AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
30 Gennaio 2026 - 23:34
Giancarlo Brino, un cane, Enzo Maiolino
“Lei è il vicesindaco. Restituisca la delega al sindaco.”
Così Enzo Maiolino, giovedì scorso in Consiglio comunale, con il dito puntato contro Giancarlo Brino. Una richiesta che non è arrivata per caso né per eccesso polemico, ma dopo oltre un’ora di discussione su cani, gatti, regolamenti, numeri e responsabilità politiche. È arrivata dopo che lo stesso vicesindaco ha ammesso pubblicamente di non aver fatto ciò che aveva promesso o, se si preferisce, di non aver fatto nulla: di aver lasciato passare il tempo, di essersi occupato d’altro, mentre il servizio restava fermo.
È arrivata, soprattutto, dopo quattordici mesi dall’ultimo Consiglio comunale in cui se n’era parlato. Quattordici mesi di attese, rinvii e silenzi.
Il numero è rimbalzato nell’aula come un macigno. Quattordici mesi.
Maiolino lo ha scandito più volte, trasformandolo nel filo conduttore dell’intero dibattito. Quattordici mesi senza una commissione “promessa”. Quattordici mesi senza una comunicazione strutturata. Quattordici mesi durante i quali – ha sottolineato – “i cittadini non hanno capito davvero come funzioni il servizio di cattura dei randagi e tutela del benessere animale”. Un servizio che, ha ricordato fin dall’inizio, non è un favore, non è un optional, non è una concessione politica: è un obbligo di legge.
Maiolino ha messo subito le cose in chiaro e lo ha fatto senza giri di parole: “C’è una legge regionale, c’è un affidamento a un soggetto privato, ci sono dei costi pubblici importanti.”
Poi ha affondato: “Oggi succede una cosa paradossale: ci sono cittadini che si fanno carico dei costi perché non sanno a chi rivolgersi.”
È qui che la discussione ha smesso di essere tecnica ed è diventata politica. Perché se un Comune appalta un servizio pubblico ma non lo comunica, quel servizio, di fatto, non esiste per chi ne ha bisogno.
Il servizio vale 110 mila euro su base triennale, con una concessione “a consumo”. Ma nel tempo – ha ricordato Maiolino – sono emersi anche costi aggiuntivi: “11 mila euro in più sui servizi, poi altri 5 mila euro.”
Soldi pubblici. Spese approvate. Atti formalmente corretti. Ma politicamente opachi.
“Quattordici mesi fa non sapevamo perché e continuiamo a non saperlo. Quattordici mesi fa avevamo concordato di fare una commissione”, ha attaccato Maiolino.
La domanda è stata secca: “Come mai in tutti questi mesi non è stato fatto nulla?”
La risposta, di fatto, non è arrivata. E quattordici mesi, in politica, non sono un dettaglio tecnico. Sono una responsabilità piena.
La realtà, dall’ultima volta che se n’era parlato, è rimasta la stessa: segnalazioni continue, casi che tornano ciclicamente, problemi mai risolti.
Maiolino li ha richiamati uno per uno: “Detenzioni di animali non consone in una città che ha un regolamento”, “il caso di un cane rimasto nel giardino di una villetta per tutta l’estate”, “il caso del breton che piangeva”.
La domanda è diventata inevitabile: “Ritiene il nostro regolamento davvero efficace?”
La risposta, per il consigliere, è stata implicita: “Vanno bene i regolamenti, ma poi ci vogliono i controlli.”
Il vicesindaco Giancarlo Brino ha tentato di riportare il dibattito su un piano tecnico. Ha spiegato che l’Amministrazione opera “in maniera continuativa e strutturata con il soggetto affidatario del servizio” e che “chi presta servizio lo fa non solo a tutela della norma ma anche con attenzione agli animali.”
Poi ha snocciolato i numeri come prova dell’efficienza: “Dal primo gennaio gli agenti sono stati impegnati in 44 attività di controllo”, “in 8 casi sono state accertate sanzioni”, “sono stati recuperati 33 animali, 9 gatti e 24 cani.”
Numeri che, secondo Brino, “dimostrano un’attività costante.”
Sul piano delle competenze, il vicesindaco ha rivendicato i limiti dell’ente: “Il Comune non ha poteri sostitutivi rispetto all’autorità giudiziaria e sanitaria.”
Ha raccontato quanto a sua conoscenza sul “breton che piangeva in via Modigliani” e sui “cani in via Bergamo”. Ha spiegato che “in un caso non sono stati riscontrati maltrattamenti” e che “nell’altro sono state accertate violazioni ed è stata presentata una denuncia”, precisando però che “il Comune non è stato preventivamente coinvolto.”
Non è bastato. Brino si è soffermato anche sulle “parole dure” e sul presunto “disprezzo nei confronti dell’Amministrazione comunale”. Ha tirato in ballo i social: “Quando c’è di mezzo un cucciolo c’è molto più appeal, ma per chi lavora tutti i giorni su queste cose non è bello.”
Una difesa che è suonata più come uno sfogo che come una risposta politica.
Infine l’ammissione sulla commissione mai convocata: “Sono carente da questo punto di vista”, ha ammesso Brino, spiegando che l’incontro è stato rinviato di mese in mese perché sta “cercando guardie zoofile.”
Una spiegazione che tutto fa, tranne giustificare quattordici mesi di immobilismo.

I fratelli Maugeri
Nel dibattito è intervenuto anche Moreno Maugeri, che ha riportato tutto sul piano della realtà: “Se un cane piange tutta la notte, i cittadini non se lo inventano.”
Ha insistito anche sulle colonie feline: “I cittadini non sanno a chi rivolgersi, non conoscono l’iter” e finiscono per “affidarsi ai volontari.”
Volontari che – ha sottolineato – “anticipano spese” e “intervengono prima ancora che il servizio pubblico venga attivato.” Un impegno “prezioso per tutta la collettività”, ma lasciato sulle spalle di pochi. Da qui la proposta di “forme di riconoscimento e rimborsi parziali.”
Brino ha insistito ancora. Ha ricordato “le oltre 50 colonie feline” e la convenzione con In punta di coda, assicurando: “Noi ben volentieri vogliamo riconoscere chi ci mette del suo.” Poi è tornato sulla solita ricetta: “Basta chiamare la polizia locale.”
Ma ormai il danno politico era fatto. Maiolino ha chiuso il dibattito con parole che non hanno lasciato spazio a interpretazioni: “Il tempo si è bloccato a 14 mesi: la commissione non l’abbiamo vista, le guardie non le abbiamo viste, la comunicazione non si è fatta.”
E ha aggiunto un dettaglio che pesa come un macigno: Brino parla di polizia locale, ma non sempre si può fare affidamento su di loro. Alle 23, ha ricordato Maiolino, non è detto che rispondano.
La conclusione è stata amara e definitiva: “Oggi mi sento preso in giro.”
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.