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Tumore alla prostata, da Candiolo parte la rivoluzione delle cure su misura per fermare la malattia prima che diventi incurabile

L’Irccs piemontese guida il progetto internazionale Metapro: organoidi, farmacogenomica e medicina personalizzata per fermare la progressione della malattia e prevedere l’efficacia delle terapie

Tumore alla prostata

Tumore alla prostata, da Candiolo parte la rivoluzione delle cure su misura per fermare la malattia prima che diventi incurabile

Il tumore alla prostata è una delle diagnosi che più spesso cambiano la vita degli uomini adulti e delle loro famiglie. È il tumore maschile più frequente in Italia e, nonostante i progressi della medicina, continua a rappresentare una sfida complessa soprattutto nelle fasi avanzate, quando le terapie standard perdono efficacia. È proprio su questo fronte che si inserisce Metapro, il nuovo progetto di ricerca internazionale che punta a bloccare la progressione della malattia e a predire in anticipo quale farmaco funzionerà su ogni singolo paziente. A guidare questa ambiziosa iniziativa è l’Irccs di Candiolo, in Piemonte, che ha ottenuto il coordinamento del progetto aggiudicandosi il bando Ep PerMed Joint Transnational Call 2025.

Al progetto sono stati assegnati 1.078.887 euro, un finanziamento che riconosce il ruolo di eccellenza del centro piemontese nel panorama della ricerca oncologica. La guida scientifica è affidata a Sabrina Arena, responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’Irccs di Candiolo, con il coinvolgimento di un network internazionale che comprende partner di alto profilo in Finlandia, Germania e Regno Unito. Un’alleanza europea che mette insieme competenze diverse con un obiettivo comune: rendere il trattamento del tumore alla prostata sempre più personalizzato, mirato ed efficace.

Per comprendere la portata del progetto, è necessario partire dai numeri. In Italia si registrano ogni anno oltre 41.000 nuovi casi di tumore alla prostata, che rappresentano più del 20% di tutte le neoplasie maschili. L’incidenza aumenta con l’età e colpisce soprattutto gli uomini sopra i 65 anni, anche se non sono rari i casi diagnosticati in età più precoce. Grazie alla diffusione degli screening e all’uso del test del PSA, molte diagnosi avvengono in fase iniziale, quando le possibilità di cura sono elevate. Tuttavia, una quota significativa di pazienti sviluppa nel tempo una forma di resistenza alle terapie, che rende il tumore più aggressivo e difficile da controllare.

È proprio questo passaggio, dalla fase inizialmente curabile alla malattia resistente, a rappresentare il nodo critico. «Ogni anno si registrano in Italia oltre 41.000 nuovi casi di tumore alla prostata che rappresentano oltre il 20% delle neoplasie maschili. Inizialmente curabili, sviluppano col tempo una resistenza alle terapie convenzionali», spiega Sabrina Arena. Ed è qui che entra in gioco Metapro, concepito per spezzare questo meccanismo.

Il progetto si articola attorno a tre obiettivi chiave, che segnano un cambio di paradigma rispetto all’approccio tradizionale. Il primo è mappare la resistenza, ovvero decifrare i meccanismi molecolari e metabolici che permettono al tumore di “sfuggire” ai farmaci. Capire come e perché le cellule tumorali diventano insensibili alle terapie è fondamentale per anticiparne le mosse e contrastarle in modo efficace.

Il secondo obiettivo è l’uso avanzato della farmacogenomica, una disciplina che incrocia genetica e farmacologia per individuare combinazioni di farmaci capaci di colpire selettivamente le cellule cancerose, riducendo al minimo i danni a quelle sane. Non più terapie uguali per tutti, ma trattamenti costruiti sulle caratteristiche biologiche del singolo tumore.

Il terzo pilastro di Metapro è la sperimentazione su modelli ultra-precisi, che permettono di testare le strategie terapeutiche prima di applicarle ai pazienti. Ed è qui che entra in scena una delle tecnologie più avanzate disponibili all’Irccs di Candiolo: gli organoidi. «Si tratta di veri e propri “avatar” del paziente, ovvero mini-tumori coltivati in laboratorio che replicano fedelmente le caratteristiche del cancro originale, permettendo di testare le cure in un ambiente sicuro e altamente predittivo», sottolinea Anna Sapino, direttrice scientifica dell’Istituto di Candiolo.

Gli organoidi rappresentano una delle frontiere più promettenti della medicina di precisione. Ricavati direttamente dai tessuti tumorali dei pazienti, consentono ai ricercatori di osservare in tempo reale la risposta del tumore a diversi farmaci, individuando le opzioni più efficaci prima ancora di somministrarle. Un approccio che potrebbe ridurre drasticamente il ricorso a terapie inefficaci, con benefici sia in termini di qualità della vita sia di sostenibilità del sistema sanitario.

Il tumore alla prostata, infatti, non è una malattia unica. Esistono molte varianti biologiche, con comportamenti clinici differenti. Alcune crescono lentamente e possono essere controllate per anni, altre diventano rapidamente aggressive. L’idea alla base di Metapro è che conoscere in profondità il profilo molecolare del tumore permetta di scegliere fin da subito la strategia più adatta, evitando tentativi ed errori.

Il progetto ha anche una forte dimensione sociale, confermata dalla partecipazione attiva di Europa Uomo, il principale network europeo di associazioni di pazienti con tumore alla prostata. Il coinvolgimento diretto dei pazienti non è un dettaglio marginale, ma una scelta che rafforza l’impatto del progetto, orientandolo verso bisogni concreti e risultati realmente trasferibili nella pratica clinica.

A rimarcare l’importanza del riconoscimento ottenuto è il direttore generale dell’Irccs di Candiolo, Salvatore Nieddu: «Il finanziamento di Metapro è un riconoscimento alla nostra capacità di fare innovazione. Grazie al sostegno del ministero della Salute e alla collaborazione internazionale, potremo offrire nuove speranze ai pazienti con forme avanzate di tumore». Parole che restituiscono il senso di una ricerca che non resta confinata nei laboratori, ma guarda direttamente al futuro dei pazienti.

Dal punto di vista epidemiologico, il tumore alla prostata rappresenta una sfida destinata a crescere, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione. In Italia, la sopravvivenza a cinque anni è elevata nelle forme diagnosticate precocemente, ma cala sensibilmente nei casi avanzati e metastatici. Per questo la possibilità di prevedere la risposta alle terapie e di intervenire prima che la malattia progredisca è considerata una delle priorità della ricerca oncologica.

Metapro si inserisce in questo scenario come un progetto che punta a ridisegnare il percorso di cura, spostando l’attenzione dalla semplice risposta al trattamento alla previsione dell’efficacia terapeutica. Un cambio di prospettiva che potrebbe avere effetti dirompenti non solo sul tumore alla prostata, ma su molti altri tipi di cancro.

Candiolo, ancora una volta, si conferma come uno dei poli di riferimento della ricerca oncologica italiana ed europea. La guida di un progetto internazionale di questa portata rafforza il ruolo dell’Irccs piemontese come laboratorio di innovazione, capace di attrarre risorse, competenze e collaborazioni di alto livello.

La strada è ancora lunga e i risultati richiederanno tempo, ma Metapro rappresenta un passo deciso verso una oncologia sempre più personalizzata, in cui ogni paziente possa ricevere la cura giusta, nel momento giusto. In un campo in cui la parola “speranza” non può essere usata con leggerezza, la ricerca che nasce a Candiolo dimostra che innovare non è solo possibile, ma necessario.

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