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Fervet opus al parco Martinotti: il lavoro silenzioso che prepara il futuro

Tra rami potati e gesti misurati, a Favria va in scena la cura quotidiana del verde: un’opera discreta che accompagna le stagioni senza mai forzare la natura

Fervet opus, parco Martinotti a Favria.

Al parco Martinotti di Favria il lavoro procede senza clamore, ma con una costanza che lascia il segno. Fervet opus, verrebbe da dire, osservando la scena fissata dalla fotografia: una composizione silenziosa, quasi meditativa, che racconta molto più di quanto sembri a un primo sguardo.

Ai piedi degli alberi si accumulano i rami potati, intrecciati tra loro in una trama fitta, apparentemente disordinata ma in realtà frutto di gesti precisi, consapevoli. È il risultato di un lavoro quotidiano, fatto di esperienza e attenzione, di mani che conoscono il ciclo delle stagioni meglio di qualsiasi calendario. Nulla è lasciato al caso: ogni taglio ha un senso, ogni ramo deposto a terra racconta una scelta.

Sul fondo, il parco continua la sua vita ordinaria. Gli spazi restano aperti, il verde respira, mentre l’intervento umano rimane discreto, quasi timido. Non invade, non stravolge. Si limita a fare ciò che serve. È qui che emerge il valore di un mestiere spesso invisibile: quello dei giardinieri, custodi silenziosi dell’equilibrio tra natura e presenza umana.

Tagliare non significa distruggere. Al contrario, significa preparare. Preparare spazio, luce, aria. Preparare il futuro. Ogni ramo reciso è una promessa di nuova crescita, ogni cumulo ordinato è una pausa necessaria prima che la forma torni a definirsi. È un lavoro che non cerca applausi, ma risultati duraturi.

Fervet opus, scriveva Virgilio: il lavoro ferve mentre la vita scorre. Al parco Martinotti ferve così, senza rumore, senza fretta apparente, ma con una fedeltà profonda ai ritmi naturali. Un’opera che non ha un vero punto finale, perché la cura del paesaggio non può mai dirsi conclusa.

E forse è proprio questa la lezione più semplice e più forte: ciò che viene curato resiste. Anche l’inverno, allora, non appare come una fine, ma come una fase necessaria. La bellezza non è solo nel fiore che sboccia in primavera; a volte è nel ramo messo da parte con rispetto, nel segno di un lavoro ben fatto. E tanto basta per continuare a credere che, con pazienza, il mondo sappia ancora rinnovarsi.

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