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18 Gennaio 2026 - 09:59
Un messaggio che sembra ufficiale, un linguaggio formale, il richiamo a un ministero dello Stato. Poi l’avviso: qualcuno passerà a casa per controllare certificati di residenza, contratti di affitto o atti di proprietà. È così che in questi giorni stanno tornando a colpire i truffatori anche a Candia Canavese, sfruttando WhatsApp e persino le buche delle lettere per diffondere false comunicazioni intestate al Ministero della Giustizia. Ma non c’è nessun controllo in corso. È una truffa.
L’allarme è stato lanciato direttamente dal Comune di Candia Canavese attraverso i propri canali social, con un messaggio chiaro e netto: non aprite, non rispondete, non date informazioni. Eventuali accertamenti di questo tipo non vengono mai svolti da sedicenti funzionari ministeriali porta a porta. Quando esistono verifiche reali, sono sempre gestite dagli uffici comunali, con modalità ufficiali, tracciabili e soprattutto senza richieste improvvise di accesso alle abitazioni.
Il meccanismo è ormai collaudato. Si fa leva sulla paura, sull’autorità dello Stato e sulla confusione normativa. Si cita un ministero, si evocano controlli, sanzioni, irregolarità. Poi arriva il passo successivo: la richiesta di entrare in casa, di visionare documenti, talvolta di pagare presunte multe o regolarizzazioni. È in quel momento che la truffa si trasforma in furto, estorsione o peggio ancora in rapina.
Non è un caso che il bersaglio principale restino le persone anziane. Chi non utilizza i social, chi non ha dimestichezza con i canali istituzionali online, chi vive solo. Per questo l’appello del Comune è diretto non solo ai cittadini più giovani, ma anche a figli, nipoti, vicini di casa: avvisate gli anziani, spiegate loro che nessuno del ministero bussa alla porta per controllare i documenti di casa.

Il fenomeno delle truffe porta a porta e digitali è in costante evoluzione. Cambiano i testi, cambiano i pretesti, ma la logica resta la stessa. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di falsi carabinieri, finti tecnici del gas, sedicenti operatori dell’Inps o dell’Agenzia delle Entrate. Ora tocca al Ministero della Giustizia, utilizzato come marchio di credibilità per rendere la storia più convincente.
Il linguaggio è spesso studiato nei dettagli: intestazioni ufficiali, riferimenti normativi vaghi ma plausibili, toni perentori. A volte il messaggio arriva via WhatsApp, altre volte sotto forma di volantino infilato nella cassetta postale. In entrambi i casi l’obiettivo è lo stesso: preparare il terreno a un contatto diretto, creare attesa, ridurre le difese.
La regola da ricordare è semplice: nessun ente pubblico chiede controlli a domicilio in questo modo. Nessun ministero comunica tramite messaggi privati o fogli anonimi. Nessuno manda personale senza preavvisi ufficiali, senza tesserini verificabili, senza passaggi formali. E soprattutto, nessuno chiede di entrare in casa o di consegnare documenti sensibili senza una convocazione chiara.
In caso di dubbi, il comportamento corretto è uno solo: non aprire, non rispondere, non fornire dati e contattare direttamente il Comune, le forze dell’ordine o un familiare. Anche una segnalazione può fare la differenza, perché permette di avvisare altri cittadini e prevenire nuovi tentativi.
L’episodio di Candia Canavese non è isolato, ma racconta bene quanto sia importante una rete di informazione locale. Un post del Comune, condiviso rapidamente, può evitare danni seri. È la dimostrazione che la prevenzione passa anche dalla comunicazione chiara, diretta, senza allarmismi ma senza ambiguità.
Le truffe prosperano sul silenzio e sull’isolamento. Si combattono con l’attenzione, con il passaparola e con una regola che vale sempre: quando qualcosa sembra urgente, minaccioso o troppo “ufficiale” per essere vero, fermarsi è il primo atto di difesa.
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