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22 Gennaio 2026 - 23:15
Ascensore rotto da quasi due mesi in un condominio ATC: in via Maddalene prigionieri di casa
Quasi due mesi.
In via Maddalene 14/1, a Torino, l’ascensore si ferma il 12 dicembre 2025 e da quel momento il palazzo – otto piani, 16 famiglie – smette di essere semplicemente un edificio residenziale. Diventa un percorso a ostacoli quotidiano. Tutto rigorosamente a piedi.
Il guasto non è uno di quelli che si risolvono con una chiamata urgente o una riparazione rapida. Il problema è serio: motore, argano, dichiarati irreparabili. Da sostituire completamente. Manutenzione straordinaria, dicono. Straordinaria però solo nei documenti, perché nella vita reale i giorni scorrono, poi diventano settimane, e l’ascensore resta fermo. Immobile. Come se il tempo, lì dentro, avesse deciso di bloccarsi insieme alla cabina.
Dentro quello stabile di edilizia popolare di competenza ATC non vivono sagome astratte. Vivono anziani, persone con disabilità, famiglie con minori, alcuni dei quali fragili. Per loro le scale non sono un fastidio: sono un confine. Un limite invalicabile. C’è chi non esce più di casa, chi rinuncia alle visite mediche, chi rimanda tutto ciò che può essere rimandato. La spesa diventa un problema logistico, non una routine. E poi c’è chi cade sulle scale, perché quando sei costretto a usarle comunque, il rischio entra a far parte della normalità.
Le segnalazioni partono subito. Più volte. All’ATC, alle istituzioni. Arriva un sopralluogo, poi il silenzio. Nessuna comunicazione chiara, nessuna tempistica certa, nessuna soluzione tampone. Le festività rallentano tutto, spiegano. Peccato che nel frattempo le persone restino bloccate ai piani alti, come se fosse un dettaglio accettabile. Come se potesse aspettare.
Solo il 19 gennaio 2026 iniziano i lavori di sostituzione. Più di un mese dopo la prima segnalazione. L’intervento, per quel che se ne sa, dovrebbe concludersi entro il 30 gennaio, con una verifica finale prima della ripresa dell’esercizio. In altre parole: forse. Fino a pochi giorni fa, una data certa non c’era nemmeno.
La svolta arriva in Consiglio regionale, con la discussione dell’interrogazione presentata dalla consigliera del Partito Democratico Nadia Conticelli. È lì che emerge finalmente una previsione: ascensore di nuovo in funzione a inizio febbraio. Non grazie a una comunicazione spontanea, ma perché il problema viene portato dove non può più essere ignorato.
“Dal 12 dicembre, data della prima segnalazione, si è dovuto attendere fino al 19 gennaio per l’inizio dei lavori”, ricorda Conticelli. E in mezzo a quelle date non ci sono numeri, ma persone confinate nelle proprie abitazioni, con ripercussioni evidenti sulla salute, sull’accesso alle cure e sulla dignità della vita quotidiana.
Il caso di via Maddalene, sottolinea la consigliera regionale, è emblematico. Ed è difficile darle torto. Racconta un modo di gestire il patrimonio pubblico in cui la manutenzione arriva tardi, l’informazione arriva male e i residenti arrivano sempre ultimi. “Non basta assegnare un alloggio per garantire il diritto alla casa”, afferma Conticelli. Perché una casa senza servizi essenziali, per chi non può permettersi di farne a meno, non è davvero una casa.
E poi ci sono le storie. Quelle che non entrano nei cronoprogrammi.
All’ottavo piano vive una famiglia con un ragazzino disabile. Deve uscire di casa più volte al giorno, per la scuola e per le sue attività. Da un mese e mezzo la madre lo prende in spalla e sale e scende otto piani ogni volta. Non per scelta. Per necessità.
Sul pianerottolo accanto abita una donna di 92 anni. Ormai esce solo per lo stretto indispensabile. A portarle la spesa ci pensa la figlia, anche lei anziana, che arriva da fuori Torino ogni giorno. Un viaggio quotidiano per supplire a un ascensore che non c’è.

Al quarto piano vive un uomo disabile. I vicini, non vedendolo più, avevano iniziato a preoccuparsi. Lo hanno cercato al telefono. La risposta è stata semplice e disarmante: dal giorno in cui l’ascensore si è rotto, non è più uscito di casa.
A inizio febbraio, se tutto andrà come promesso, l’ascensore tornerà a funzionare. Ma questi due lunghissimi mesirestano. Restano le scale salite a fatica, le porte rimaste chiuse, le giornate passate ad aspettare una risposta che non arrivava.
Insomma, il motore si sostituisce. Il modo di trattare chi vive nelle case popolari, quello, sembra sempre lo stesso.
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