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Contributi allo sport senza bando. In Consiglio va in scena la "coda di paglia"

Interpellanza sui criteri e sull’inclusione sociale: domande semplici, risposte difensive e una maggioranza che si irrigidisce quando si parla di bandi, trasparenza e visione politica

Contributi allo sport, in Consiglio va in scena la "coda di paglia"

Moreno Maugeri e Antonio Augelli

L’altra sera, in Consiglio comunale, a Settimo Torinese, si è assistito a uno di quei dibattiti che definire surreale è poca cosa. Tema: i contributi comunali alle associazioni sportive e, più precisamente, l’inclusione sociale attraverso lo sport. L’interpellanza presentata dai consiglieri Moreno Maugeri e Manolo Maugeri era lineare, quasi didascalica: chiedeva criteri, visione, trasparenza, soprattutto "criteri". Nulla di rivoluzionario. Nulla di eversivo. Eppure, dalle risposte della maggioranza è emersa chiara e tonda una sensazione diffusa, di "risentimento".

L’atto, messo nero su bianco dal gruppo consiliare Lega Salvini Piemonte, richiamava regolamenti, deliberazioni di Giunta e persino il Dup, chiedendo conto di come l’Amministrazione declini davvero – e non solo a parole – lo slogan dell’inclusione sociale nello sport.

In particolare, l’interpellanza domandava quali siano i criteri adottati per concedere contributi, come venga determinato l’importo e se non sia il caso di rendere più esplicito il percorso istruttorio, soprattutto quando si parla di minori e soggetti fragili.

Domande semplici. Risposte puntute e sulla difensiva.

Il vicesindaco Giancarlo Brino ha rivendicato l’assenza di discrezionalità, ha elencato criteri come rilevanza sociale, radicamento territoriale, capacità di fare rete con le scuole, qualità educativa, impatto sociale. Tutto molto bello. Tutto molto condivisibile. Peccato che, come ha fatto notare l’opposizione, quei criteri nei provvedimenti non si vedano. Esistono? Certo. Sono scritti? Meno. Sono uguali per tutti? A quanto pare, bisogna fidarsi.

La linea della maggioranza è chiara: nessuno è favorito, nessuno è discriminato, nessuna discrezionalità esiste. E proprio quando qualcuno insiste così tanto sul fatto di non aver fatto nulla di male, il sospetto viene spontaneo.

Non aiutano nemmeno i ringraziamenti rituali alle associazioni “virtuose”, modello Circolo Richiardi, evocato come esempio quasi salvifico, mentre il sistema resta quello dei contributi a domanda, concessi caso per caso, senza bandi pubblici.

Ed è qui che il castello inizia a scricchiolare.

Perché, come sottolinea Moreno Maugeri, l’inclusione non si costruisce con contributi spot concessi a poche associazioni, ma con strumenti pubblici, bandi, avvisi chiari che mettano tutte le realtà nelle condizioni di partecipare. Altrimenti, l’inclusione resta uno slogan buono per i comunicati stampa, non una politica strutturata.

Quando poi il dibattito scivola sul terreno della polemica politica, il livello si alza – o si abbassa, dipende dai punti di vista. Antonio Augelli ha accusato l’opposizione di voler “sindacare l’operato dell’Amministrazione” invece di presentare progetti e occuparsi di Settimo. Traduzione: fare interpellanze non va bene, fare domande nemmeno; partecipare ai tavoli sì, ma solo se non si disturba troppo. Un concetto interessante di controllo democratico. Sempre lui ha ironizzato sulle opposizioni che vanno dai giornali, o danno troppo ascolto ai giornali, o si fanno anticipare dai giornali.

"E' grave - ha risposto Manolo Maugeri - che alcune cose si scoprano dai giornali, ed è altrettanto grave che la maggioranza accusi l’opposizione di non occuparsi di Settimo dato che  le interpellanze riguardano temi locali, concreti e scomodi...".

Nel finale, Moreno Maugeri è tornato al punto di partenza.

"Non è in discussione la legittimità degli atti, ma l’assenza di una visione strutturata... - ha concluso - Nel Dup si parla di bandi. I bandi non ci sono. Si parla di inclusione. Ma senza strumenti pubblici, senza criteri esplicitati, senza una ricognizione complessiva delle associazioni che fanno inclusione ogni giorno, l’inclusione resta una parola buona per i titoli, non per i fatti…”.

Insomma, un dibattito che doveva chiarire e che invece ha chiarito una cosa sola: quando si tocca il tema dei contributi, a Settimo Torinese, la maggioranza si irrigidisce, si difende e provoca.

Segno che le domande erano giuste. E che, forse, la coda di paglia bruciava davvero.

adfa

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