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Costume e società
21 Gennaio 2026 - 10:10
“Ho il cuore spezzato”: Simona Ventura ricorda Valentino tra memoria personale e un’intervista del 2008
La morte di Valentino Garavani ha generato un’onda lunga di reazioni, parole ufficiali, ricordi pubblici e tributi solenni. Ma tra i tanti messaggi che hanno affollato i social e le cronache, quello di Simona Ventura si distingue per tono, contenuto e profondità. Non è soltanto un saluto affettuoso, né una dichiarazione di circostanza: è il racconto di un legame autentico, costruito nel tempo, e la consapevolezza di aver assistito in prima persona alla fine di un’epoca.
«Mi mancherai, immenso Valentino. Un grande abbraccio va anche al tuo socio e compagno di sempre, Giancarlo Giammetti. Siete stati LA MODA, quella vera che ci faceva sognare. Una grande tristezza».
Parole asciutte, dirette, senza sovrastrutture. Ventura non parla solo dello stilista, ma di un mondo preciso, riconoscibile, che oggi sente definitivamente consegnato alla storia. Quando scrive “LA MODA”, in maiuscolo, non è un vezzo grafico: è una presa di posizione. Valentino e Giancarlo Giammetti non vengono ricordati come un marchio o come un successo imprenditoriale, ma come un’idea di eleganza che aveva la forza di creare immaginario, desiderio, sogno.
Nel messaggio c’è anche un passaggio che rivela molto del suo sguardo: il ricordo del sodalizio umano e professionale tra Valentino e Giammetti. Ventura li nomina insieme, come un’unica entità, riconoscendo implicitamente che quella grandezza non era mai stata solitaria. Era una costruzione a due, fondata su fedeltà, visione condivisa e una straordinaria continuità nel tempo. Un dettaglio che chi ha davvero conosciuto quel mondo non trascura.
A poche ore di distanza, Simona Ventura ha scelto di tornare su quel legame con un secondo post, ancora più personale. Non un commento sull’attualità, ma un gesto di memoria: «Sono riuscita, scartabellando tra i ricordi, a ritrovare questa intervista con il Maestro del 2008. Ero, sono e sarò sempre orgogliosa di avere avuto l’onore di poter vestire le sue creazioni».
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È qui che il racconto si fa più profondo. Ventura non si limita a ricordare Valentino come icona, ma lo riporta dentro un rapporto professionale e umano vissuto in prima persona.
Il 2008 è un anno chiave nella storia di Valentino Garavani. È l’anno del suo ritiro dalle passerelle e della consacrazione definitiva del suo percorso, raccontato anche attraverso il documentario Valentino: The Last Emperor, diretto da Matt Tyrnauer. In quel periodo, lo stilista era al centro di una serie di apparizioni e interviste che avevano il sapore del bilancio e del commiato. L’intervista ritrovata da Simona Ventura si colloca proprio in quel contesto storico e culturale: un momento in cui Valentino parlava del suo lavoro, della sua visione e del senso profondo dell’eleganza, mentre il mondo della moda assisteva alla chiusura di un capitolo irripetibile.
Quando Ventura scrive poi di essere “orgogliosa di aver vestito le sue creazioni”, non parla solo di abiti. Parla di un privilegio che per molte donne dello spettacolo ha significato sentirsi parte di un racconto più grande. Vestire Valentino non era una scelta neutra: era aderire a un’idea precisa di femminilità, di rigore, di bellezza mai urlata. E chi lo ha fatto sa che dietro ogni abito c’era una cultura, una disciplina, una visione che non ammetteva compromessi.
Nel suo doppio messaggio c’è anche un sottotesto evidente: la distanza tra quel mondo e l’oggi. Quando Ventura scrive “quella vera che ci faceva sognare”, non sta solo celebrando il passato, ma sta implicitamente interrogando il presente. La moda di Valentino era capace di parlare senza spiegarsi, di affermarsi senza inseguire il tempo. Era lenta, pensata, coerente. Ed è forse per questo che la sua scomparsa viene vissuta da chi l’ha conosciuto come qualcosa di più di un lutto professionale.
Simona Ventura, in questo racconto, non assume mai il tono della fan. Parla da testimone. Parla da donna che ha attraversato quel mondo, che ha lavorato con il Maestro, che ha avuto il tempo di ascoltarlo e di guardarlo da vicino. Il recupero dell’intervista del 2008 è un gesto che va letto così: come la volontà di fermare un’immagine autentica di Valentino, lontana dalla celebrazione postuma e più vicina alla sua voce reale.
Nel giorno in cui il nome di Valentino viene pronunciato da capi di Stato, stilisti, attrici e giornali di tutto il mondo, il ricordo di Simona Ventura resta uno dei più nitidi. Perché non racconta solo chi era Valentino per la storia, ma chi è stato per chi lo ha conosciuto davvero. E perché, nel farlo, non parla solo di moda, ma di un tempo in cui la bellezza non aveva bisogno di essere spiegata.
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