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17 Febbraio 2026 - 16:54
Case della Salute, grande annuncio ma zero carte: la Regione cambia nome, i dubbi restano
Se domani mattina un cittadino di Beinasco, Cumiana, Pianezza o Vigone entra nella sua Casa della Salute per un prelievo, una visita o un consulto, cosa troverà di diverso rispetto a ieri? Più servizi? Più personale? Oppure solo un nome nuovo sulla porta? È questa la domanda vera che resta dopo la conferenza stampa organizzata al Grattacielo Piemonte dalla Regione per annunciare l’“evoluzione” delle Case della Salute dell’Asl To3 in Case della Comunità spoke.
Sul palco, il presidente della Regione Alberto Cirio, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, la direzione generale dell’Asl To3 e i sindaci del territorio. Il messaggio è rassicurante: nessuna chiusura, nessun arretramento, anzi un rafforzamento della sanità territoriale nel solco del Pnrr e del decreto ministeriale 77/2022.
“Manteniamo sedi, orari e prestazioni, potenziando ambulatori, assistenza alla cronicità e integrazione sociosanitaria”, assicura Cirio. L'assessore Riboldi parla di investimenti, di personale in crescita — oltre 59 mila unità contro le 55 mila del 2019 — e di un maxi concorso da 700 posti in arrivo. L’Asl To3, viene spiegato, sarebbe l’esempio concreto di questa nuova sanità di prossimità, con strutture più integrate e capaci di alleggerire gli ospedali.


In concreto, le Case della Salute di Beinasco, Cumiana e Pianezza sono candidate a diventare Case della Comunità spoke, mentre Vigone prosegue il suo percorso all’interno di una Casa della Comunità hub già attiva. Per l’utenza, assicurano dalla Regione, non cambia nulla in termini di sedi, orari e prestazioni. Il personale resta in carico ai medici di medicina generale, con un’integrazione “flessibile” da parte dell’Asl in base alle necessità delle singole sedi.
Fin qui la versione ufficiale.
Ma la vicenda non nasce ieri. E qui il quadro si complica.
A novembre, infatti, una comunicazione firmata dal direttore generale dell’Asl To3 Giovanni La Valle prospettava la retrocessione delle quattro Case della Salute a semplici AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) dal primo gennaio. Un passaggio che aveva fatto scattare l’allarme politico e sindacale, con il timore di un ridimensionamento della sanità territoriale.
Oggi, invece, arriva l’annuncio opposto: non una retrocessione, ma un’evoluzione verso il modello previsto dal DM 77/2022. Una retromarcia? Un cambio di strategia? O una diversa interpretazione organizzativa?
La consigliera regionale del Pd Monica Canalis parla apertamente di inversione di rotta: “Bene la retromarcia, ma ora dobbiamo essere sicuri che la trasformazione non sia un mero annuncio”. Il nodo, secondo l’esponente dem, è l’assenza di atti formali, giuridicamente e finanziariamente vincolanti. In Piemonte, ricorda, le Case della Comunità spoke previste dal decreto 77 non sarebbero ancora state formalmente istituite.
C’è poi la questione dei lavoratori. Sono 22 in totale quelli impiegati nelle quattro strutture: 4 a Vigone, 3 a Cumiana, 7 a Beinasco e 3 a Pianezza. Personale che resta formalmente in carico ai medici di medicina generale, senza un rapporto diretto con l’Asl. "A Beinasco-Borgaretto - denuncia Canalis - sette lavoratori sarebbero ancora gestiti da una cooperativa e due avrebbero lasciato un contratto a tempo indeterminato per passare a un’agenzia interinale con condizioni peggiorative...".
“La politica si fa con gli atti e non con le conferenze stampa”, attacca la consigliera Pd, chiedendo certezze scritte sulla tutela occupazionale e sulla reale trasformazione delle strutture.
Dal fronte della maggioranza arriva la replica di Roberto Ravello, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, che respinge le accuse di “catastrofismo”.
“Le Case della Salute - sentenzia - restano operative e continuano a rappresentare un presidio fondamentale per il territorio”. Ravello rivendica il lavoro svolto dall’assessore Riboldi e parla di un percorso verso modelli più efficienti e capillari, capaci di avvicinare diagnosi e cure ai cittadini. “La politica seria si misura sui risultati, non sui titoli dei giornali”, conclude.
In mezzo, restano i fatti ancora da chiarire. Il decreto 77/2022 prevede una rete di Case della Comunità hub e spokecome perno della riforma della sanità territoriale. Ma perché la trasformazione sia reale servono atti amministrativi, coperture finanziarie, personale stabilizzato e un’organizzazione chiara tra Asl e medici di base.
Per ora, ciò che è certo è che le strutture di Borgaretto-Beinasco, Cumiana, Vigone e Pianezza non chiudono. Che restano operative. Che la Regione promette un rafforzamento. E che l’opposizione chiede garanzie scritte.
Per i cittadini, al di là delle sigle — Casa della Salute, AFT, Casa della Comunità hub o spoke — conta una cosa sola: trovare servizi accessibili, personale presente e tempi certi. Il resto, senza atti concreti, rischia di restare una questione di etichette.
La vera prova non sarà la conferenza stampa, ma i prossimi mesi. Quando si capirà se la sanità territoriale dell’Asl To3 ha davvero cambiato passo o se, semplicemente, ha cambiato nome.
LA VOCE DEL CANAVESE
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