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E' tornato Canavèis. Trent’anni di memoria che resistono al tempo

È uscito il numero 45 della storica rivista fondata da Giancarlo Sandretto: 128 pagine tra natura, arte, storia e tradizioni del Canavese e delle Valli di Lanzo, con fotografie d’epoca e racconti che tengono viva l’identità del territorio

E' tornato Canavèis. Trent’anni di memoria che resistono al tempo

E' tornato Canavèis. Trent’anni di memoria che resistono al tempo

C’è una rivista che, da trent’anni, continua ostinatamente a fare una cosa fuori moda: tenere viva la memoria. Raccontarla senza nostalgia stucchevole, senza retorica da cartolina, ma con la consapevolezza che sapere chi siamo passa inevitabilmente da chi siamo stati. Quella rivista è Canavèis, e il numero 45 – Autunno 2025 / Inverno 2026 – è appena arrivato in edicola.

Quando Giancarlo Sandretto fondò Canavèis nel 1995, la presentazione era già un manifesto editoriale che oggi suona ancora attualissimo: «Canavèis vuol essere un’occasione per parlare degli aspetti più nascosti e dimenticati, dei fatti e delle circostanze quasi persi dalla memoria. Ma vuole soprattutto parlare degli uomini, grandi e piccoli, che ci hanno preceduto. Non si tratta di essere soltanto dei nostalgici. Si vuole semplicemente parlare di noi e di quella che è stata la nostra storia». Parole che, a distanza di trent’anni, continuano a descrivere con precisione chirurgica lo spirito della rivista.

Natura, arte, storia e tradizioni del Canavese e delle Valli di Lanzo restano il cuore pulsante di Canavèis, anche in questo nuovo numero che si presenta, come sempre, in grande formato e con 128 pagine dense di contenuti. Una rivista che non ha mai ceduto alla fretta del consumo rapido, ma che chiede tempo, attenzione e curiosità.

La copertina è già un racconto a sé. Uno scatto straordinario, probabilmente realizzato al Pian delle Nere nei primi anni Dieci del Novecento, ritrae una famiglia alle prese con una piccola, sorprendente arca rurale: mucche, capre, pecore e perfino un maiale, tutti insieme su un prato di montagna. È una fotografia che parla di lavoro, di equilibrio tra uomo e natura, di quotidianità dura ma condivisa. L’immagine proviene dal volume «Caro al nostro cuor. Viaggio sentimentale tra Castelnuovo Nigra, Biella, Bessolo e Torino al tempo della Belle Époque» di Nadia Bontempo, con fotografie dell’archivio Nadia Caretto e Valentino Ceresa, ed è una scelta che sintetizza perfettamente l’anima della rivista.

Canavèis

All’interno, Canavèis conferma la ricchezza che l’ha sempre contraddistinta. Oltre un centinaio di immagini e fotografie d’epoca in bianco e nero accompagnano articoli che scavano nella storia locale con rigore e passione. Si va da «Belmonte e false notizie – Dalle apparizioni leggendarie ai serpenti di fantasia» di Giovanni Bertotti, un viaggio affascinante tra mito, leggenda e disinformazione ante litteram, a «Il professor Carlo Angela – A San Maurizio Canavese curava i fragili e salvava gli ebrei» di Aleardo Fioccone, che restituisce dignità e luce a una figura straordinaria del Novecento.

C’è spazio anche per l’arte e la cultura, con «Giovanni Piumati, artista e intellettuale – Da Col San Giovanni di Viù al Quirinale» di Alessandro Mella, e per la storia dello spettacolo con «Standing ovation – Rivarolo, un movimentato Rigoletto nel 1957» di Mario Merlo, racconto vivido di una serata che fece discutere. Non mancano gli approfondimenti storici come «Le prime elezioni del dopoguerra a Rivarolo» di Riccardo Poletto, né quelli legati alla spiritualità e alle tradizioni, come «Il culto mariano nella Valle di Viù» di Danilo Balagna Dena. E ancora, storie di imprese e famiglie che hanno segnato il territorio, come «La famiglia Boaro di Ivrea – Dal negozio di caccia e pesca al Cinematografo Splendor» firmato da Roberto D’Angelo.

Numero dopo numero, Canavèis dimostra che il racconto del territorio non è un esercizio minore, ma un atto culturale necessario. Un lavoro reso possibile dall’impegno costante dei suoi collaboratori e dalla cura editoriale di Baima & Ronchetti Editore, che continuano a credere in una rivista capace di unire ricerca, divulgazione e amore autentico per il Canavese e le Valli di Lanzo.

Il numero 45 è l’ennesima conferma: Canavèis non è solo una rivista, ma un archivio vivo, una memoria condivisa, un modo serio e appassionato di raccontare chi siamo. Insomma, una lettura che merita spazio, attenzione e – perché no – anche un po’ di orgoglio.

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