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18 Gennaio 2026 - 10:30
Pietra su pietra, il Ricetto di Borgofranco torna a vivere
Il nucleo più antico di Borgofranco d’Ivrea torna lentamente a riaffacciarsi nel presente. Tra murature che raccontano secoli di storia, vicoli stretti e toponimi che conservano una memoria popolare mai del tutto cancellata, è in corso la rigenerazione della parte sud-est del Ricetto, uno degli ambiti più significativi del patrimonio storico del paese. Un intervento che non nasce per caso, ma che rappresenta l’approdo concreto di anni di studi, ipotesi progettuali e riflessioni urbanistiche sul futuro del centro storico.
Il cantiere interessa un quadrante preciso e denso di significati: Palazzo Marini, Piazza Santo Spirito, la chiesa di Santa Marta, dove riposa il marchese Marini, e l’area compresa tra piazza gen. prof. Luigi Broglio, via Pozzo, via Marini e via Santa Marta, conosciuta da generazioni di borgofranchesi come via Morta. Un nome che non è solo un vezzo linguistico, ma il riflesso di una lunga fase di marginalità urbana, durante la quale questa porzione del Ricetto è rimasta poco vissuta, attraversata frettolosamente, spesso ignorata.
I lavori oggi in corso segnano un cambio di passo. Non si tratta di una semplice manutenzione, ma di un intervento che punta a restituire continuità urbana e leggibilità storica a uno spazio che per decenni è rimasto in una sorta di limbo. Il progetto è firmato dall’architetto Fabrizio Polledro, professionista che negli anni ha già lavorato su temi legati alla rigenerazione e al recupero dei tessuti storici, e che qui ha scelto una linea di intervento misurata, coerente e rispettosa.

Le opere previste comprendono la posa di cubetti in pietra di Luserna, il rifacimento delle guide in lastre della stessa pietra e la realizzazione di un sistema di deflusso delle acque meteoriche, elemento tecnico tutt’altro che secondario in un contesto storico, dove l’assenza di un corretto smaltimento delle acque ha spesso accelerato il degrado delle pavimentazioni e delle strutture. Scelte che guardano alla durata nel tempo e non all’effetto immediato.
A realizzare l’intervento è l’impresa Cogeis di Quincinetto, chiamata a operare in un contesto complesso, dove ogni lavorazione deve confrontarsi con vincoli storici, stratificazioni secolari e una forte identità dei luoghi. Qui il cantiere non è solo uno spazio tecnico, ma un passaggio delicato tra passato e futuro.
Dal punto di vista economico, l’opera è finanziata attraverso i Fondi Europei della programmazione della Regione Piemonte integrata per lo sviluppo e la coesione territoriale FSC 2021–2027, i cosiddetti Fondi di Coesione, con un cofinanziamento comunale pari al 20 per cento. Una scelta che colloca l’intervento all’interno delle politiche europee di rigenerazione urbana, orientate non solo alla conservazione del patrimonio, ma alla sua rifunzionalizzazione in chiave sociale, culturale e turistica.
Questo intervento, però, non rappresenta un episodio isolato. Già negli anni precedenti il Comune aveva avviato studi urbanistici e progettazioni preliminari sul Ricetto, ragionando sulla possibilità di restituire continuità agli spazi pubblici, migliorare l’accessibilità pedonale e valorizzare il sistema delle piazze storiche. Ipotesi che includevano anche il recupero del fossato medievale, nuovi percorsi di attraversamento e una maggiore integrazione tra il Ricetto e il resto del paese.
La rigenerazione della parte sud-est si inserisce così in un disegno più ampio, che dialoga con altri interventi strategici in corso o programmati sul territorio. In particolare, il progetto si collega alla riqualificazione della stazione ferroviaria di Borgofranco d’Ivrea, pensata come nodo di mobilità tra Canavese e Valle d’Aosta, e ai lavori sulla viabilità e sugli spazi pubblici circostanti. Un sistema che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere più fluido il collegamento tra infrastrutture, centro storico e percorsi di attraversamento lento.
Non è un caso che in questi anni si parli sempre più spesso di turismo lento, di valorizzazione dei cammini storici, dei percorsi ciclopedonali e della fruizione consapevole dei borghi. Il Ricetto di Borgofranco, con la sua origine medievale e la sua collocazione lungo assi storici di collegamento, rappresenta un tassello naturale di questo racconto. Rigenerarlo significa anche renderlo nuovamente leggibile e fruibile per chi attraversa il paese a piedi o in bicicletta, per chi arriva in treno e decide di esplorare il territorio senza fretta.
Il Ricetto non è solo un insieme di edifici antichi. È un luogo che racconta la nascita del paese, le sue difese, la vita comunitaria che si è sviluppata nel tempo. Intervenire qui significa affrontare questioni attuali: lo spopolamento dei centri storici, il rischio di musealizzazione, la necessità di restituire funzioni reali a spazi che non possono vivere solo di memoria.
La rigenerazione della parte sud-est va letta proprio in questa prospettiva. Non come risposta definitiva, ma come primo passo concreto di un percorso che dovrà necessariamente proseguire. Un intervento che mette insieme progettazione, risorse europee e una visione urbanistica che guarda oltre il singolo cantiere.
Quando i lavori saranno conclusi, resterà la vera sfida: far sì che questi spazi tornino a essere attraversati, vissuti, riconosciuti come parte integrante della Borgofranco di oggi. Se questo accadrà, allora la rigenerazione non sarà stata solo un’operazione edilizia, ma un atto di responsabilità verso la storia e verso il futuro del paese. Insomma, non una semplice riqualificazione, ma un tentativo concreto di ridare senso e continuità a un luogo che per troppo tempo è rimasto ai margini.
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