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30 Gennaio 2026 - 11:00
Serena Mussat
C’è un volto preciso che racconta meglio di mille parole che cosa significa, oggi, parlare di accessibilità e inclusione allo Storico Carnevale di Ivrea. È quello di Serena Mussat, diciotto anni, di Castellamonte. È lei la testimonial dell’edizione 2026 del progetto "Il Castello non c’è più". E non per caso.
Serena convive con una disabilità motoria, utilizza ausili per la mobilità, ma soprattutto vive. Vive intensamente. Fa sport, fotografa il mondo, viaggia, osserva, partecipa. Non chiede scorciatoie né sconti, chiede una cosa sola: poter esserci. Come tutti. La sua presenza diventa così il simbolo più autentico di un Carnevale che sceglie di guardarsi allo specchio e di dire con chiarezza che la festa non è un privilegio per pochi, ma un patrimonio collettivo che deve appartenere davvero a tutta la comunità.
È attorno a questa idea, concreta e non retorica, che la Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea rinnova anche per il 2026 il percorso strutturato di accessibilità e inclusione realizzato insieme al progetto Il Castello non c’è più. Un impegno che non nasce oggi e che non si esaurisce in una singola edizione, ma che si inserisce in una visione più ampia: rendere il Carnevale sempre più attento ai principi di inclusione, accessibilità e partecipazione attiva.
Il nome del progetto è già una dichiarazione di intenti. "Il Castello non c’è più" richiama l’idea di abbattere barriere, non solo quelle architettoniche, ma anche quelle culturali, organizzative, mentali. Barriere spesso invisibili, ma capaci di escludere. Il Carnevale, in questa prospettiva, non è uno spettacolo da guardare da lontano, ma un’esperienza da vivere, da attraversare, da sentire addosso. E deve essere possibile per tutte e tutti, senza eccezioni.
La scelta di affidare il ruolo di testimonial a Serena Mussat racconta molto di questo approccio. Non un’immagine patinata, non una figura simbolica astratta, ma una giovane donna che incarna con naturalezza l’idea di un Carnevale accessibile perché vissuto, non raccontato. Serena non rappresenta “la disabilità”, rappresenta una persona. E proprio per questo diventa il volto di un progetto che vuole riconoscere e valorizzare ogni individuo, senza etichette e senza esclusioni.

Dietro questo percorso c’è un lavoro serio e continuativo, fortemente voluto dalla Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea, seguita direttamente anche dalla vicepresidente Emilia Sabolo. Un progetto affidato a un gruppo di lavoro dedicato e stabile, composto da Elena Zambolin, Davide Bottone, Sergio Condello, Claudia Zanino e Federica Pavetto, che opera in stretta collaborazione con numerose realtà del territorio. AIAS, Casa dell’Ospitalità, InSuperAbili, SillAba, SpecialMente e altre associazioni hanno contribuito a un lavoro condiviso di mappatura degli spazi cittadini, dei percorsi e dei punti di accesso, individuando soluzioni concrete per favorire la partecipazione delle persone con disabilità durante i giorni del Carnevale.
Un lavoro che non resta sulla carta. Il percorso di inclusione, infatti, è iniziato ben prima delle date ufficiali. Nelle settimane precedenti al Carnevale, i partecipanti al progetto hanno visitato la base dei Seguaci di Re Arduino, in località Crotte. Hanno visto da vicino maschere, imbottiture, carri. Sono saliti per la prima volta su un carro, entrando fisicamente e simbolicamente dentro la festa. Un’esperienza che rompe la distanza tra chi “guarda” e chi “fa”, restituendo il Carnevale alla sua dimensione più autentica: quella comunitaria.
L’avvicinamento prosegue con uno dei riti più identitari della manifestazione: le fagiolate. Sabato 31 gennaio a Bellavista e venerdì 7 febbraio presso i Cuj d’le Vigne e SS Pietro e Donato, spazi e posti a tavola saranno organizzati per essere accessibili e confortevoli, perché anche stare seduti insieme, condividere un piatto, è parte integrante della festa.
Durante i giorni del Carnevale, l’attenzione all’accessibilità si traduce in scelte precise. Sabato 14 febbraio, dalla Terrazza del Moreno, sarà possibile assistere alla sfilata e allo spettacolo pirotecnico in un contesto più tranquillo, pensato per chi necessita di meno stimoli e di maggiore attenzione. Da domenica 15 febbraio e per tutti e tre i giorni della manifestazione, in Corso Massimo d’Azeglio sarà attivo il Campo Base, uno spazio di accoglienza e decompressione dotato di cuffie antirumore, assistenza e supporto. Un presidio concreto, collocato in una nuova posizione più strategica accanto al tendone della Croce Rossa Italiana.
Lunedì 16 febbraio sarà dedicato anche alla scoperta della storia, con una visita al Castello e al Museo del Carnevaleattraverso racconti semplificati e accessibili. Nel pomeriggio, la Battaglia delle Arance potrà essere seguita da una posizione sopraelevata e riservata presso il Municipio in Piazza di Città. Martedì 17 febbraio, in Piazza Ottinetti, il Palio degli Aranceri sarà visibile da una posizione dedicata e in prima fila.
Sono previsti parcheggi riservati per le persone con difficoltà motorie e la domenica l’ingresso al Carnevale è gratuito per le persone con disabilità. La partecipazione alle attività avviene tramite iscrizione, fino a esaurimento posti, contattando la referente Elena Zambolin.
Ma al di là delle date, dei luoghi e delle modalità, resta il senso profondo di questa scelta. Puntare su Serena Mussatsignifica dire che il Carnevale di Ivrea non vuole limitarsi a essere una grande tradizione, ma ambisce a essere una grande comunità. Una comunità che non costruisce muri, ma li abbatte. Perché se il castello non c’è più, allora la festa può finalmente essere di tutti.
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