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Assegno unico 2026, ecco quando verrà pagato e le nuove regole che possono ridurre l’importo

Il nuovo calcolo ISEE e il rinnovo dell’attestazione entro febbraio diventano centrali per evitare riduzioni automatiche a partire dalla primavera

Assegno unico 2026, ecco quando verrà pagato e le nuove regole che possono ridurre l’importo

Il primo pagamento dell’Assegno unico e universale del 2026 arriverà puntuale, ma non sarà un semplice passaggio amministrativo. L’Inps ha comunicato che gli accrediti relativi al mese di gennaio verranno effettuati tra il 21 e il 22 gennaio, confermando una finestra temporale ormai consolidata per chi già percepisce il beneficio. Dietro queste date, però, si apre un quadro più complesso, fatto di nuove regole, rivalutazioni, scadenze e possibili riduzioni che interesseranno milioni di nuclei familiari nei prossimi mesi.

Gennaio e febbraio, di fatto, rappresentano una sorta di fase “ponte”. Gli importi dell’Assegno unico continueranno a essere calcolati sulla base dell’ISEE valido al 31 dicembre 2025, anche se quell’attestazione è formalmente scaduta con l’inizio del nuovo anno. La normativa consente infatti di mantenere temporaneamente il vecchio indicatore, evitando brusche interruzioni nei pagamenti. Ma questa tregua ha una durata limitata.

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova modalità di calcolo dell’ISEE, introdotta dalla legge di Bilancio con l’obiettivo dichiarato di rendere più favorevole l’accesso alle principali misure di inclusione sociale, in particolare per le famiglie con figli. Una riforma tecnica, ma con effetti concreti, che modifica alcuni parametri e attribuisce un peso diverso a elementi centrali del patrimonio familiare, come l’abitazione principale.

Il vero spartiacque, però, è fissato tra febbraio e marzo. Chi non rinnova l’ISEE entro il 28 febbraio 2026 rischia di vedere scattare, a partire dal mese di marzo, il pagamento dell’Assegno unico con l’importo minimo previsto dalla legge, indipendentemente dalla reale situazione economica del nucleo. Si tratta di una cifra che si aggira attorno ai 58–60 euro mensili per figlio, ben lontana dagli importi pieni riconosciuti alle famiglie con redditi medio-bassi.

La regola è chiara e già sperimentata negli anni precedenti: senza un ISEE valido, l’Inps non sospende l’assegno, ma lo riduce automaticamente al minimo. Una scelta pensata per garantire comunque una continuità del sostegno, ma che può tradursi in una perdita economica significativa se il rinnovo viene dimenticato o rimandato.

C’è però una finestra di recupero. Le famiglie che presentano la Dichiarazione Sostitutiva Unica entro il 30 giugno 2026 potranno ottenere il ricalcolo dell’Assegno unico e ricevere gli arretrati a partire da marzo, qualora il nuovo ISEE risulti più favorevole rispetto all’importo minimo temporaneamente applicato. Superata quella data, la possibilità di recuperare integralmente le somme perse per l’anno in corso viene meno.

Sul piano degli importi, il 2026 si apre anche con una rivalutazione delle soglie ISEE, adeguate all’inflazione nella misura dell’1,4%. Un aggiornamento che, pur contenuto, incide sulle fasce di accesso e sui valori massimi e minimi dell’Assegno unico. L’importo massimo mensile per figlio sale a circa 203,81 euro per i nuclei con un ISEE fino a 17.468,51 euro, mentre l’importo minimo viene fissato a 59,83 euro per chi supera la soglia di 46.230,35 euro o non presenta alcuna attestazione.

La novità più rilevante resta però la nuova architettura dell’ISEE, che introduce criteri ritenuti più vantaggiosi per le prestazioni familiari. In particolare, viene rivista la valorizzazione dell’abitazione principale, un elemento che negli anni passati aveva spesso penalizzato famiglie con redditi non elevati ma proprietarie della casa in cui vivono. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere l’indicatore più aderente alla reale capacità economica e meno distorsivo rispetto alle politiche di sostegno alla genitorialità.

Dal punto di vista operativo, l’Inps procederà automaticamente al ricalcolo del nuovo ISEE per tutte le DSU presentate dal 1° gennaio 2026, sbloccando anche le domande rimaste in sospeso e rivedendo, laddove necessario, le prestazioni già liquidate. Se il nuovo indicatore risulterà più favorevole, l’Istituto provvederà a riconoscere gli importi corretti senza necessità di ulteriori richieste da parte delle famiglie.

Il calcolo dell’ISEE può essere effettuato direttamente attraverso il servizio online dell’Inps, che consente di accedere alla versione precompilata dell’indicatore, oppure tramite un CAF, che resta il canale più utilizzato per l’assistenza nella compilazione e nell’invio della DSU. In entrambi i casi, il fattore tempo resta determinante.

Il pagamento di gennaio, dunque, arriva senza scossoni, ma segna l’inizio di un anno in cui attenzione alle scadenze e consapevolezza delle nuove regole diventano decisive. L’Assegno unico continua a rappresentare uno dei pilastri del sostegno alle famiglie, ma il suo funzionamento richiede ormai una gestione sempre più puntuale, per evitare che un ritardo burocratico si traduca in una riduzione concreta delle risorse disponibili.

IL CALENDARIO DEI PAGAMENTI

 mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio
 giovedì 19 e venerdì 20 febbraio
 giovedì 19 e 20 marzo
 lunedì 20 e martedì 21 aprile
 mercoledì 20 e giovedì 21 maggio
 giovedì 18 e venerdì 19 giugno
 lunedì 20 e martedì 21 luglio
 martedì 18 e mercoledì 19 agosto
 lunedì 21 e martedì 22 settembre
 mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre
 giovedì 19 e venerdì 20 novembre
 mercoledì 16 e giovedì 17 dicembre.

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