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22 Gennaio 2026 - 05:58
Sette Comuni insieme per tagliare l’inquinamento: meno CO₂ del 64% entro il 2030
La partita del clima, quella vera, non si gioca a colpi di slogan né con le foto di rito davanti ai pannelli solari, ma con documenti, numeri, scadenze e – soprattutto – con la capacità di lavorare insieme nel tempo. È in questa cornice che si inserisce l’ultima riunione del Patto dei Sindaci – PAESC che vede Borgofranco d’Ivrea nel ruolo di Comune capofila e coinvolge anche Montalto Dora, Quincinetto, Lessolo, Chiaverano, Burolo e Quassolo. Un percorso che non nasce oggi e che non si esaurisce in un singolo mandato amministrativo, ma che punta a costruire una strategia territoriale condivisa da qui al 2030.
A fare il punto sullo stato di avanzamento del lavoro è stato il sindaco di Borgofranco, Fausto Francisca, che ha ribadito come il PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima – non sia un adempimento formale imposto dall’Europa, ma uno strumento operativo che traduce gli impegni internazionali in azioni locali misurabili. «Prosegue il percorso del Patto dei Sindaci con gli altri sei sindaci dei Comuni di Montalto, Quincinetto, Lessolo, Chiaverano, Burolo e Quassolo», ha spiegato, sottolineando come la scelta di lavorare in forma associata sia stata fin dall’inizio una leva fondamentale per affrontare una sfida che nessun piccolo Comune potrebbe sostenere da solo.
Durante l’incontro, grazie al supporto tecnico dell’architetto Stefano Dotta e dell’architetta pianificatrice Graziella Pillari di Environment Park di Torino, è stato fatto il punto della situazione sulle azioni già realizzate e su quelle ancora da mettere in campo. Il PAESC “Dora 5 Laghi” non è infatti una dichiarazione di intenti, ma un piano strutturato che contiene 50 azioni complessive, suddivise tra mitigazione delle emissioni, adattamento ai cambiamenti climatici e governance e monitoraggio. Ventinove azioni sono dedicate alla riduzione diretta dei gas climalteranti, diciassette riguardano l’adattamento del territorio agli effetti del cambiamento climatico e quattro sono orientate al coordinamento, al controllo dei risultati e al coinvolgimento degli attori locali.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: arrivare entro il 2030 a una riduzione delle emissioni di CO₂ fino al 64 per cento, un dato che rafforza ulteriormente il target già molto elevato indicato nei documenti tecnici del piano, che parlavano di una riduzione superiore al 56 per cento rispetto all’anno base. Una differenza che racconta un’evoluzione del percorso e un affinamento delle strategie, frutto del lavoro di monitoraggio e della progressiva attuazione delle misure previste.
Dietro questa percentuale ci sono scelte concrete che toccano la vita quotidiana dei Comuni: l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, la riqualificazione dell’illuminazione, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la promozione di una mobilità più sostenibile, ma anche interventi di adattamento legati alla gestione delle acque, del verde, del suolo e alla prevenzione dei rischi legati agli eventi climatici estremi. Un impianto che guarda non solo alla riduzione delle emissioni, ma anche alla resilienza del territorio, sempre più esposto a ondate di calore, piogge intense e stress ambientali.
Uno dei tasselli più significativi del PAESC Dora 5 Laghi è rappresentato dalla Comunità Energetica Rinnovabile, considerata un’azione chiave del piano. Un progetto che punta a produrre e condividere energia da fonti rinnovabili a livello locale, coinvolgendo enti pubblici, cittadini e imprese, e che rappresenta uno degli esempi più concreti di transizione energetica dal basso. Non a caso, proprio questo approccio integrato ha contribuito a far emergere il progetto anche a livello nazionale ed europeo.
Il lavoro portato avanti dai sette Comuni è stato infatti premiato all’assemblea nazionale ANCI di Bologna ed è stato indicato come “Best Practice” a Bruxelles, in sede di Commissione Europea, come modello virtuoso da osservare e replicare in altri territori. Un riconoscimento che non arriva per caso e che certifica la solidità tecnica del piano, ma anche la capacità amministrativa di costruire alleanze territoriali stabili.
Dal punto di vista economico, il PAESC Dora 5 Laghi è sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, con un cofinanziamento da parte dei Comuni aderenti, calcolato in proporzione al numero di abitanti. Una scelta che rafforza il senso di corresponsabilità tra le amministrazioni coinvolte e che consente di dotarsi delle competenze tecniche necessarie senza scaricare i costi sui singoli enti.
«L’azione continua, in linea con gli obiettivi ONU, europei, italiani e piemontesi», ha concluso Fausto Francisca, collocando il lavoro locale dentro una cornice più ampia che va dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite alle politiche climatiche dell’Unione Europea e della Regione Piemonte. Un richiamo che chiarisce come il PAESC non sia un progetto isolato, ma un tassello di una strategia multilivello che chiama i territori a fare la propria parte.
Insomma, dietro la sigla PAESC non c’è un esercizio di stile né un documento destinato a rimanere in un cassetto, ma un percorso complesso, fatto di obiettivi misurabili, azioni programmate e verifiche periodiche. Un percorso che richiede continuità politica, capacità amministrativa e trasparenza sui risultati. Ed è proprio su questo terreno, da qui al 2030, che si giocherà la vera credibilità di un progetto che oggi viene indicato come esempio virtuoso, ma che domani dovrà dimostrare, numeri alla mano, di aver davvero cambiato il volto energetico e climatico del territorio.
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