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Tanto rumore per mille euro: il parcheggio gratis di Natale era "elemosina" e il commercio sta morendo

Dopo settimane di propaganda, una determina certifica la realtà: la sosta gratuita natalizia a Settimo Torinese è costata 1.056 euro. Meno di un contributo associativo, mentre i fondi dell’Outlet finiscono in lucine e il commercio del centro continua a spegnersi

Tanto rumore per mille euro: il parcheggio gratis di Natale era "elemosina" e il commercio sta morendo

Elena Piastra

Alla fine, come sempre, parlano le carte. E quando parlano, smettono di suonare le trombe, si abbassano i volumi dei comunicati, si spengono le lucine della propaganda. Resta la sostanza. E la sostanza dice questo: il tanto sbandierato parcheggio gratuito natalizio a Settimo Torinese è costato ai cittadini 1.056 euro. Millecinquantasei. IVA compresa. Non “circa”. Non “attorno”. Precisamente quella cifra lì.

Ed è a questo punto che la narrazione dell’Amministrazione comunale guidata da Elena Piastra crolla dall'albero come una mela marcia. Perché per settimane l’iniziativa era stata raccontata da lei e dall'ufficio stampa del Comune come un grande gesto politico, un segnale concreto, un aiuto vero al commercio di vicinato. In realtà era una mancia, una elemosina per non fare brutta figura, non certo un investimento.

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Tre sabati. Solo tre. Solo pomeriggio. Solo dalle 16.30 alle 19.30. Prima si paga. Dopo non serve. Nel mezzo, il miracolo amministrativo: tre ore di “gratuità”. Nessuna visione strategica: solo calcolo millimetrico.

E oggi scopriamo che tutto questo circo natalizio, tutto questo racconto zuccheroso, vale meno di quanto il Comune spende con disinvoltura per iniziative identitarie, celebrazioni di bandiera, eventi amici e contributi elargiti con il sorriso. Agli alpini, ai lucani, alle associazioni giuste, ai momenti giusti. Lì il portafoglio si apre. Per il commercio cittadino, invece, resta un portamonete con dentro due spiccioli e uno scontrino spiegazzato.

Mille euro. Mille euro per “rivitalizzare” il centro. Mille euro dopo un’estate in cui i cittadini hanno pagato il parcheggio anche mentre l’asfalto si scioglieva sotto i piedi. Mille euro dopo mesi in cui Settimo è rimasta una delle poche città a non sospendere la sosta nemmeno nei periodi più critici. Mille euro come premio fedeltà. Come dire: grazie per aver pagato sempre, ora vi restituiamo quasi niente.

Ma il vero scandalo non è nemmeno questo. Il vero scandalo è che i soldi veri c’erano. Eccome se c’erano. 355.289,96 euro, arrivati nelle casse comunali grazie all’ampliamento dell’Outlet del lusso. Soldi vincolati, per legge regionale, alla rivitalizzazione del commercio cittadino. Non è un’opinione. È scritto. È norma. È obbligo.

E allora la domanda è semplice, brutale, inevitabile: dove sono finiti quei soldi?

Torino Fahion

La risposta è una di quelle che fanno male. Perché di quei 355 mila euro, 24.400 vengono sono stati utilizzati per le luminarie natalizie come sfondo per le foto e i reel. Le solite, con Piastra al centro della scente. Quelle che ci sono ogni anno. Quelle che non hanno mai salvato una bottega, non hanno mai abbassato un affitto, non hanno mai riaperto una serranda. Ma che, per magia settimese, diventano improvvisamente “intervento di rivitalizzazione economica”.

Un trucco contabile. Un travestimento lessicale. Un botox di bilancio per rendere presentabile l’inerzia politica. Anche questo, procaccia la miseria, lo dice una determina, non un post su Facebook. Firmata. Datata. Ufficiale.

Nel frattempo l’Outlet cresce, brilla, fattura, assume, si espande. Ha parcheggi gratuiti veri, spazi enormi, flussi continui. Il centro cittadino, invece, si spegne lentamente. Affitti fuori controllo. Serrande che calano. Negozi storici che mollano. Nuove aperture che durano quanto una stagione.

E cosa risponde il Comune? Mille euro di parcheggi gratuiti e un po’ di LED appesi ai pali. Una presa in gira con tanto di motivazione: non è un regalo agli automobilisti, un supporto al commercio. Certo. Mille euro di supporto. Un caffè corretto, non una politica pubblica.

In un mondo serio, la rivitalizzazione del commercio sarebbe una scelta strutturale, magari scomoda, magari impopolare, ma reale. A Settimo Torinese, invece, è una parola buona per i comunicati e vuota nei fatti. È un’etichetta appiccicata a spese già previste. È una promessa che si scioglie come neve al sole.

E così, tolte le lucine, spenti i riflettori, chiuso il sipario, resta una città che paga sempre e riceve quasi nulla. Resta un centro che muore lentamente mentre il grande attrattore commerciale prospera. Resta un’Amministrazione che confonde la propaganda con la politica.

Insomma: tanto rumore per mille euro. E nemmeno spesi bene.

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