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19 Gennaio 2026 - 10:51
Scontro in diretta su Rai 3, Ranucci risponde a Barbareschi in chiusura di Report e la polemica diventa un caso televisivo
Lo scontro era annunciato, ma la scena finale ha superato le attese. Quella che era iniziata come una polemica televisiva sul mancato passaggio di linea tra due programmi contigui del palinsesto di Rai 3 si è trasformata, domenica sera, in un regolamento di conti pubblico tra Sigfrido Ranucci e Luca Barbareschi, consumato davanti a milioni di telespettatori e immediatamente rimbalzato sui social.
La puntata di Report di domenica 18 gennaio 2026 si è chiusa con una stoccata che ha il sapore della replica definitiva, almeno per ora. Ranucci, prima dei saluti, ha deciso di tornare sulle dichiarazioni pronunciate da Barbareschi la settimana precedente nel suo programma Allegro ma non troppo, andato in onda subito dopo Report. Il conduttore e attore si era lamentato pubblicamente di non essere stato “lanciato” dal programma di inchiesta, ma soprattutto aveva accusato Gian Gaetano Bellavia, commercialista e consulente di Report, di averlo spiato per due anni.
Un’accusa pesante, che Ranucci aveva già definito sui social un «indegno sproloquio», ma che in diretta ha scelto di smontare punto per punto, assumendosi la responsabilità della prima parte della polemica, ma respingendo con fermezza la seconda.
«Si era lamentato che non l’avevamo lanciato. E fin qui è legittimo e gli chiedo anche scusa», ha detto Ranucci guardando in camera. «Il problema è che poi si è lasciato anche andare ad un commento sopra le righe». Il riferimento è diretto alle parole pronunciate da Barbareschi, che aveva parlato di spionaggio, annunciando querele e chiamando in causa direttamente il consulente del programma.
Ranucci non si è limitato alla replica secca. Ha scelto di allargare il campo, spostando il confronto dal piano personale a quello mediatico e informativo. «Questo non è vero», ha affermato con nettezza. «L’errore in buona fede di Barbareschi nasce dal fatto che si è documentato sui giornali sbagliati, quelli del gruppo Angelucci – Il Giornale, Libero, Il Tempo – che hanno orchestrato una campagna di fango nei confronti di Report e del sottoscritto».
Parole che chiamano in causa non solo Barbareschi, ma un intero sistema di narrazione mediatica. Secondo Ranucci, le accuse rivolte a Bellavia sarebbero il frutto di una ricostruzione distorta, basata su articoli che avrebbero strumentalizzato una vicenda ben diversa. Il giornalista ha ricordato come il presunto “spionaggio” sia stato più volte smentito dal diretto interessato e come la storia abbia in realtà origine da un grave episodio subito dallo stesso Bellavia.
«Bellavia denunciò il furto di oltre un milione di file dai suoi archivi», ha spiegato Ranucci, «tra questi documenti con dati su parecchi vip, Barbareschi incluso». Un passaggio chiave, che ribalta la prospettiva: non un consulente che spia, ma un professionista che subisce un furto informatico di proporzioni enormi, con dati sensibili finiti nelle mani sbagliate.
Il chiarimento è diventato, a quel punto, quasi personale. «Vorrei tranquillizzare Luca Barbareschi: nessuno l’ha spiato», ha aggiunto Ranucci. «In quelle carte non c’è nulla di eversivo, se non la lettura dei bilanci dell’Eliseo, teatro tra i più importanti d’Italia, di cui lui è proprietario». Una frase che riporta al centro una vecchia inchiesta di Report, quella sul Teatro Eliseo e sui finanziamenti pubblici ricevuti, andata in onda nel 2022.
Non a caso, subito dopo queste parole, la regia ha mandato in onda un filmato che ripercorreva proprio quell’inchiesta. Un modo per ricordare che il conflitto tra Report e Barbareschi non nasce oggi, ma affonda le radici in un lavoro giornalistico che aveva già sollevato polemiche e minacce di querele. «Ce ne eravamo occupati nel 2022, lo ricorderà perché ci aveva anche minacciato già allora di una querela», ha sottolineato Ranucci, senza alzare la voce, ma con un tono che lasciava poco spazio alle interpretazioni.
La chiusura è stata affidata a una battuta che ha immediatamente acceso il dibattito: «Ora Allegro ma non troppo può cominciare». Una frase che, di fatto, ha rappresentato quel “lancio” tanto contestato, ma trasformato in un gesto ironico e tagliente, capace di ribaltare la polemica iniziale.
La reazione dei social è stata immediata. Su X, ex Twitter, il pubblico si è diviso come spesso accade quando Report entra nel mirino delle polemiche. Molti hanno applaudito la scelta di Ranucci, leggendo nella sua replica una difesa non solo personale, ma del metodo giornalistico del programma. «Finalmente Sigfrido Ranucci ha lanciato il programma di Barbareschi. Con lo stile e la precisione di una palla da bowling che ha fatto strike», ha scritto un utente. Un altro ha rincarato: «Report grande Sigfrido! Ha lanciato il programma di Barbareschi dopo averlo ben bene randellato».
C’è chi ha ironizzato ulteriormente: «Guarda che lancio t’hanno fatto stavolta, Barbareschi», e chi ha trasformato la battuta finale in una consacrazione televisiva: «Sigfrido Ranucci ha appena fatto il miglior lancio della storia televisiva». Non sono mancate, però, le voci critiche, che hanno accusato il conduttore di Report di aver usato la televisione per una resa dei conti personale. «Che basso livello di uomo è Ranucci, vendicarsi di Barbareschi utilizzando la tv per regolare i conti», ha scritto un utente, mentre altri hanno difeso Barbareschi come vittima di un attacco sproporzionato.
Al di là delle tifoserie, la vicenda mette in luce un nodo più profondo: il rapporto tra informazione, intrattenimento e potere mediatico all’interno del servizio pubblico. Report è da anni uno dei programmi più seguiti e più contestati della Rai, spesso accusato di fare un giornalismo “militante”, altrettanto spesso difeso come ultimo baluardo di un’inchiesta rigorosa. Barbareschi, dal canto suo, rappresenta una figura poliedrica, sospesa tra cultura, spettacolo e gestione imprenditoriale, con una lunga storia di scontri pubblici.
Il botta e risposta andato in scena domenica sera ha trasformato una questione di palinsesto in un caso televisivo che va oltre i singoli protagonisti. La scelta di Ranucci di rispondere in diretta, in chiusura di puntata, indica la volontà di non lasciare zone d’ombra, ma anche di rivendicare uno spazio di autonomia editoriale che non accetta accuse ritenute infondate.
Se la querelle si chiuderà qui o avrà nuovi capitoli, è ancora presto per dirlo. Di certo, la frase «Ora Allegro ma non troppo può cominciare» è già entrata nel lessico di questa stagione televisiva, come simbolo di uno scontro che ha messo in scena, senza filtri, il confine sottile tra informazione, polemica e spettacolo.

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