Domenica sera, su Rai Tre alle 21, Report manda in onda un servizio che tocca uno dei nervi più scoperti della politica italiana: il confine sottile – e spesso negato – tra potere e contatti opachi. Al centro della puntata ci saranno i tentativi delle mafie, soprattutto in Lombardia, di costruire relazioni con esponenti di spicco di Fratelli d’Italia. Un terreno scivoloso, delicato, e inevitabilmente esplosivo.
Il giornalista Giorgio Mottola entra in questa storia partendo da un nome pesante: Michele Senese, boss campano da anni radicato a Roma e indicato come uno dei grandi riferimenti del traffico di droga nella Capitale. Report, secondo quanto anticipato, racconterà i fili sotterranei che legano criminalità organizzata, affari e politica, seguendo non tanto le “amicizie” dichiarate quanto le zone grigie: contatti, conoscenze, passaggi di mano.
Dentro questo quadro, emerge un elemento che ha già il peso di una bomba mediatica: il racconto di un collaboratore di giustizia, che parla di un presunto legame tra Senese e Francesco (Franco) Meloni, padre della presidente del Consiglio, morto nel 2012. È una delle parti più sensibili del servizio, perché chiama in causa non un politico, ma un familiare, e lo fa attraverso una testimonianza che viene ricostruita e sottoposta alle domande del giornalista.
Il collaboratore, citato nel racconto, sostiene di aver visto Franco Meloni insieme a Senese a Nettuno nel 1992. E quando Mottola gli chiede se ne sia certo, la risposta è netta: «Sì». Non è un dettaglio da talk show: è un’affermazione che Report decide di mettere in onda assumendosi la responsabilità del racconto e del suo impatto.
Un passaggio che si intreccia con un fatto già noto e ripetuto più volte dalla stessa Giorgia Meloni: i rapporti con il padre erano interrotti da decenni. Lei stessa ha scritto di non averlo più visto dal 1988, quando aveva undici anni, definendolo «da tempo un estraneo». E in un’intervista recente a Belve ha aggiunto parole dure, che fotografano un rapporto spezzato senza alcuna nostalgia: «Se una bambina di 11 anni decide che il padre non lo vuole vedere più e poi lo fa davvero, evidentemente quest’uomo qualcosa ha fatto», fino alla frase più pesante: «Faccio fatica a dire che era una brava persona».

Report però, a quanto risulta dalle anticipazioni, non resta sul piano familiare. Il servizio si sposta sulla Lombardia, sul tentativo di figure “in odor di mafia” di costruire relazioni e credibilità politica nel perimetro della destra di governo. In particolare viene citato Gioacchino Amico, che secondo un’indagine della Procura di Milano avrebbe cercato di procacciare affari e coltivare rapporti per conto di Camorra, ’ndrangheta e Cosa nostra, puntando su relazioni con esponenti della politica lombarda.
Qui entrano in scena nomi istituzionali: la sottosegretaria Paola Frassinetti e l’eurodeputato Carlo Fidanza. Nel racconto riportato, entrambi non sarebbero stati a conoscenza dei legami criminali di Amico. Un dettaglio importante, perché mostra la natura del problema: non serve una stretta di mano consapevole per far entrare un sistema, basta una porta lasciata socchiusa.
Tra gli elementi che Report ricostruisce ci sarebbe anche il progetto di Amico di candidarsi sindaco a Busto Garolfo proprio con Fratelli d’Italia. Un tentativo di trasformare il contatto in legittimazione pubblica, la relazione in presenza, il “giro” in istituzione.
E poi c’è la parte che richiama un altro capitolo, più lontano nel tempo ma ancora oscuro: il fermo della barca “Cavallo Pazzo” in Spagna. Nel testo che accompagna queste anticipazioni si parla di un controllo “non casuale”, di una polizia arrivata a botta sicura, come se ci fosse stata una segnalazione. Si accenna anche a un possibile collegamento investigativo con la Guardia di Finanza, che in quel periodo avrebbe avuto un’indagine sul narcotraffico Baleari–Italia.