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Notte di fuoco in Francia. L'hotel Grandes Alpes sta andando a fuoco. Evacuate 83 persone. Nessun ferito segnalato

Le fiamme mordono la copertura dell’iconico Grandes Alpes a Courchevel 1850. I vigili del fuoco combattono tra neve, vento e un tetto “a geometrie complesse”. Evacuazione rapida, area interdetta. E il caso riaccende il tema della sicurezza antincendio nelle località alpine.

Notte di fuoco in Francia. L'hotel Grandes Alpes sta andando a fuoco. Evacuate 83 persone. Nessun ferito segnalato

Notte di fuoco in Francia. L'hotel Grandes Alpes sta andando a fuoco. Evacuate 83 persone. Nessun ferito segnalato

A Courchevel, mentre l’ultimo impianto di risalita si ferma e i riflessi delle piste si spengono nella neve, una luce innaturale prende il sopravvento: è il bagliore arancione che corre lungo il tetto “a sbalzi” del Grandes Alpes, uno degli alberghi-simbolo della stazione di Courchevel 1850. Alle 19 circa di martedì 27 gennaio 2026, i primi allarmi: la copertura prende fuoco, il vento muove il fumo tra gli abbaini, i fiocchi di neve si impastano con la fuliggine. In pochi minuti scatta l’evacuazione: 83 tra ospiti e personale vengono accompagnati all’esterno, trasferiti in sicurezza. Al momento non risultano vittimeferiti, ma la complessità del tetto rende la progressione delle fiamme insidiosa, con timori di propagazione agli edifici contigui del centro della località.

Secondo il Servizio dipartimentale d’incendio e soccorso della Savoia (SDIS), le prime squadre arrivano rapidamente sul posto nel cuore di Courchevel 1850. In serata, il quadro operativo parla di decine di vigili del fuoco e numerosi mezzi: fonti locali hanno contato “oltre 50 sapeurs-pompiers” con 42 veicoli in supporto, un dispositivo imponente per un incendio localizzato ma strategicamente delicato. Il fuoco, spiegano, “percorre la toiture alle forme complesse”, una copertura con volumi interconnessi tipici dell’architettura alberghiera di alta quota, che ostacola i tagli e le aperture di sfogo del fumo.

Il tenente colonnello Emmanuel Viaud, ufficiale dello SDIS de la Savoie, nelle prime dichiarazioni della serata sottolinea il duplice ostacolo: la struttura del tetto e la neve che appesantisce le superfici, riducendo l’efficacia degli sfiati e rendendo più complesso lavorare con le termiche e con le lance in quota. L’obiettivo prioritario, oltre allo spegnimento, è contenere la propagazione verso gli edifici adiacenti della Croisette, il cuore commerciale della stazione.

Nel frattempo, la Prefettura della Savoia invita a evitare l’area e a lasciare libere le vie d’accesso per i mezzi di soccorso. Un appello diffuso sui canali ufficiali e ripreso dai media nazionali, mentre il perimetro attorno all’hotel viene rapidamente interdetto.

Il Grandes Alpes è un cinque stelle di riferimento a Courchevel 1850, con accesso diretto “ski-in/ski-out” e posizionamento centrale nella rete di boutique e ristoranti della località. L’edificio ospita appartamenti e suite di fascia alta, una spa e servizi personalizzati. La configurazione architettonica — tetto articolato, abbaini, volumi integrati — è parte del fascino estetico dell’albergo e della sua integrazione nel paesaggio, ma in caso di incendio richiede tecniche d’intervento specifiche per raggiungere i focolai sotto la copertura e neutralizzare i “corridoi” di propagazione dei fumi.

Secondo fonti di soccorso, le fiamme sarebbero rimaste circoscritte alla copertura nelle prime ore, senza notizie di estensione ai piani sottostanti. Resta tuttavia il rischio di danni da acqua e fumo agli interni, frequente quando l’attacco al tetto deve proseguire a lungo per “aprire” le sacche calde e affogare i bracieri residui sotto strati di legno, isolamento e neve.

La priorità operativa è stata l’evacuazione e il tracciamento degli 83 occupanti — tra ospiti e personale — tutti messi in sicurezza e trasferiti, come confermato dai vigili del fuoco in serata. La direzione dell’hotel, in contatto con i soccorsi, ha indicato che “tutti risultano rintracciati”, con la consueta prudenza che impone di verificare sul posto, una volta bonificata l’area, l’assenza di persone nelle zone tecniche o nei locali di servizio. Al momento, ribadiscono le autorità, non ci sono vittime.

Sul piano sanitario, non si segnalano intossicazioni o traumi. In contesti come questo — altitudine, freddo intenso, evacuazione sotto neve — le principali criticità tendono a essere l’ipotermia o l’inalazione di fumo. La rapidità dell’intervento e la concentrazione del fuoco sulla copertura hanno ridotto il rischio immediato per le persone presenti.

Contesto e precedenti: la memoria corta del fuoco in montagna

L’incendio arriva in un momento di sensibilità elevata sul tema della sicurezza antincendio nelle località turistiche alpine. All’inizio del mese, la tragedia del 1° gennaio 2026 nel bar “Le Constellation” di Crans-Montana (Svizzera) ha ricordato la velocità con cui il fuoco può trasformare una serata di festa in un disastro: decine di morti e oltre un centinaio di feriti, con terapie intensive sature e trasferimenti in elicottero verso altri cantoni e Paesi. Le autorità svizzere indagano sull’innesco, con ipotesi legate all’uso di pirotecnica da interno e materiali fonoassorbenti. Un lutto nazionale ha segnato il 9 gennaio 2026.

In Savoia, inoltre, Courchevel porta ancora il segno dell’incendio del 2019 che colpì la residenza per stagionali dell’ex hotel Isba: due vittime, decine di feriti. Nel maggio 2025, la Corte d’Assise della Savoia ha condannato all’ergastolo Hicham Abderraouf per quel rogo; un secondo procedimento ha riguardato la sicurezza dell’immobile e le responsabilità del proprietario. È un richiamo non alla somiglianza degli eventi — ogni incendio fa storia a sé — ma all’urgenza di prevenzione e vigilanza in contesti affollati e ad alta densità alberghiera.

Non a caso, dopo la tragedia svizzera, la Prefetta della Savoia ha richiesto, il 7 gennaio 2026, una “vigilanza rafforzata” nei locali di intrattenimento: controlli di conformità, attenzione ai seminterrati accessibili al pubblico, possibilità per i sindaci di imporre chiusure in caso di inosservanze. Il rogo del Grandes Alpes cade in un clima istituzionale che pretende rigore e prontezza sulle misure di prevenzione.

Uno sguardo oltre l’emergenza: prevenzione e standard

Il parallelo con la recente tragedia di Crans-Montana e con il caso Isba del 2019 ricorda che l’antincendio in montagna non è materia “stagionale”, ma un impegno quotidiano che riguarda materiali, impianti, piani di evacuazione, formazione del personale, gestione dei carichi di incendio (arredi, tessuti, rivestimenti) e controllo dei luoghi di spettacolo e dei seminterrati. L’invito della Prefettura della Savoia del 7 gennaio 2026 va in questa direzione: audit stringenti, test di allarme, presidi estinguenti efficienti, percorsi sgombri, manutenzione certificata.

Per gli ospiti, alcune regole d’oro restano valide ovunque: individuare all’arrivo le vie di fuga, verificare la presenza di rilevatori e sprinkler nelle camere e nei corridoi, non ostruire le porte tagliafuoco, segnalare anomalie (odori di bruciato, scintille, surriscaldamenti). Sono pratiche semplici che, in emergenza, fanno la differenza tra panico e evacuazione ordinata.

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