stato, figura di garanzia e non parte del confronto politico quotidiano, ha trasformato un gesto simbolico in un caso diplomatico.
Mojtaba Zarei è un esponente dell’area cosiddetta “principalista”, eletto a Teheran e membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Majles, il Parlamento iraniano. Negli ultimi mesi ha promosso la creazione di una commissione dedicata alla “guerra cognitiva”, espressione usata in Iran per indicare il contrasto alle narrazioni considerate ostili e alla disinformazione percepita come minaccia strategica. In aula ha accusato l’Europa di essere “corrotta” e “sottomessa a Donald Trump”, sostenendo che “l’Iran rivoluzionario ha abbandonato l’Europa”.
La foto strappata non era casuale. Riuniva capi di Stato, vertici istituzionali europei e l’eurodeputata che pochi giorni prima aveva contestato pubblicamente Khamenei. Il messaggio è stato chiaro: non un attacco a un singolo Paese, ma una presa di posizione contro l’insieme delle istituzioni europee.
L’episodio si inserisce in una fase di forte tensione tra la Repubblica islamica e l’Unione Europea. Tra il 2025 e il 2026, la repressione delle proteste interne in Iran ha spinto Bruxelles a valutare nuove sanzioni. In diverse sedi europee si è discusso anche della possibilità di inserire i Pasdaran (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione. Il Parlamento europeo ha parlato di “repressione sistematica” e ha evocato possibili “crimini contro l’umanità”. Le parole pronunciate da Zarei in aula hanno rappresentato la risposta più dura di una parte dell’establishment iraniano.
La figura di Isabella Tovaglieri è diventata un punto di riferimento nel confronto mediatico. Dopo il gesto a Strasburgo, l’eurodeputata ha denunciato di aver ricevuto insulti e minacce online, come riportato dalla stampa italiana. La replica di Zarei ha incluso attacchi personali diffusi sui social, segno di un linguaggio politico che si muove senza più distinzione netta tra istituzioni e piattaforme digitali.
Per l’Italia, l’episodio ha avuto un significato particolare. Sergio Mattarella rappresenta l’unità nazionale e la continuità istituzionale. La convocazione dell’ambasciatore iraniano ha segnato una linea di fermezza, in coordinamento con gli altri partner europei. In un momento in cui si discute di sanzioni, programmi missilistici e stabilità regionale, Roma ha scelto una risposta immediata ma conforme alla prassi diplomatica.
Il caso ha mostrato anche come la scena parlamentare possa diventare uno strumento di comunicazione strategica. La cosiddetta “guerra cognitiva” punta a influenzare percezioni e opinioni pubbliche. Un gesto come quello di strappare una foto non modifica equilibri concreti, ma produce un’immagine forte e facilmente condivisibile. Il circuito tra media della diaspora, come Iran International, e organizzazioni di monitoraggio come MEMRI accelera la diffusione globale di contenuti che in passato sarebbero rimasti confinati a un’aula parlamentare.
Dal punto di vista europeo, l’episodio conferma un deterioramento del linguaggio politico tra Teheran e Bruxelles. L’Unione insiste sui diritti umani e sulle libertà civili; la narrativa iraniana accusa l’Europa di ipocrisia e ingerenza. In mezzo restano i dossier aperti, dal nucleare alle questioni consolari, che richiedono canali di dialogo attivi.
I passaggi sono stati rapidi. Il 14 febbraio 2026, a Strasburgo, Isabella Tovaglieri ha strappato la foto di Ali Khamenei. Il 17 febbraio 2026, a Teheran, Mojtaba Zarei ha fatto lo stesso con l’immagine dei leader europei. Nelle ore successive, a Roma, Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano. La sequenza ha mostrato quanto la politica internazionale sia condizionata da simboli e immagini, oltre che da trattative e documenti ufficiali.
Resta una questione di fondo: come mantenere fermezza di fronte a gesti considerati ostili e, allo stesso tempo, preservare gli strumenti diplomatici necessari in un’area strategica come il Medio Oriente. Le immagini dello strappo sono diventate il simbolo di una relazione tesa. Ma il peso reale dei rapporti tra Stati si misura su dossier complessi, non su un foglio ridotto in pezzi davanti alle telecamere.
Fonti: Iran International, MEMRI (Middle East Media Research Institute), comunicati del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
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