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17 Febbraio 2026 - 13:09
La Provinciale 39 del Canavese resta un imbuto in mezzo al paese: traffico in tilt, i pedoni rischiano. C'è un progetto di allargamento, ma mancano i soldi
La notizia è questa: la Strada Provinciale 39, nel tratto che attraversa il centro storico di Rivarossa, torna al centro di un confronto istituzionale. Non è la prima volta. E difficilmente sarà l’ultima, finché quella strettoia tra via Neuscheller e via Frescot continuerà a trasformarsi in un imbuto ogni volta che passa un mezzo pesante.
Lunedì 16 febbraio, nell’ambito dell’iniziativa “Comuni in linea”, il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo e il sindaco Enrico Vallino, affiancato dal suo vice Fabrizio Morutto, si sono seduti allo stesso tavolo per parlare di sicurezza. Tema noto ai residenti: traffico congestionato, manovre complicate, pedoni che si trovano a camminare a pochi centimetri da camion e furgoni.
Il progetto sul tavolo è chiaro: allargare la strettoia che oggi rappresenta il punto più critico della SP 39 in paese. Per farlo, però, serve una scelta netta: l’abbattimento di due edifici, già nella disponibilità del Comune. È la condizione tecnica indicata come necessaria per ampliare la sede stradale. Non una limatura. Non una toppa. Una demolizione.
Qui si misura la distanza tra il dire e il fare. Perché da anni si parla della SP 39 come di un problema strutturale: strada provinciale che attraversa un centro storico pensato quando i tir non esistevano. Oggi invece passano, eccome se passano. E ogni transito pesante significa traffico bloccato, code, clacson, rischio.
Il quadro economico, aggiornato agli anni scorsi, parlava di circa 672 mila euro. Una cifra che dovrà essere rivista. E che, soprattutto, dovrà trovare copertura. La Città metropolitana di Torino ha fatto sapere che valuterà le modalità di assegnazione di un contributo, vista l’entità dell’investimento. Tradotto: il progetto c’è, ma senza fondi resta sulla carta.

Il vice sindaco metropolitano e il sindaco di Rivarossa
Nel frattempo si procede per gradi. In attesa delle risorse necessarie per l’intervento strutturale, Suppo e i tecnici della Direzione Viabilità 1 si sono confrontati con l’amministrazione comunale per mettere in campo una serie di interventi più immediati: miglioramento del manto stradale, rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale, installazione di cartelli che indichino chiaramente il limite dei 30 chilometri orari nel tratto urbano.
Misure tampone? Sì. Ma non inutili. Perché oggi la criticità non è solo l’imbuto fisico della carreggiata. È anche la velocità con cui alcuni attraversano il centro, dimenticando che lì non c’è una tangenziale, ma case, portoni, marciapiedi stretti, incroci.
Tra le ipotesi in discussione c’è anche l’installazione di un impianto semaforico per il senso unico alternato in uno dei punti più delicati, dove la carreggiata è così stretta da rendere insicuro il passaggio dei pedoni. Una scelta che cambierebbe radicalmente la gestione del traffico: meno fluidità, forse, ma più controllo. E soprattutto meno improvvisazione.
C’è poi un altro nodo, meno visibile ma altrettanto urgente: il cedimento strutturale di un muro che costeggia un canale consortile lungo la Provinciale 39, in direzione di Front. Anche qui la questione non è solo estetica. È di sicurezza. Il soggetto gestore del canale sarà coinvolto per trovare una soluzione. Perché una strada provinciale non è solo asfalto: è ciò che le sta intorno, fondazioni comprese.
Il confronto tra Comune e Città metropolitana sembra muoversi su un terreno condiviso: la consapevolezza che la situazione attuale non è più sostenibile. Ma la vera domanda è un’altra. Quanto tempo servirà per passare dalla fase delle riunioni a quella dei cantieri?
Rivarossa non è un caso isolato. In molti centri del Canavese le strade provinciali attraversano i nuclei storici, portando con sé un traffico che negli anni è cresciuto senza che la struttura urbana cambiasse di pari passo. La differenza la fanno le scelte politiche: investire per adattare l’esistente o continuare a gestire l’emergenza.
L’abbattimento di due edifici, in questo senso, non è solo un atto tecnico. È una scelta simbolica. Significa ammettere che l’assetto attuale non funziona più. Significa intervenire in modo irreversibile sul tessuto del centro storico per garantire sicurezza. Una decisione che inevitabilmente aprirà discussioni, tra chi privilegia la tutela dell’esistente e chi mette al primo posto la riduzione del rischio.
Il dato oggettivo è che oggi la SP 39, in quel tratto, si intasa ripetutamente, soprattutto al passaggio dei mezzi pesanti. E ogni intasamento è una fotografia della fragilità di quell’asse viario. Non è solo una questione di traffico. È una questione di convivenza tra funzioni diverse: transito sovracomunale e vita quotidiana.
Il limite dei 30 all’ora, la nuova segnaletica, l’eventuale semaforo, il rifacimento dell’asfalto sono interventi che possono migliorare la situazione nel breve periodo. Ma non la risolvono. La soluzione strutturale resta legata all’allargamento della strettoia e alla messa in sicurezza anche dell’incrocio a “T” tra la Provinciale 37 e la Provinciale 39, altro punto sensibile della viabilità locale.
Qui si gioca la credibilità degli impegni presi. Perché i cittadini non misurano le parole, ma i risultati. Misurano il tempo che impiegano per attraversare il paese. Misurano la distanza tra un camion e il muro di casa. Misurano il rumore, le vibrazioni, la paura quando si cammina lungo la strada.
La riunione del 16 febbraio segna un passo avanti sul piano del confronto istituzionale. Ma la partita vera si giocherà sui finanziamenti e sui tempi di realizzazione. Senza un cronoprogramma chiaro, il rischio è che la SP 39 resti prigioniera delle sue strettoie, fisiche e burocratiche.
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