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Settimo-Wencheng, dal memorandum alle lanterne rosse: il percorso "cinese" della Piastra

Omaggi il 14 febbraio da Deting Yang, Torre Medievale illuminata per l’Anno del Cavallo e Patto di amicizia in Consiglio: tra diplomazia del selfie e problemi di quartiere ancora in attesa

Settimo-Wencheng, dal memorandum alle lanterne rosse: il percorso "cinese" della Piastra

Consegnati gli omaggi augurali alla Sindaca Elena Piastra e Presidente del Consiglio Comunale Luca Rivoira da parte del Sindaco di Wencheng Deting Yang

Non bastava essere la “capitale dell’innovazione”, la “città della cultura”, la patria mondiale dell’inclusione e del verde universale. No. Settimo Torinese oggi è ufficialmente anche un po’ cinese. Con tanto di ideogramma rosso fiammante, simbolo di fortuna, consegnato in pompa magna alla sindaca Elena Piastra e al presidente del Consiglio comunale Luca Rivoira.

E' successo lo scorso 14 febbraio, nell’ambito di "Capodanno Cinese Torino" 都灵中国年. Sono arrivati gli omaggi augurali del sindaco di Wencheng Deting Yang. Foto, sorrisi, pannello rosso, atmosfera internazionale. Angi Italia a fare da ponte. Diplomazia locale versione export. La scena è perfetta: simboli, colori, stretta di mano. Fortuna assicurata. O almeno fotografata.

Due giorni dopo, il 16 febbraio, è scattato ufficialmente l’Anno del Cavallo secondo il calendario lunare. Il Comune scrive: “Capodanno Cinese 2026, luci dell’amicizia”. E via con l’illuminazione in rosso della Torre Medievale, in contemporanea con la Pagoda della Prosperità di Wencheng. Rosso qui, rosso là. Due città, un’unica regia luminosa.

In Sala Consiliare si proietta l’immagine della Pagoda illuminata, mentre la sindaca Elena Piastra e Luca Rivoira accolgono i rappresentanti dell’Associazione Nuova Generazione Italo-cinese, promotrice del Patto di amicizia che il Consiglio comunale sarà chiamato ad approvare proprio in questi giorni. Il "percorso" — parola magica — continua.

E qui la memoria torna allo scorso settembre 2025 quando è stato firmato il celebre “memorandum” con Wencheng. Non un contratto. Non un piano industriale. Non un accordo vincolante. Un memorandum. Che in lingua politica significa: intanto facciamo la foto, poi si vedrà.

Allora scrivevamo che era la diplomazia del selfie. Oggi possiamo dire che il selfie si è evoluto: è diventato scenografia urbana. Prima il memorandum, poi gli omaggi augurali, poi la Torre rossa, ora il Patto di amicizia in Consiglio. Un crescendo narrativo degno di una serie in più puntate.

Nel frattempo a Wencheng, che conta milioni di abitanti, si lavora e si produce. Qui si producono post, conferenze stampa e percorsi. Là si esporta componentistica. Qui si esportano comunicati. Sempre lavoro è.

Il lessico è impeccabile: scambi culturali. Opportunità economiche. Relazioni istituzionali. Amicizia tra i popoli. Bellissimo. Peccato che nessuna di queste parole abbia mai tappato una buca in via Pascoli o sistemato le luci a intermittenza nei quartieri. Ma vuoi mettere l’effetto scenico di una Torre Medievale illuminata in rosso?

La sindaca ribadiva che “iniziava un percorso”. È una delle sue formule preferite. Non si conclude mai nulla, ma si inizia sempre qualcosa. Ogni conferenza stampa, un nuovo cammino. 

Eppure bisogna riconoscerlo: la costruzione è coerente. Prima si firma qualcosa che non impegna, poi si accende qualcosa che illumina, poi si vota qualcosa che formalizza. Tutto perfettamente coreografato. Internazionale. Elegante. Fotogenico.

I cittadini, intanto, osservano. Si chiedono se il rosso porti fortuna anche agli ammortizzatori delle auto distrutti dalle voragini. Se l’Anno del Cavallo possa almeno galoppare fino alle isole ecologiche invase dai topi. Se il Patto di amicizia possa incidere sulle mense, sui commercianti, sui quartieri.

Forse no. Forse sì. Forse serve soprattutto a dire che Settimo non è periferia ma capitale globale. Che non è una città con problemi ordinari ma un hub geopolitico tra Torre Medievale e Pagoda della Prosperità.

Insomma, benvenuti a Settimo-Wencheng. Capitale mondiale del percorso permanente. Dove si parte sempre, non si arriva mai, ma si è sempre in cammino verso un futuro luminoso. Possibilmente rosso.

Internazionale, ma con calma

Settimo Torinese ha acceso la Torre Medievale di rosso. In contemporanea con la Pagoda della Prosperità di Wencheng. È l’Anno del Cavallo. L’amicizia tra i popoli galoppa.

Non è una battuta. È diplomazia.

C’è un memorandum firmato mesi fa. Ora un Patto di amicizia in Consiglio. Prima gli omaggi augurali. Poi le luci. Si procede per tappe. La politica locale ha scoperto l’estero.

È un passaggio interessante. Per anni i comuni si sono occupati di buche, mense, lampioni. Adesso guardano a diecimila chilometri. È un salto evolutivo. Dalla manutenzione al multilateralismo.

Non è nemmeno sbagliato. Parlare con il mondo è meglio che ignorarlo. Solo che resta un dettaglio tecnico: il mondo non abita in via Pascoli.

Wencheng conta milioni di abitanti. Produce. Esporta. Si illumina. Settimo pure si illumina, ma con una certa prudenza energetica. È un dialogo tra realtà molto diverse. Loro fanno manifattura. Noi facciamo comunicati.

Il lessico è impeccabile: “rafforzare relazioni”, “costruire ponti”, “iniziare percorsi”. Nessuno dice mai “arrivare”. Si parte sempre. È una città in perenne partenza. Mai in arrivo.

Il cittadino osserva la Torre rossa e prova una forma di orgoglio controllato. Non capita tutti i giorni di essere sincronizzati con una Pagoda. Poi guarda l’asfalto e torna alla geografia locale.

Non è provincialismo. È proporzione.

Il Capodanno Cinese è una festa antichissima. Simboleggia rinnovamento. L’Anno del Cavallo promette energia, dinamismo, slancio. Ottimo. Serve solo una direzione. Perché il cavallo, se non ha meta, resta esercizio ginnico.

Settimo non è diventata Shanghai. È rimasta Settimo. Solo un po’ più luminosa per una sera. Il che non è poco, ma nemmeno moltissimo.

La politica internazionale di prossimità ha un pregio: non risolve nulla, ma non crea nemmeno danni immediati. È simbolica. E i simboli sono leggeri. Non fanno buche.

Il resto verrà. Forse. Intanto si è iniziato un percorso. Come sempre.

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