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20 Gennaio 2026 - 10:18
Falanghina, la coniglietta che ha imparato a fidarsi di nuovo
C’è una storia che non fa rumore, non apre telegiornali e non riempie piazze, ma che dice molto su come una vita fragile possa essere salvata quasi in silenzio. È la storia di Falanghina, una coniglietta arrivata al C.A.N.C. – Centro Animali Non Convenzionali di Torino dopo essere stata sottratta, insieme a un’altra, a una situazione definita inidonea e di grave degrado.
Il recupero è stato possibile grazie all’intervento di un’associazione e al successivo supporto della WEA-F ETS, la fondazione che sostiene le attività del Centro. Due animali, due destini diversi. L’altra coniglia, nonostante le cure, non è riuscita a sopravvivere. Falanghina invece sì. E questo dettaglio, che potrebbe sembrare solo clinico, pesa come una svolta.
Oggi Falanghina sta bene. È una femmina sterilizzata, in salute, descritta da chi la segue come affettuosa, socievole, curiosa. Una presenza viva, che cerca contatto e che sembra aver lasciato alle spalle la sofferenza iniziale. Anche la sua fisicità racconta qualcosa: è di taglia grande, “abbondante”, come viene detto con un sorriso, quasi a sottolineare una vitalità ritrovata.
Dietro queste poche righe c’è però molto di più. C’è il lavoro quotidiano di chi si occupa di animali non convenzionali, spesso dimenticati, meno visibili rispetto a cani e gatti, ma non meno bisognosi di attenzione, cure e rispetto. C’è la fatica delle terapie, delle valutazioni veterinarie, della sterilizzazione, del tempo necessario per restituire fiducia a un animale che ha conosciuto il degrado.
Ora Falanghina è in affido. Non è un dettaglio secondario. Significa che il suo percorso non è finito, ma ha bisogno di un ultimo passaggio decisivo: una casa consapevole, qualcuno disposto a conoscerla, rispettarne i bisogni e accoglierla per quello che è. Non un giocattolo, non un animale “facile”, ma una vita che ha già pagato il prezzo dell’incuria.
La sua storia è fatta anche di ciò che non si vede: dell’altra coniglia che non ce l’ha fatta, del rischio che Falanghina avrebbe potuto fare la stessa fine, del confine sottile tra salvezza e abbandono. Raccontarla non serve a commuovere, ma a ricordare che dietro ogni recupero riuscito c’è una scelta umana, fatta in tempo.
Falanghina oggi aspetta. Non chiede molto: spazio, rispetto, tempo. E qualcuno che sappia vedere in lei non solo una coniglietta grande e affettuosa, ma il simbolo silenzioso di una seconda possibilità.
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